Automobili e cattive abitudini

Un aspetto positivo del mese di luglio consiste nella drastica diminuzione di automobili in città: il fatto che molti siano in vacanza, rende la dimensione urbana più vivibile e serena.

Non si creda che in una città di provincia regnino calma e pace tutto l’anno. Sarebbe molto ingenuo pensarlo. Al contrario, anche qui il traffico è notevolmente aumentato nel corso del tempo, e si comincia ad assistere a scenette sconosciute fino a qualche decennio fa, come insulti fra automobilisti e clacson in funzione se un poveraccio, davanti a un semaforo verde, non si sbriga a partire in meno di un secondo. Ripeto: in meno di un secondo.

Quando io ero ragazzina, raramente si possedevano tre macchine per famiglia. Questo era un fatto molto positivo. Ma so di essere impopolare perché faccio parte di una minoranza, quella che ritiene l’automobile soltanto un mezzo e non un fine, un bellissimo mezzo di trasporto da usare con intelligenza, cioè quando è davvero necessario. Ad esempio, non c’è bisogno di montare sull’auto per andare a comprare il pane a 100 metri da casa o per infilarci il cane e portarlo a passeggio – povero animale;  e non ci sarebbe neppure bisogno di scorrazzare senza meta lungo le vie cittadine su giganteschi e orribili Suv – ma qui il discorso diventerebbe lungo e adesso evito di farlo.

Però svelo un piccolo segreto: camminare con le proprie gambe, ogni tanto, fa bene alla salute.

Quando l’auto rende folli

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Domenica. C’è un bel sole, l’aria è tiepida e così esco a fare una passeggiata in un parco. A un semaforo, prima di attraversare, passano due macchine e due biciclette. Le ragazze in bicicletta sono perfettamente in regola, stanno diligentemente a destra senza invadere la strada e passano quando il semaforo è diventato verde. Una delle due automobili è anch’essa in regola: passa con il verde e a velocità normale.
C’è invece la seconda macchina, nuova fiammante, che sembra guidata da un mezzo forsennato. Forse galvanizzato dal fatto di trovarsi su un mezzo nuovo di zecca, comincia a suonare il clacson senza motivo, prima all’indirizzo delle due disciplinate cicliste, e poi strombazzando con violenza contro l’auto che lo precede. Non pago di questa sceneggiata, prende una curva in maniera indegna, e poi finge persino di essere finito fuori strada a causa del poveretto che lo precede regolarmente. Per fare ciò, recita la scena fermandosi di botto in curva, vicino a un altro semaforo.
Qui continua a strombazzare un po’ per dimostrare, non si sa bene a chi, di essere stato gettato fuori strada da due cicliste educate e da un automobilista mentalmente sano.

Per fortuna non tutti sono così, ma certi individui, quando si trovano in macchina, diventano autentici pericoli per gli altri. Il possesso dell’auto nuova gioca brutti scherzi alle menti di alcuni. Si sentono re o imperatori solo perché seduti dentro a una scatola meccanica; si sentono importanti e vogliono dimostrare al mondo di essere “qualcuno”. Ma invece si rendono protagonisti di pessime figure.