L’estate è un’attesa

In città i giorni sono tutti identici, durante l’estate. L’afa è troppo tenace e l’eccesso di luce sembra, in alcuni momenti, una persecuzione o un’offesa. Si trascorre il tempo a difendersi, a chiudersi in casa o in luoghi in cui sia possibile il respiro.

Sembra un’assurdità: la stagione che invita all’allegria, alle uscite frequenti, all’estroversione e al divertimento non è altro che una parentesi in cui ci si rifugia il più possibile al chiuso, aspettando che tutto si concluda e che la vita torni possibile.

Quando l’adolescenza si è ormai dissolta sotto il peso del tempo, l’estate diventa soltanto una lunga, estenuante, malinconica attesa.

Pioggia di fine estate

Arriva  dopo  un’attesa  estenuante, mentre  guardiamo  il  cielo  immobile, impazienti  e  stanchi. Arriva  e  il  suo  canto  è  vita  che  finalmente  torna. E  allora  piove  sui  campi  stremati  dall’afa, piove  sui  fiori  riconoscenti  e  sereni, piove  sulle  case  silenziose  e  stupefatte, piove  sugli  alberi  quieti  e  commossi. Piove, mentre  il  pensiero  corre  al  lento  declino  dell’estate, al  suo  sfaldarsi  adagio  di  fronte  all’avanzare  di  un’altra  stagione, di  un  altro  tempo – e  di  pensieri  più  puri, oltre  l’arcobaleno.

Giugno e la pioggia

Dopo  il  lungo  inferno  dell’afa  rovente, d’improvviso  il  cielo  si  è  fatto  scuro; poi, trascorsa  una  strana  attesa  colorata  di  incertezza  e  di  umori  altalenanti, è  comparsa  la  pioggia – lenta, insicura, delicata, quasi  silenziosa.

A  giugno, quando  il  caldo  diventa  un’insensata  oppressione, la  pioggia è  respiro, possibilità  di  vita, sogno, distensione. E  si  guarda  fuori, oltre  le  finestre  spalancate, per  vederla  cadere; si  guarda  fuori come  a  ringraziarla, come  a  darle  il  benvenuto  dopo  troppo  affanno, perché  è  una  vera  amica, calma, pacata, senza  intollerabili  furori. Un’amica  venuta  da  lontano  e  pronta  a  rasserenarci,  senza  pretendere  nulla  in  cambio.

Pace di luglio

Questa  mattina, dopo  altri  giorni  di  caldo  torrido  e  notti  infernali, piove. Ma  è  quella  pioggia  silenziosa  e  sottile, quasi  impalpabile, adatta  a  certe  giornate  primaverili  miti  eppure  incerte, insicure  e  vagamente  malinconiche. Una  pioggia  del  tutto  fuori  luogo  nel  clima  di  questo  luglio  che  lentamente  volge  al  termine; una  pioggia  inadeguata  a  questa  stagione, una  pioggia  che  probabilmente  aumenterà  l’oppressione  dell’afa  che  non  intende  scomparire. Ogni  tanto, però, entra  un  poco  di  vento  dalle  finestre  aperte – un  vento  cauto, debolissimo, quasi  sfinito, sfinito  dal  caldo  proprio  come  noi.

Ma  il  silenzio  è  quello  delle  giornate  più  belle: è  sabato, è  luglio, tempo  di  vacanze  e  di  fughe  dalle  città. E  allora  si  avverte  un  senso  di  pace. Non  ha  nulla  a  che  vedere  con  quella  profonda  quiete  che  trapassa  l’anima  quando  le  strade  sono  invase  dai  silenzi  d’autunno, e  ci  si  sente  al  centro  di  un  mistero  solenne –  chiamati  a  decifrare  l’ignoto  e  ad  attendere  rivelazioni  impreviste. Adesso, nel  torrido  pomeriggio  di  un  sabato  di  luglio, il  senso  di  pace  è  soprattutto  un’attesa, un  tentativo  di  risparmiare  le  forze, uno  sguardo  che  si  sforza  di  essere benevolo  verso  il  sole  arrogante  e  le  giornate  troppo  lunghe.

