L’invasione dei monopattini: caos e perplessità

Ebbene sì, anche a Modena è tutto un fiorire di monopattini ovunque: sulle strade, sulle piste ciclabili, sui viali pedonali; e sono monopattini guidati con eccessiva disinvoltura, spesso a velocità troppo sostenuta. Spuntano numerosi come le offerte farlocche dei supermercati e le truffe via web: ti arrivano quasi addosso davanti ai semafori, te li ritrovi dietro la schiena mentre guardi una vetrina, compaiono inaspettati mentre tenti di attraversare la strada. E li parcheggiano ovunque, addirittura in mezzo alle strade, con le conseguenze che tutti possono immaginare.

Io sono favorevole alle iniziative utili a limitare il traffico automobilistico, ormai insostenibile e molto stressante; però l’introduzione del monopattino selvaggio mi lascia molto perplessa. Lo so, i mutamenti creano sempre disagi e richiedono tempo per essere assorbiti e accettati; inoltre forse sto invecchiando e quindi fatico a capire il nuovo che avanza. Però i monopattini non mi convincono, almeno per ora. Chissà, magari in futuro cambierò idea. E poi ammetto di non essermi sforzata in lunghe, profonde riflessioni sulla loro utilità, perché preferisco impiegare i neuroni per altri scopi. Posso dire di essere stata quasi investita da un ragazzo in monopattino, all’inizio di Corso Canal Chiaro, cioè all’inizio del centro storico: il giovinetto ha fatto una manovra un po’ azzardata al semaforo e, volendo svoltare, è arrivato quasi a planarmi addosso. Non ci è riuscito soltanto perché mi sono spostata in fretta.

Una cosa devo ammetterla: mi dispiacerebbe molto cadere a terra, sbattere violentemente la testa e morire per un monopattino. Sarebbe davvero umiliante lasciare questa valle di lacrime così, per colpa di un oggetto simile. 😁

Movida in centro storico

Chiedo sommessamente: ma è davvero indispensabile darsi alla movida con estrema disinvoltura, come se niente fosse accaduto? Lo so, è un discorso impopolare; lo so, i giovani e le giovani hanno bisogno di divertirsi, di stare insieme e di strillare in gruppo. Lo so, sono stata adolescente e gggggiovane anch’io, e mi sentivo come un torrente in piena.

Però qui si rischia grosso, perché la pandemia non è scomparsa, ma permane allegramente e in silenzio accanto a noi, pronta a scatenarsi in ogni momento. Non bisogna rinunciare agli svaghi e alle amicizie; però sarebbe saggio gettarsi nella socialità più spinta con maggiore prudenza. Bastano piccoli accorgimenti, come ad esempio evitare di stare tutti appiccicati.

(L’immagine proviene da: http://www.modenatoday.it/attualita/controlli-centro-movida-sera-22-maggio-2020.html)

Riemergo

Inizio  a  scrivere, compongo  alcune  frasi  e  poi  mi  fermo  e  cancello. Riparto, riprendo  a  scrivere, cambio  argomento, procedo  per  alcune  righe  e  poi  mi  fermo  e  cancello  di  nuovo. Ricomincio  per  la  terza  volta  ma  purtroppo  il  copione  resta  il  medesimo: scrivo, mi  fermo  e  cancello. Sono  cose  che  capitano. Riemergo  da  una  settimana  molto  difficile, attraversata  da  malanni  e  stanchezza,  e  forse  non  sono  abbastanza  lucida. Allora  è  più  saggio  desistere  e  magari  dedicarsi  a  qualche  piccolo  piacere  tipicamente  invernale:

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A  presto. 🙂

Di un’altra stagione

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Sono  stati  giorni  bizzarri, un  rincorrersi  di  sole  e  di  pioggia  a  dipingere  una  stagione  indefinibile, un  assurdo  groviglio  di  primavera  e  d’autunno  al  quale  è  impossibile  dare  un  nome.

