Pensieri all’inizio di maggio

Chissà perché è successo. Sarà l’inizio di maggio, la dolcezza della primavera con i suoi umori altalenanti e le sue tenere incertezze – non lo so, non posso dirlo; ma per qualche giorno non ho scritto, pur desiderandolo. Ho lasciato che il tempo scorresse, che aprile finisse il suo cammino, e mi sono arresa all’assenza, la mia assenza. Ma ho fotografato il principio, il primo giorno di maggio, le tracce della stagione che avanza, e i campi macchiati di giallo e le nuvole in cielo e il turbamento che precede la pioggia:

La primavera è questa, la bellezza semplice dell’erba alta e dei fiori che nascono spontanei, per colorare i prati e lasciarsi guardare.

Pioggia di luglio

La pioggia, e il suo canto sui tetti, e il suo crepitio frenetico sui vetri delle finestre stanche, è il passato che abbraccia il presente, il ritorno inatteso di altre strade e altri giorni, scomparsi, per sempre sfaldati oppure eterni – sarà il tempo a raccontarlo.

È che la pioggia estiva, e il cielo che d’un tratto si oscura, giustifica la nostra assenza, quell’esserci per forza, quel trovarsi dentro e fuori nello stesso istante, disorientati ma fermi.

È che la pioggia di luglio oltrepassa la tua essenza, e allora lo sai – diventa una certezza – che nulla conta se non quel sentire attraverso; e sono le gocce che cadono, e tu che non sai rispondere.

Questo silenzio

C’è questo silenzio, intorno, e tutto immobile, tutto immobile tranne l’acqua – e il respiro lieve. C’è questo silenzio, e questo pomeriggio vuoto che non sa morire – la luce, il giorno interminabile, il tempo che verrà.

C’è questo silenzio, intorno, e l’inverno è arrivato e scomparso in fretta – debole, risentito, avaro. C’è questo silenzio, e la primavera come sfondo, la primavera che non so – si sfalderà d’improvviso e saremo travolti. C’è questo silenzio, intorno, e tu che passeggi e io che ti vedo – trasparente, muta, un velo.

C’è questo silenzio, e il non poter dire, e soltanto l’assenza.

Il vento

 

Il vento ci accompagna in questo caldo pomeriggio di giugno – una domenica qualunque, un semplice passaggio fra una settimana e l’altra. Ed è silenzio, il silenzio profondo della giornata festiva, quello in bilico fra la presenza e l’assenza – fra l’esserci e il trovarsi aldilà.

Anche l’estate ha i suoi misteri.