Le ragioni di una breve pausa

Da qualche giorno non scrivo su questo blog. E non lo faccio perché sto vivendo un momento estremamente difficile.

Per molti anni ho assistito mia madre, vittima del morbo di Alzheimer. Chi ha vissuto la mia esperienza sa cosa significhi dover convivere con il progressivo deterioramento delle facoltà cognitive e della salute di una persona molto cara: è un dolore opprimente e uno stress mentale e fisico difficile da descrivere. Ma molto dipende anche dal legame che si ha con la persona malata; e siccome io ho avuto un legame estremamente forte con mia madre, che è la persona che ho più amato al mondo, nel corso di questi anni ho sofferto parecchio.

A partire dall’inizio di gennaio, abbiamo affrontato la fase finale della malattia. Ma non descrivo tutto quello che ho provato nell’essere costretta ad assistere a ciò cui nessuno vorrebbe assistere mai. Ho trascorso le ultime settimane sempre all’ospedale, anche se ho continuato, sia pure con qualche interruzione, ad aggiornare il blog. L’ho fatto per cercare di  avere, o  fingere di avere, un’esistenza normale nonostante tutto, e anche perché, lo si voglia o no, la vita prosegue.

Adesso che mia madre non c’è più, sono molto addolorata, stanca e frastornata. Ciò mi ha impedito, oggi, di scrivere un post diverso da questo. So che a nessuno piace sentir parlare di malattie e di dolore, però non posso fingere una serenità che non ho, non posso inventarmi nulla per celare le mie emozioni e i miei sentimenti.

Naturalmente ho intenzione di ricominciare a scrivere regolarmente e senza tornare a soffermarmi su un simile argomento. Ma, appunto, ho bisogno di qualche giorno di pausa, e anche per questo ho preferito chiarire le ragioni che mi portano a sospendere, sia pure per poco, l’aggiornamento del blog.

(Nell’immagine il dipinto Le madri, di Federico Zandomeneghi)