Ieri, dopo  la  luminosità  del  mattino, l’oscurità  improvvisa: non  si  è  trattato  del  monotono, insistente, uniforme  grigiore  di  tante  giornate  invernali, ma  di  quel  repentino  mutamento  d’atmosfera  tipico  del  periodo  primaverile, quando  la  luce  scompare  in  un  attimo  travolta  con  prepotenza  dal  malumore  del  tempo  e  colora  il  pomeriggio  di  nero, come  capita  durante  certi  acquazzoni. Ma  l’opprimente, insidiosa  umidità  e  il  freddo  della  notte  sono  tratti  tipici  dell’autunno, e  allora  febbraio  diventa  un  caos, si  trasforma  in  un  mese  privo  d’identità  o  forse  soltanto  desideroso  d’inventarsi  una  nuova  stagione: primavera-autunno  o   autunno-primavera, abbraccio  d’umori  e  toni  differenti, incomprensibile  scontro  di  diverse  ambiguità.

I  capricci  primaverili  insieme  all’enigmatica  profondità  dell’autunno  impongono  una  riflessione, un  ripensamento, uno  sguardo  diverso: si  avverte  il  desiderio  di  chiudersi  in  casa  a  lungo  e  poi  di  uscire  e  poi  di  dormire. Ci  si  sente  giovanissimi  e  incredibilmente  vecchi  a  un  tempo, si  vorrebbe  correre  ma  anche  fermarsi, si  vorrebbe  gridare  di  gioia  ma  anche  tacere. Talvolta  si  sogna  l’oblio, ogni  tanto  la  fantasia  afferra  prati  in  fiore; ma  scende  la  notte, le  voci  si  attutiscono  e  i  pensieri  restano  avvolti  dalla  prudenza  del  silenzio.

Evasione

montagna  estate

In  queste  giornate  afose, la  città  diventa  uno  squallido  caos  di  grigio  e  di  odori  molesti, uno  spazio  ostile  e  monotono, una  prigione  malsana  da  cui  evadere. E  allora  si  sogna: montagne, prati, fiori, laghi, spazi  immersi  nel  silenzio  e  percorsi  da  un  vento  leggero, complice  di  lunghi  riposi  pomeridiani, di  riflessioni  calme, di  conversazioni  intelligenti, di  amore  per  il  presente. E  tutto  senza  turbamenti.

C’è  un’infinita  dignità, un’aristocratica  bellezza  senza  tempo  nelle  montagne  accarezzate  dal  sole  di  luglio.

Pensieri liberi e forse inutili (III)


Avrei voluto scrivere un post sulla Befana, ma poi ho lasciato perdere. In seguito avrei voluto scrivere una riflessione sul mio insano desiderio di risolvere sempre ogni questione, di cancellare le oscurità e i dubbi che spesso avvolgono fatti e persone, ma poi ho compreso che oggi è meglio per me evitare di elaborare post. Mi sento stanca e annoiata, forse per colpa di tutte queste feste che hanno creato un po’ di caos nel ritmo delle mie giornate. Ho sonno ma non riesco a dormire, ho fame ma non ho fame, ho sete ma non ho sete, vorrei scrivere ma nel contempo non desidero farlo, vorrei leggere ma non desidero applicarmi. In sintesi: oggi sono un disastro totale – che vergogna!- e quindi termino qui, con la speranza di tornare in me stessa, fresca, attiva e razionale, entro domani mattina. 😀

(In foto, Via Farini dopo la nevicata del 18 dicembre)

Certi momenti


Sono tanti gli argomenti di cui potrei scrivere: ho varie bozze già pronte che aspettano soltanto di essere completate. Eppure oggi non riesco. Capitano giorni così, giorni nei quali il bisogno fondamentale è quello di pensare in libertà, di lasciare che ricordi, immagini e suggestioni si rincorrano senz’ordine, si sovrappongano e formino un caos apparentemente ingovernabile. Capita che non ci si voglia impegnare a conferire ordine al caos, capita che ci si lasci trasportare dalla corrente senza poter reagire.
Oggi mi sento come gli alberi della foto: ferma sotto un cielo grigio, inerte. Non è un’immagine accattivante, lo so, però è sincera. Capitano momenti di debolezza e occorre accettarli. Io poi non so fingere mirabolanti entusiasmi quando non li provo.
Ma intanto ho cambiato il template del blog. 🙂

Dal caos dell’anima

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Da un frammento di ricordo a un’interminabile catena di pensieri. A volte capita così, in maniera improvvisa: emozioni sopite o dolorosamente represse emergono con prepotenza in seguito a un evento apparentemente insignificante, provocando un terremoto di sensazioni indescrivibili, unite in un caos sconvolgente eppure unico.
Questi sono i momenti in cui occorre ascoltare attentamente la propria anima, per comprendere la verità su se stessi e sui propri desideri. Per cercare di non tradirsi.