Pioggia di luglio

La pioggia, e il suo canto sui tetti, e il suo crepitio frenetico sui vetri delle finestre stanche, è il passato che abbraccia il presente, il ritorno inatteso di altre strade e altri giorni, scomparsi, per sempre sfaldati oppure eterni – sarà il tempo a raccontarlo.

È che la pioggia estiva, e il cielo che d’un tratto si oscura, giustifica la nostra assenza, quell’esserci per forza, quel trovarsi dentro e fuori nello stesso istante, disorientati ma fermi.

È che la pioggia di luglio oltrepassa la tua essenza, e allora lo sai – diventa una certezza – che nulla conta se non quel sentire attraverso; e sono le gocce che cadono, e tu che non sai rispondere.

Grazia di primavera

Ci si sveglia sotto un cielo scialbo – ma non esiste il cielo; e la pioggia, la pioggia primaverile, quella trasparente – si stenta a indovinarne la presenza. La grazia di aprile è tutta qui, nel canto delle foglie bagnate, lungo i viali che non osano parlare – le voci sono niente.

Noi c’incontriamo sotto gli alberi – e dimmi che è vero.

Pioggia di fine estate

Arriva  dopo  un’attesa  estenuante, mentre  guardiamo  il  cielo  immobile, impazienti  e  stanchi. Arriva  e  il  suo  canto  è  vita  che  finalmente  torna. E  allora  piove  sui  campi  stremati  dall’afa, piove  sui  fiori  riconoscenti  e  sereni, piove  sulle  case  silenziose  e  stupefatte, piove  sugli  alberi  quieti  e  commossi. Piove, mentre  il  pensiero  corre  al  lento  declino  dell’estate, al  suo  sfaldarsi  adagio  di  fronte  all’avanzare  di  un’altra  stagione, di  un  altro  tempo – e  di  pensieri  più  puri, oltre  l’arcobaleno.

Di pioggia e nostalgia

pioggia

Mentre  stiamo  rapidamente  camminando  incontro  all’estate, avverto  un  po’  di  nostalgia  per  quei  bellissimi  passaggi  tra  il  pomeriggio  e  la  sera  che  caratterizzano  il  mese  di  aprile. Quei  passaggi  in  cui, verso  le  venti, la  luce  obliqua  sembra  accarezzare  ogni  cosa  con  una  profondità  particolare, come  se  volesse  aprirsi  un  varco  nella  nostra  anima  per  suggerirci  l’ignoto, l’inconfessabile – un  segreto  che  nessuno  mai  potrebbe  o  vorrebbe  rivelarci. A  giugno, niente  di  tutto  ciò  è  possibile.

Adesso, però, dopo  una  giornata  di  sole  splendente, è  arrivata  la  pioggia. Mentre  sto  scrivendo, avverto  il  suo  canto  sulla  strada – voce  suadente, messaggera  di  pace, di  silenzio, di  profondità. Sono  felice  della  sua  compagnia, felice  che  abbia  spezzato  questo  tardo  pomeriggio, perché  c’è  sempre  un  velo  di  mistero  nella  pioggia  che  compare  d’improvviso, insistente  e  decisa, quasi  fiera  di  aver  travolto  l’immota  luminosità  dell’inizio  di  giugno.

Il cambiamento


Non è facile abituarsi, perché il cambiamento è radicale. Certi colori sono definitivamente scomparsi, certi pensieri sono freddi come il ghiaccio, e alcune parole sono venute meno per lasciare spazio a interminabili silenzi.
Capita di riconoscersi a stento, di guardare al proprio passato scorgendo i tratti confusi di un altro io, ormai sepolto per sempre sotto il peso del tempo trascorso.

Non è facile abituarsi, ma occorre farlo. Allora, con infinita pazienza, si osserva l’orizzonte ritrovando la calma. In fondo, è un’altra primavera: si guarda il cielo, si scorge l’azzurro e si ascolta il canto del vento, affettuoso e discreto come pochi.
I fiori, muti compagni di quiete ore solitarie, sanno ogni cosa e comprendono.

(Nell’immmagine, il dipinto Signora in terrazza di Cristiano Banti)