Estate, cielo e mutamento

Forse è un bene che oggi il cielo sia distratto, l’azzurro scomparso sotto il peso di un colore indefinito. L’estate ha deciso di riposarsi un poco, dormire qualche ora per tornare a splendere radiosa.

Forse è un bene, dicevo, perché s’intravede la possibilità del mutamento. Dell’estate, infatti, molti amano le certezze, quello sfolgorio quotidiano di luce indomita e il brillare degli alberi al sole, giorno dopo giorno, come a proseguire in eterno. Così, il cielo riluttante e sbiadito di un pomeriggio di luglio qualsiasi ci racconta che persino l’estate, prima o poi, sarà costretta a oltrepassare l’orizzonte.

Oggi pomeriggio

No, non sta nevicando. Oggi pomeriggio, dopo una mattina moderatamente soleggiata, il cielo è stato opaco, senza colore, quasi un’assenza. Ma a gennaio capita di sognarla, la neve, d’immaginarla cadere fitta, senza esitazioni, assoluta padrona del mondo – e noi in casa, a guardarla dietro a una finestra, avvolti dall’ambiguo silenzio dell’inverno.

Giornate di ottobre

Le giornate di ottobre, quelle vere, sono un capolavoro di elusività. Il cielo incolore e immobile sembra temporeggiare annoiato, come fosse esausto, incapace di scelta, o soltanto impigliato in un’attesa colma d’inafferrabili tensioni. Le foglie cadono e i viali cominciano a mutare colore – macchie dorate sull’asfalto, ad ammorbidire la spietatezza di strade troppo monotone e affrante per fingere compassione.

Le giornate di ottobre, quelle vere, sono un capolavoro di fiochi richiami, di preziosi ricordi – e quei pomeriggi, quei pomeriggi di tanti anni fa, quando l’autunno ci avvolgeva ancora di sogni e di calore, come a non voler finire, come a non voler sapere.

Scorrono le ore

primavera 2

Misterioso  grigio  perla,  mentre  il  pomeriggio  corre  lento  verso  la  sera. Quasi  taglienti, nella  loro  limpidezza, certi  pensieri, certi  volti, certi  non-detti. Il  mosaico  è  quasi  terminato: ogni  colore, ogni  frase, ogni  suggestione  ha  trovato  il  suo  posto. Eppure  è  maggio, eppure  è  primavera, eppure  bisogna  sorridere. Scorrono  le  ore  e  tutto  muta  e  tutto  resta  uguale.

Oltre

Non  importa  il  colore  spento  di  queste  strane  giornate  di  primavera, inquiete  e  troppo  fredde; non  importa  il  cielo  volubile  e  scostante. Importano  soltanto  i  campi  invasi  dai  fiori  e  il  rosa  tutt’intorno:  il  rosa  nella  fantasia  che  vola  oltre  il  tempo  e  lo  spazio,  a  dispetto  della  pioggia  e  dei  ricordi.

 

(L’immagine  è  tratta  da  qui)

Festa e fantasia


C’è il trenino instancabile che percorre le vie del centro con meticolosa regolarità e ci sono i mercatini: niente di spettacolare, ma senz’altro sufficiente a regalare un po’ di colore al mese di dicembre.
Abitare in centro storico, in una di queste case tutte attaccate le une alle altre, è un privilegio nel periodo natalizio perché, nonostante il clima rigidissimo e le giornate brevi, non ci si sente mai soli: basta guardare attraverso i vetri d’una finestra per vedere luci e persone e negozi aperti.

L’immagine che apre questo post mostra però una realtà del tutto differente: un incanto sospeso in una dimensione senza tempo, un sogno e una fantasia segreta. La casa splende di luce e arde di calore, nessuna stanza è costretta al buio e il cielo è addirittura percorso da delicati toni di rosa: sono tutti ottimi presagi, sono segni di speranza, sono doni lasciati a chiunque sappia coglierli.

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.

Dolce novembre


Una giornata brumosa e, a tratti, molto silenziosa, bagnata da una pioggia muta perché il cielo non vuole mostrare la sua sofferenza. Bisogna allora ringraziarlo per questa compostezza, per questo sommesso riguardo, per tanto pudore. Forse bisognerebbe, talvolta, prendere esempio da novembre, che sa essere profondamente malinconico eppure dolce, gelido ma anche mite.

Novembre non è mai esibizionista e non cerca strani espedienti per catturare l’attenzione. Quando è triste piange, ma trova sempre il modo di pronunciare una parola dolce, di accarezzare chi ne ha bisogno e di lasciare intorno, quasi con noncuranza, qualche colore vivace per spezzare l’oscurità dei pomeriggi troppo brevi. Novembre fa questo perché è generoso, nonostante il destino gli imponga il freddo e le ombre e l’umidità del mattino. Novembre si sforza di resistere, contro tutto e contro tutti, e noi forse dovremmo essergliene grati.

(L’immagine è tratta da: http://digilander.libero.it/gengiska/nebbia/10996767bruma.jpg)

Belle e buone

zucca
È la notte più spaventosa dell’anno o almeno dovrebbe esserlo secondo la tradizione. Tale tradizione, però, non ci appartiene ed è stata importata soprattutto per ragioni commerciali.
Secondo il quotidiano La Stampa, dieci milioni di persone, oltre otto milioni di bambini e adolescenti e almeno due milioni di adulti, festeggeranno Halloween, la «notte delle streghe» tra il 31 ottobre e il primo novembre. Una cifra in aumento del 3% rispetto allo scorso anno.
Feste, balli, travestimenti e altro ancora: Halloween è insomma una buona occasione per divertirsi.

Io non festeggio, non mi travesto, non danzo e non m’impegno in nessuna attività simile. Tuttavia ho esposto in casa la mia zucca personale per il semplice fatto che amo le zucche in genere. Amo il loro colore che sa d’autunno e la loro forma rotonda e “panciuta” che invita al buon umore. Le zucche, infatti, m’infondono tanta allegria.
Poi, quando domani ottobre ci saluterà per tornare a farci visita fra un anno, io mangerò i ravioli di zucca che sono una vera squisitezza. 🙂

(Foto tratta da: http://www.latelanera.com/halloween/ricettehalloween.htm)