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(Vincenzo  Cabianca, Al  sole, 1866)

 

Abituarsi all’estate, abituarsi a luglio

Da  alcuni  giorni  è  arrivato  il  caldo, quello  afoso  e  insopportabile. Ed  è  arrivato  anche  luglio, un  mese  che  mi  sembra  sempre  lunghissimo, quasi  infinito, a  causa  delle  giornate  tutte  uguali, tutte  caratterizzate  da  questo  clima  opprimente –  senza  sfumature, senza  pause, senza  ombre  particolari  a  spezzare  la  monotonia  del  cielo  troppo  terso  e  del  sole  che  non  conosce  cedimenti.

Intanto, si  attende  l’inizio  di  una  nuova  settimana, sperando  che  il  clima  sia  un  po’  clemente. Speranza  vana? Probabilmente  sì, ma  tant’è.

l'attesa

Comprendo  di  non  aver  scritto  nulla  d’interessante. Ma  devo  abituarmi  al  clima    estivo  e  quindi  anche  la  mia  scrittura  si  trova  in  una  fase  di  sospensione.

Sulle colline

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D’estate, quando  nel  primo  pomeriggio  ogni  voce  svanisce  dissolta  dall’afa, le  colline  splendono  senza  alcun  timore  sotto  il  sole  rovente.  Noi  ci  chiudiamo  in  stanze  scure,  mentre  là, oltre  le  pareti  spesse  di  una  vecchia  casa  in  mezzo  ai  campi, i  sentieri, i  fiori, i  prati  e  gli  alberi  si  abbandonano  con   fiducia  al  sole  restando  immobili, sereni, più  che  mai  vivi – e  senza  cedimenti. Estate,  carezza  ardente  per  le  colline  che  nulla  temono, che  aspettano, che  tutto  sanno  e  tutto  comprendono.

 

Dolci pensieri

Sta  arrivando  l’antipatico  Caronte  e   ci  attendono  giorni  assai  roventi. Col  caldo  infernale  di  fine  luglio,  si  è  assaliti  dalla  stanchezza  e  dal  desiderio  di  evadere: i  pensieri  fuggono  ribelli  verso  spiagge  assolate  o  montagne  e  prati  in  fiore, e  tutto  si  vorrebbe  fare  tranne  che  impegnarsi  in  attività  faticose  e  ripetitive.

Io, per  non  fissarmi  troppo  sui  malesseri  di  cui  sono  vittima  a  causa  del  clima, sto  pensando  di  preparare  un  bel  tiramisù. Credo  che  mi  metterò  all’opera  sabato. Intanto, per  consolare  un  po’  gli  accaldati  lettori  che, nonostante  l’afa, decidono  di  passare  su  questo  blog, ecco  una  squisitezza: un  cupcake  con  cocco, lime  e  mango. Gusti  estivi, non  c’è  che  dire. 😀cocco

(La  foto  è  tratta  da  qui: https://www.facebook.com/camillarossitorte/photos_stream)

Tutta colpa di Lucifero

Questa  sera  non  si  respira  e  mi  chiedo  quanto  potremo  resistere  in  simili  condizioni. Secondo  le  previsioni  del  tempo, che  in  questi  giorni   consulto  spesso, l’infernale  Lucifero, colpevole  di  voler  mettere  in  ginocchio  le  nostre  capacità  di  resistenza,  dovrebbe  essere  cacciato  via  dalla  buona  Beatrice  fra  domenica  e  lunedì. Ecco: se  penso  che  siamo  solo  a mercoledì  sera  rischio  di  svenire. In  più, mi  assale  il  timore  che  le  previsioni  meteorologiche  siano  sbagliate  e  che  quindi  non  giunga  la  pia  Beatrice  a  regalarci  un  po’  di  meritata  tregua.

