Quel fatto strano

 

E poi sì, c’è quel fatto strano che non sai spiegarti, quei luoghi che non tolleri senza alcun motivo apparente. Io, ad esempio, fatico ad apprezzare il balcone della mia camera da letto. Eppure è grande e bello e si affaccia sul parco – gli alberi sotto che mutano al passaggio delle stagioni, gli alberi che sembrano quasi sfiorarmi con i loro rami.

Non dovrei lamentarmene, lo so, mi sento persino in colpa ad ammetterlo, ma quel povero, innocente balcone mi deprime. Ci ho provato, eh, ci ho provato eccome a trascorrerci qualche minuto, a guardare la strada sfumare in lontananza, ad ammirare il cielo quando sembra precipitarmi addosso; ma ho sempre avvertito uno scoramento, un senso di estraneità e di vicinanza fusi nel medesimo istante – estraneità a questo mondo, forse, come se fossi e non fossi. Come fermarsi a un confine, su un crinale incerto, o come se un sogno si fosse realizzato, ma poi si volesse fuggire, fuggire da quel sogno, fuggire da quell’inganno.

Poi magari capita che ti piaccia l’angolo insulso, o le fitte crepe su una strada vecchia, o un muro divelto, o la campagna squallida straziata dalla nebbia. Vallo a capire, cosa capita.

(Nell’immagine il dipinto Donna al balcone, di Henri Gaudier Brzeska)

Cambiamenti


Il pomeriggio è luminoso, ma finalmente il sole si è addolcito: pallido e un po’ stanco, è bellissimo nel suo languore.
L’autunno è arrivato. Si nota dalle timide ombre che invadono la stanza nonostante l’ora e la luce. L’autunno è arrivato e oggi è uno splendore di serenità.

Cambia la stagione e si avverte il desiderio di rinnovarsi per affrontare al meglio le settimane che verranno, il grigio che avanzerà e il buio dei mesi più cupi. In questi giorni, a casa mia ho fatto alcuni piccolissimi cambiamenti, rivestendo il divano della mia camera e le poltrone della sala con fodere nuove. In più, ho in programma di dipingere le pareti della mia stanza e, a tale riguardo, ho già comprato la tinta. Nulla di radicale e d’importante, dunque, ma lievi modifiche che simboleggiano un profondo desiderio di novità.

Mentre nevica


La strada è ormai invasa dal bianco della neve che sta cadendo da ore. Il desiderio di spalancare la finestra della mia camera e di guardare fuori, incurante del gelo della notte, è fortissimo, ma prevale la ragione. Mi limito a osservare i fiocchi attraverso le persiane: questo è l’inverno, bianco, nero e implacabile.

Penso a domani mattina, alla difficoltà di muoversi lungo le strade, al freddo e agli abiti pesanti. Ma poi torno a guardare i lampioni lungo la via, con quella fioca luce gialla rispettosa del silenzio e dell’oscurità. Guardo i lampioni; forse li ho guardati troppe volte e per troppi inverni.