Solo chi ha compreso

Sono stata esaudita: l’inverno, oggi, sta facendo il suo dovere. Piove da un cielo incolore, e piove con calma. Dalla finestra della sala, vedo gli alberi in fila sulla strada, rigidi e scuri, mentre il sentiero del parco, proprio qui sotto, è già invaso dall’acqua. Ma non avverto alcun sentimento di tristezza. Mi sembra persino di averli visti in sogno, quegli alberi, tanto tempo fa, un sogno a occhi aperti: ho sempre desiderato tornare qui, un giorno, a trascorrere l’autunno e l’inverno, e così è successo.

Non provo alcuna tristezza perché c’è qualcosa di nobile e dignitoso nella strada silenziosa e grigia, negli alberi senza foglie, nella severa sobrietà dell’insieme. Ci si sente in pace, protetti, in armonia col mondo – come un morbido gatto che si rifugia dentro una scatola e l’invade col suo calore.

L’ho già scritto: l’inverno ci sfida a comprendere l’importanza dell’essenziale, delle poche cose che davvero contano lungo questo cammino. Perché prima o poi, che lo si voglia o no, le foglie cadono, il cielo si fa cupo, il gelo diventa pungente, le porte restano chiuse; e, a quel punto, soltanto chi ha compreso la bellezza degli alberi spogli, e la loro tenacia, riesce a proseguire.