Nell’attesa  è  piacevole  ripensare  ai  monti, all’erba  verde, agli  alberi  e  alle  notti  serene. Ed  è  tutta  colpa  di  Lucifero  se  stasera  non  riesco  a  scrivere  nulla  di  meglio.

 

 

 

Pomeriggi estivi

Certi  pomeriggi  estivi, specialmente  di  domenica, sono  particolarmente  silenziosi: le  strade  deserte, le  finestre  chiuse, il  cielo  immobile. È  il  saggio  silenzio  di  chi  sa  di  dover  risparmiare  le  forze  durante  le  ore  più  torride  e  ostili. Ma  è  anche  il  silenzio  di  chi  guarda  lontano, oltre  l’orizzonte  opaco  invaso  dall’afa, per  inventare  speranze, afferrare  anni  remoti, prepararsi  a  un’altra  stagione.

D’autunno, certi  silenzi  pomeridiani  sono  lievi  ombre  malinconiche  ma  affettuose,  che  regalano  un  misterioso  senso  di  pace  e  forse   una  strana rassegnazione. D’estate, invece, alcuni  silenzi  sono  pause  opprimenti  e  quasi  forzate, in  attesa  che  la  vita  torni  a  scorrere  con  i  suoi  ritmi  consueti – in  attesa  che  giungano  il  vento  e  la  pioggia  a  regalare  il  respiro.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Il  pergolato, di  Silvestro  Lega)

Di sera, senza impegno

In  questo  periodo  di  caldo  afosissimo, mi  sto  dedicando  con  impegno  maniacale  a  osservare  il  lento  accorciarsi  delle  giornate. Certo, l’estate  è  soltanto  all’inizio  e  purtroppo  dovremo  sopportare  altro  caldo  infernale; tuttavia, constatare  che  le  ore  di  luce  si  stanno  progressivamente  riducendo  è  una  piccola  soddisfazione  che  mi consente  di  sopportare  un  po’  meglio  questo  clima  odioso.

Intanto, per  non  pensare  alla  calda  notte  che  ci  attende, accolgo  volentieri  il  premio  ricevuto  da  parte  di  Elisa: si  chiama Blog  Award  Backlog. Il  vincitore  deve  scrivere  dieci  cose  su  se  stesso  e  segnalare  dieci  blog  tra  i  suoi  favoriti. Come  al  solito,  io  evito  le  “nomine”  sapendo  che  non  tutti  i  blogger  amici   gradiscono  queste  catene,  ma  invito  chiunque  lo  desideri  a  “ritirare”  questo  premio  e  a  giocare.

Adesso  devo  scrivere  dieci  cose  su  me  stessa, impresa  tutt’altro  che  facile. Il  rischio, infatti, è  quello  di  prendersi  troppo  sul  serio  annoiando  chi  legge; e  poi, con  questo  caldo  estivo  che  invita  alle  frivolezze  e  alle  chiacchiere  lievi, il  desiderio  di  scrivere  cose  profonde  o  di  indulgere  in  chissà  che  descrizioni  viene  meno. Quindi  mi  limito  a  segnalare  qualcosa  a  casaccio:

1) non  amo  troppo  i  gelati  ma  in  queste  giornate  afose  ne  sto  mangiando  parecchi

2) fra  i  miei  passatempi  favoriti  annovero  anche  l’analisi  logica

3) in  questo  momento  vorrei  trovarmi  in  Costa  Rica. Non  c’è  un  perché, è  così  e  basta

4) è  da  un  anno  circa  che  non  vado  in  bicicletta

5) detesto  i  centri  commerciali

6) sono  una  persona  molto  puntuale

7) adoro  il  silenzio  del  primo  pomeriggio  nelle  calde  giornate  d’agosto  in  montagna

8) mi  piace  sentire  l’odore  dei  libri  appena  stampati

9) mi  commuovo  di  fronte  al  talento  e  alla  genialità

10) ho  la  fortuna  di  stare  bene  con  me  stessa

E  adesso, per  completare  al  meglio  la  serata,  strawberry and cream cupcakes  per  tutti. 🙂