Libere uscite

Durante  l’infanzia, uscivo  molto  spesso  da  sola: passeggiavo, andavo  a  fare  la  spesa  in  alcuni  negozi  del  mio  quartiere, mi  muovevo  senza  paura  e  con  sicurezza. Ricordo  che  cominciai  a  fare  tutto  ciò  già  all’età  di  otto  o  nove  anni. Per  la  mia  generazione – e  non  parlo  certo  di  chissà  quanto  tempo  fa – era  un’abitudine  abbastanza  generalizzata: i  genitori  ci  fornivano  alcune  raccomandazioni  di  base, tipo  non  parlare  con  gli  sconosciuti, non  salire  in  macchina  con  nessuno, non  accettare  caramelle  o  altro  da  nessuno  e  avvertimenti  simili. Io, che  ero  sveglia  e  avevo  un  caratterino  già  molto  forte,  ascoltavo  e  poi  uscivo  senza  farmi  problemi. Però  la  società  era  molto  diversa – Modena  stessa  era  molto  diversa.

Io  abitavo  al  quartiere  Buon  Pastore, un’area  residenziale  tranquilla, non  degradata  e  dalla  quale  si  poteva  raggiungere  il  centro  storico  in  un   quarto  d’ora  di  cammino. Quando  io  e  una  mia  amica, ancora  bambine, uscivamo  da  sole, in  realtà  eravamo  comunque  in  compagnia, perché  le  persone  anziane  che  abitavano  nella  nostra  stessa  zona  costituivano  un  involontario  gruppo  di  controllo. Ad  esempio, dopo  aver  fatto  cento  metri  scarsi  di  strada, incontravamo  la  rezdora  che  viveva  in  un  condominio  poco  distante  dal  nostro  e  si  informava  su  cosa  stessimo  facendo  e  dove  stessimo  andando; poi, dopo  altri  cinquanta  metri,  magari  trovavamo  un  umarell  che  ci  fermava  per  scambiare  due  battute; per  non  parlare  poi  degli  anziani  che  stavano  nei  cortili  a  chiacchierare, non  perdevano  di  vista  la  strada  e  i  bambini  che  passavano,  e  non  erano  mai  avari  di  parole  nei  nostri  riguardi. Insomma, erano  persone  che  avevano  un  senso  della  comunità  ormai  inevitabilmente  scomparso, visto  che, nell’arco  di  due  decenni  scarsi, stili  di  vita, valori  e  mentalità  si  sono  profondamente  modificati. Non  m’interessa  farne  un  discorso  del  tipo  allora  si  stava  meglio; non  m’interessa  perché  so  bene  che, in  realtà, per  alcuni  versi  i  bambini  possono  stare  meglio  ora. Penso  però  che,  forse,  quella  libertà  di  uscire  e  di  muoversi  senza  preoccupazioni  in  una  città  tranquilla,  sia  stata  un  piccolo  privilegio.

Poi  mi  viene  da  sorridere  quando  penso  ai  tanti  divieti  cui  sono  stata  sottoposta, divieti  spesso  privi  di  senso  e  che  a  volte  mi  hanno  anche  penalizzata, come, ad  esempio, il  non  poter  uscire  di  sera  durante  l’adolescenza  e  anche  oltre. Insomma, tanti  divieti  durante  l’adolescenza  ma  piena  libertà  di  andare  a  spasso  per  la  città  quando  ero  molto  piccola. Ognuno  interpreti  come  vuole  questo  tipo  di  educazione. Io  la  considero  un  po’   incoerente, ma  tant’è: questa  è  stata  e  non  posso  modificarla. Qui  sotto, un’immagine  di  Viale  Buon  Pastore:

buon  pastore

(La  foto  è  di  Alessandro  Po  e  proviene  da: http://members.shaw.ca/raising/Modena.photos.htm)