Il vento di luglio

 

 

 

 

 

 

Mi sono alzata così, questa mattina, col vento che agitava le tende alla finestra e con gli alberi inquieti, mossi – gli alberi, gli alberi come se parlassero.

È stato un bel regalo per il mio compleanno. A luglio, infatti, il vento e il cielo opaco spezzano la monotonia del sole troppo arrogante, lasciando intravedere una metamorfosi. Il vento è allora un augurio, una speranza, una possibilità improvvisa, forse persino un presagio.

Il vento è l’estate che abbraccia i ricordi e che, di nascosto, prepara il tempo che verrà.

Di sera, il temporale

E così, stasera, guardo il temporale. In passato ho sempre sperato che, prima o poi, in un 3 luglio qualsiasi, potesse piovere. Perché il 3 luglio è il giorno del mio compleanno e di pioggia, che io ricordi, non ne ho mai vista. Naturalmente la giornata è stata afosa, ma dopo le venti e trenta qualcosa è cambiato. Qualche debolissimo tuono, in lontananza, ha narrato la storia di un temporale in arrivo; così, sono andata sul balcone della cucina, quello da cui si vede la Ghirlandina in lontananza. E ho atteso. Ho atteso mentre il vento abbracciava gli alberi sulla strada e poi li scuoteva; ho atteso con pazienza mentre le luci dei lampi si rincorrevano incerte. Poi, dopo molto tempo, un tuono ha finalmente annunciato il temporale e l’acqua ha cominciato a scendere, a cadere impetuosamente, unica padrona della via ormai vuota.

Non me ne sono andata. Sulla soglia della porta-finestra ho continuato a guardare questo spettacolo, una confusione di acqua e di cielo arrabbiato. E, mentre ora sto scrivendo, continuo a guardare la pioggia, a sentire il suo rumore sulle inferriate del balcone, a osservare le automobili in lontananza – poche, lente, quasi insicure.

Ho una grave mancanza: ora non so descrivere ciò che provo o, forse, non voglio. Ma so che mi piacerebbe trovarmi in un altro tempo, in un altro momento, in un altro 3 luglio – un 3 luglio di molti anni fa – ad ammirare lo spettacolo di un temporale davanti a me, con un cielo immenso proprio sopra di me.

Incrinature

cupo

In  queste  giornate  luminose  e  miti, alcune  persone  tornano  con  il  pensiero  ad  altre  estati,  pervase  da  sogni, passioni  ed  emozioni  irripetibili. Questi  ricordi  spesso  sono  utili  per  recuperare   energie, colori  e  sapori  che  inevitabilmente  scompaiono  nella  frenesia  dell’età  adulta, quando  l’estate  diventa  una  stagione  come  le  altre  e, a  tratti,  persino  opprimente.

A  volte, però, il  viaggio  della  mente  in  un  passato  che  non  potrà  più  tornare  cela  anche  altro: una  mancanza, un’incrinatura, un’insoddisfazione, una  zona  d’ombra. Si  cerca  faticosamente  di  recuperare, almeno  col  pensiero, la  vitalità  gioiosa  dell’adolescenza  o  perché  qualcosa  non  è  andato  come  doveva, o  perché  quella  stagione  è  durata  troppo  poco,  o  perché  certi  sogni  sono  irrimediabilmente  svaniti  sotto  il   peso  dell’accadere  quotidiano. Questo  non  significa  necessariamente  infelicità: serenità  e  malinconia, allegria  e  stanchezza, entusiasmo  e  pacatezza  possono  infatti  convivere, creando  un  mosaico  d’intense  emozioni.

Oggi  è  il  giorno  del  mio  compleanno. Stranamente  il  cielo  sta  diventando  un  po’  grigio  e  il  caldo  è  sopportabile. Per  lungo  tempo   ho  sperato  che, prima  o  poi,  arrivasse  un  tre  luglio  diverso, senza  troppo  sole, senza  afa, senza  la  solita  perfetta  luminosità. Un  tre  luglio  con  qualche  incrinatura, insomma, con  qualche  suggestiva  sfasatura, proprio  come  certe  esistenze. E  finalmente  sono  stata  accontentata.

I tre anni del blog


Il 12 gennaio questo blog ha compiuto tre anni. Non ero sicura di volerne parlare e non lo sono neppure ora, mentre ne sto scrivendo. Sembra assurdo, eppure è così e non so spiegarlo razionalmente. Tuttavia, nonostante i dubbi, prevale in me il desiderio di soffermarmi su quest’argomento perché tre anni di vita, per un blog aggiornato con costanza, non sono pochi.

Oltre il cancello nacque come blog d’intrattenimento: volevo creare uno spazio in cui divertirmi e far divertire, con tutti gli enormi limiti del caso, i coraggiosi che l’avrebbero frequentato. In tale prospettiva, non è mai stato un blog di tipo personale, almeno non interamente o non nei modi in cui in genere s’intende un blog personale. Io non ho mai parlato in maniera esplicita e dettagliata di me stessa e della mia vita; le volte in cui ho concentrato l’attenzione su di me, l’ho fatto sempre in maniera obliqua, un po’ sfuggente e senza insistere troppo, attraverso brevi indizi, deboli tracce e vaghe suggestioni.
Tutto ciò è frutto di una scelta consapevole, volta a far emergere sentimenti sopiti e a provocare emozioni nei lettori, lasciandoli liberi d’interpretare molti post in maniera personale. Per questo tendo a mettermi un po’ da parte, ossia a parlare di me come se stessi tratteggiando una figura umana parzialmente celata da una fitta nebbia. Poi, in realtà, amo moltissimo i blog in cui le persone si raccontano in maniera esplicita; ma Oltre il cancello nacque così e penso che forse così resterà.

Se questo blog esiste il merito è anche di chi lo legge. Sapere che tanti perdono un po’ del loro tempo qui è una sensazione particolare, che infonde calore. A tutti i lettori, quindi, va il mio più sincero ringraziamento per la loro preziosissima presenza. Da parte mia, ho intenzione di continuare a scrivere.