Pettinature imbarazzanti

Alzi  la  mano  chi  non  ha  mai  patito, da  infante, autentiche  violenze  alla  propria  capigliatura, violenze  perpetrate  da  genitori  e  parrucchieri  ‘disinvolti’  e  insensibili. Io  ricordo, ad  esempio, lo  stato  in  cui  ridussero  una  mia  povera  cugina: le  tagliarono  i  capelli, che  aveva  folti  e  belli, fino  alle  orecchie; però, da  un  lato  i  capelli  le  scendevano  sulle  orecchie  piatti, mentre  dall’altro  avevano  un  orrido  rigonfio, tutto  sporgente  all’infuori,  che  la  faceva  sembrare  pazza. Comprensibili, dunque, i  suoi  molti  pianti  dopo  l’infausta  seduta  da  quel  parrucchiere  sciroccato.

E  che  dire  della  pettinatura  in  stile  Napo  Orso  Capo? Eccola:

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A  un  mio  amichetto  d’infanzia, dotato  di  tanti  bei  capelli  ricci  e  scuri, fecero  un  taglio  un  po’  spregiudicato  ottenendo  proprio  una  pettinatura  del  genere. Il  poverino, dopo  essere  stato  ridotto  in  simili  condizioni, si  chiuse  in  una  sorta  di  mutismo  per  almeno  una  settimana, mentre  genitori  e  parenti  lo  accusavano  persino di  avere  un  brutto  carattere  perché  troppo  taciturno. Come  si  suol  dire, becco  e  pure  bastonato.

E  ora, qualche  pettinatura  orrida  per  adulti:

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Anche  sforzando  parecchio  le  meningi, non  si  riescono  ad  afferrare  i  reconditi  motivi  per  i  quali  bisognerebbe  andarsene  in  giro  conciate  in  questo  modo.

D’altra  parte, al  peggio  non  c’è  mai  fine:

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La  pettinatura  in  cespuglio-style  pare  poco  adatta  alle  comuni  giornate  di  lavoro, anche  se  forse  ha  il  vantaggio  di  poter  essere  utile  nella  stagione  fredda, perché  riscalda  le  orecchie. E  vi  pare  poco?

Ma  perché  non  rivolgerci  ai  cosiddetti  trend  del  momento? Pare  che  questa  sia  una  tendenza dell’inverno attuale:

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E  se  questa  roba  è  di  tendenza, preferisco  senz’altro  essere  fuori  moda. L’unico  discutibile  vantaggio  di  questa  specie  d’acconciatura  è  la  possibilità  che  offre  a  qualche  smarrito  volatile  di  eleggerla  a  proprio  nido.

E  voi  che  ne  dite?

Di capelli e strani odori

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La  signora  C., quella  che, nel  condominio  in  cui  abitavo  durante  l’infanzia, aveva  un  nipotino  simpatico  e  un  marito  molto  paziente  e  mite, una  volta  convinse  mia  madre  a  portarmi  dalla  sua  parrucchiera  di  fiducia. Io  avevo  sei  anni, una  folta  massa  di  riccioli  castani  scuri  e  nessun  desiderio  di  affidarmi  a  una  parrucchiera. Però  non  si  trattava  di  tagliare  la  chioma, alla  quale  ero  molto  affezionata, ma  di  fare  la  cosiddetta  messa  in  piega; pertanto, sebbene  un  po’  riluttante  e, come  al  solito, con  l’aria  imbronciata, mi  adattai  a  seguire  mia  madre  e  la  signora  C.

La  parrucchiera  di  fiducia  della  signora  C.  stava  in  estrema  periferia, al  quartiere  Madonnina, che  raggiungemmo  dopo  un  lungo  viaggio  in  autobus. Durante  il  percorso, nonostante  i  miei  sei  anni, pensai  che  non  valesse  la  pena  fare  quel  lungo tragitto  per  una  messa  in  piega. Comunque, una  volta  giunte  in  loco, fui  acchiappata  dalla  parrucchiera  che, dopo  avermi  lavato  la  testa, mi  riempì  inutilmente  di  bigodini. Terminato  il  rito  e  asciugati  i  capelli, tornammo  a  casa. Ma  durante  il  viaggio  di  ritorno, sull’autobus  pieno  di  passeggeri, mi  trovai  letteralmente  schiacciata  fra  due  uomini. Fu  così  che, nell’ingenuità  dei  miei  sei  anni, urlai  forte  senza  vergogna: “BASTAAAA! MI STATE  ROVINANDO  LA  MESSA  IN  PIEGA!”. La  signora  C. cominciò  a  ridere  senza  riuscire  a  fermarsi, tanto  che  le  vennero  le  lacrime  agli  occhi. E  dopo, a  distanza  di  anni, ogni  tanto continuò  a  ricordarmi  quell’episodio.

A  dire  il  vero, ne  combinai  anche  un’altra  e  sempre  con  la  mitica  signora  C.  presente. Un  giorno  eravamo  sul  sei  barrato, un  filobus  che  collegava  il  nostro  quartiere  al  centro  storico. Avevo  sei  anni, era  l’ora  di  punta  e  mi  trovai  schiacciata  da  un  signore  piuttosto  alto, o  almeno così  mi  sembrò. Ebbene, il  cappotto  di  costui, la  cui  parte  posteriore era  spiaccicata  senza  pietà  sulla  mia  faccia, non  aveva  un  buon  odore, anzi; così, stanca  a  causa  della  folla  e  non  potendone  più  del  fetore  allegramente  attaccato  al  mio  naso,  gridai  forte: “CHE  PUZZA!CHE  PUZZAAAA!”. Mia  madre, intimandomi  di  tacere, mi  fece  scendere  alla  prima  fermata  disponibile,  avendo  visto  che  ero  irritata  e  ormai  incontenibile; ovviamente  la  signora  C.  ci  seguì  ridendo  a  crepapelle.

All’orizzonte


Nonostante la pioggia è giugno e, in questa salutare pausa del primo pomeriggio, la mia mente libera e bizzarra sta correndo altrove, fra dorati campi di grano e fiori di tutti i colori.
Il sole che divora quei prati brucia dentro di me e mi rende serena; mi sembra persino di sentire il vento fra i capelli e di avvertire la presenza di qualcuno laggiù, all’orizzonte, dove il campo si unisce al cielo in un abbraccio infinito. Qualcuno che mi sta aspettando e non so perché.