Eccomi

labrador

L’afa, che  ha  riacceso  la  mia  fortissima  antipatia  per  il  mese  di  luglio, e   tanta  stanchezza   sono  i  motivi  che  mi  hanno  indotta  a  evitare  di  scrivere  sul  blog  per  alcuni  giorni. Ma  adesso  riprendo  a  postare  regolarmente. Intanto,  buona  giornata  a  tutti  con  una  notizia  bella  e  commovente: un  cane  in  aiuto  dei  malati  di  Alzheimer.  🙂

Strani doni


Com’è tradizione di questo blog, ogni tanto spezzo l’atmosfera dedicandomi alle sanissime sciocchezze. Oggi alcuni amici mi hanno chiesto di parlare, se possibile, dell’argomento regali orrendi ricevuti a Natale, ricordando che avevo già scritto qualcosa in proposito. Ebbene, accolgo volentieri la richiesta citando alcuni doni di cui abbiamo riso nella sezione privata di un forum che frequento. In corsivo i miei commenti.

– Maiale rasta che canta. Perché?

– Maiale di marzapane che regge una finta mini-bottiglia di spumante. Elegante.

– Uno spremi-dentifricio azzurro. Spremere il dentifricio con le mani è troppo difficile, si sa.

– Una donna felicemente agnostica ha ricevuto in regalo, da parte della premurosa suocera, un rosario per pregare. Il messaggio è chiaro: tentativo di far tornare la pecorella smarrita all’ovile.

– Simpatico cane di peluche con grandi orecchie cascanti. Tale bestia canta e, mentre lo fa, alza pure le orecchie. 😕

– Calzettoni lunghi da casa, tutti rosa con due peluches azzurri a forma di teste d’ippopotamo. Tali teste sbucano fuori più o meno all’altezza della caviglia. Giusto per essere sobri, via.

– Un paio di scaldamuscoli spessi, grossi, ruvidi, 100% acrilico, a grandi righe grigie. Nostalgia anni Ottanta?

– Portachiavi lungo 20 cm, con catene di finte perle, lustrini e palle di pelo grandi quanto un pugno. Nota particolare: arrugginito. Un riciclo venuto male, insomma.

– Un guinzaglio con museruola, ma uno di quelli che si reggono da soli. In breve, per fingere di avere il cane invisibile. Passeggiarci in centro, nell’ora di punta, dev’essere il massimo.

– Nello stesso pacchetto, un paio di forbici e un deodorante al kiwi. Non capisco il nesso fra i due oggetti, ma tant’è.

– Una versione in miniatura della bara di Tutankhamon, con dentro piccola mummia avvolta nel panno bianco. Si sa che le bare rallegrano il Natale.

Le due sorelle


Tutto tace e allora è facile pensare. Un muro rosa, una finestra chiusa, i fiori in attesa: chissà perché evocano in me ricordi d’infanzia e d’una casa che non m’apparteneva.

Il giardino era abbastanza grande, circondato da alberi e protetto da una lunga rete verde, mentre la sobria villetta aveva una grazia indefinibile. Il cane si chiamava Kim ed era tremendo. Neppure io, che amavo gli animali, riuscivo ad avere simpatia per lui perché non faceva altro che abbaiare minacciosamente quando qualcuno, uscendo dal palazzo, era obbligato a passare davanti a quella rete. Era un cane antipatico perché il suo compito era soltanto quello di difendere la villetta, il giardino e le due sorelle che vivevano lì.

Le due sorelle…Da un po’ di tempo il loro ricordo sfiora la mia mente spesso, facendomi sussultare. Mi sovvengono i loro visi come avvolti da una nebbia che ne confonde i lineamenti: è la nebbia dei tanti anni trascorsi, è una nebbia che mi colpisce e che talvolta mi commuove.
Quando le due sorelle invadono i miei pensieri chiedendo di essere ricordate, affiorano immagini di giornate autunnali malinconiche e lente, della strada silenziosa percorsa dal vento, delle foglie morenti sull’asfalto. Poi rivedo i loro sorrisi e resto incantata.

Le due sorelle erano così, creature differenti. Sembravano provenire da un altro mondo. La loro cortesia era immutabile e i loro sorrisi non conoscevano ombre. Erano sorrisi che nascevano dal cuore, riflesso d’una gentilezza d’animo priva d’incrinature. Per me, che, sebbene bambina, comprendevo con estrema facilità chi era falso e chi era sincero, quelle due donne rappresentavano un enigma. Avvertivo la loro bontà, ma all’inizio quasi non volevo credere a ciò che vedevo perché non ero abituata a tanta grazia, a tanta luminosa serenità e costante dolcezza.
Non vi era mai neppure un velo di diffidenza e di malizia nei loro sguardi, non vi era mai nulla che interrompesse quella soave benevolenza che le rendeva uniche.

Sembra strano che, dopo tanti anni, tante esperienze e tante conoscenze, la mia mente torni a loro, che altro non furono se non vicine di casa con le quali non ebbi mai rapporti stretti. Eppure non posso farne a meno perché, né prima né dopo, ho mai incontrato volti così. Quei sorrisi radiosi, perenni primavere colorate di rosa, restano scolpiti in me come ricordi indelebili. E continuo a pensare, guardandomi intorno ogni giorno e facendo impietosi paragoni, che fossero davvero creature d’un altro mondo. Come bellissimi fiori nati nel fango.

Spuntino notturno

labrador.jpg Un vecchio socio di mio zio aveva una situazione famigliare un po’ particolare. In casa sua, infatti, viveva anche il suocero, afflitto da arteriosclerosi, che ne combinava ogni giorno di tutti i colori.
Aveva l’abitudine di alzarsi di notte per mangiare, e non certo perché in quella famiglia si cucinasse poco, ma perché a causa della malattia non ricordava mai di aver pranzato e cenato.
In casa viveva anche un bel cane.

Una notte, l’anziano si alzò come al solito per andare a caccia di cibo. La mattina dopo, non appena la figlia si fu alzata, l’aggredì violentemente: “Disgraziati! Maledetti! Tutta la roba più buona la date al cane, e a me niente!“.
La povera donna restò sconcertata, finché non scoprì cos’era accaduto: quella notte, nell’ansia di mangiare, suo padre aveva divorato il contenuto di una scatoletta di Ciappi, noto cibo per cani. 😀