Autunno, splendore e declino

Ciascuno ha il proprio autunno, quello che avverte dentro quando l’estate s’addormenta. L’autunno muta a seconda di chi se lo sente addosso, un abito viola che non si addice a tutti; l’autunno muta a seconda dei giorni, degli umori contingenti, dello sguardo che ci concedono gli altri passo dopo passo.

Allora l’autunno può essere sontuoso, da mille colori avvolto, come una tavola imbandita a festa – e broccati d’oro e porcellane dipinte a mano. Altre volte, l’autunno è l’appassire lento della vita, la luce sfinita che resiste a stento e la capacità di accettarla, quell’agonia, e quelle ombre tetre di saggezza infinita pervase.

Convivono, d’autunno, lo splendore e il declino, le gioie intense e le malinconie improvvise: è il mistero profondo dell’esistenza, capire che ci siamo e non dovremmo esserci, che l’equilibrio è instabile, che i rami prima o poi si spezzano.

Ciascuno ha il proprio autunno, l’autunno che muta di giorno in giorno. Ciascuno lo sogna di nascosto, agli angoli di strade vuote, soltanto da fantasmi popolate; ma non sa dirlo, no – non osa dirlo.

Di lento declino

After a Chilly Rain I

Oggi  è  stata  una  tipica  giornata  autunnale  piovosa  e  un  po’  malinconica. Non  mancano  i  giorni  di  sole, ma  questo  alternarsi  di   pioggia  e  bel  tempo  ci  conferma  che  la  luce  si  sta  spegnendo  a  poco  a  poco.

Ottobre  è  il  mese  che  amo  di  più  perché  ha  in  sé  l’ambigua, irrisolta, seducente  bellezza  della  complessità: non  può  essere  racchiuso  in  una  rigida  definizione  a  causa  dei  suoi  tanti  colori  e  di  quell’atmosfera  di  quieta  agonia  che  lo  pervade  con  discrezione, insinuandosi  fra  le  pieghe  sottili  delle  ombre  che  aumentano  di  giorno  in  giorno. Ottobre  è  privo  di  reali  asprezze; persino  nei  giorni  più  scuri  è  incapace  di  arroganza, persino  nelle  ore  più  tetre  sa  essere  accogliente. Ottobre  evoca, richiama, annuncia, accarezza, soccorre, non  delude; ottobre  è  il  declino  senza  timori, la  maturità  felice  di  se  stessa, la  speranza  che  resta  salda  anche  quando  il  vento  e  la  pioggia  si  accaniscono  lungo  le  strade  vuote.

A  ottobre  si  vorrebbe  che  le  serate  non  avessero  fine, che  il  tempo  potesse  dilatarsi  all’infinito  per  abbandonarsi  a  ogni  sorta  di  pensiero, per  poter  parlare, capire, guardare  il  buio  oltre  la  finestra  senza  avvertire  inquietudini  o  tristezze.

 

 

La poesia di novembre

Oggi  è  una  stupenda  giornata  di  novembre:  spenta e  profondamente  malinconica. Sembra  strano  o  forse  folle  definirla  stupenda – lo  so – eppure  novembre  è  questo: un  alternarsi  di  debole  sole  e  di  bruma, una  vertigine  di  tristezza  mista  a  timidissima  gioia. Grazie  a  questa  atmosfera, la  casa  diventa  un  rifugio  prezioso, il  luogo  dei  sogni  a  occhi  aperti, la  dimensione  ideale  per  riposare, progettare, lavorare, esprimersi  al  meglio.

La  poesia  di  novembre  è  diversa  da  quella  di  ottobre. Novembre  è  meno  ambiguo, più  intenso  nel  manifestare  i  suoi  umori, la  sua  estrema  sofferenza, i  colori  della  sua  agonia. In  un  certo  senso, ci  pone  di  fronte  alle  nostre  responsabilità  e, nel  farlo, conserva  sempre  quella  dolcezza  di  cui  è  privo  l’inverno. Ecco  perché  novembre  è  un’occasione  da  non  lasciarsi  sfuggire: prima  che  la  scure  dell’inverno  si  abbatta  su  di  noi, ci  ammonisce  e  c’invita  a  raccogliere  tutte  le  energie  necessarie  per  affrontare  i  mesi che  verranno, insegnandoci  che  l’esistenza  non  è  solo  un  vano  disperdersi  fra  voci  insensate  e  risate  stridule, ma  qualcosa  di  ben  più  profondo  e  complesso. E  solo  recuperando  un  rapporto  con  se  stessi  è  possibile  comprenderlo.

Frutti d’autunno

frutti
L’autunno è magnifico anche per questo: i suoi frutti hanno colori così caldi e intensi che sembrano sorriderci radiosi ogni volta che li guardiamo.
I frutti d’autunno infondono allegria, desiderio di calore e di riunioni spensierate intorno a una tavola preparata con cura ma senza sfarzo, con l’eleganza quieta, sommessa e modesta che tanto si addice all’incantevole bellezza d’ottobre.
Questa è la splendida e indecifrabile contraddizione della stagione autunnale: mentre la natura inizia la sua agonia, ci regala colori pieni di vita; mentre la natura si avvicina alla morte, ci regala un irrefrenabile desiderio d’esistere.

(La foto è tratta da:
http://www.fondoambiente.it)