Fra sabato e domenica


Oggi la giornata è stata intensa e non ho avuto modo di annoiarmi. Essendo terminate le feste natalizie, infatti, ho dovuto riportare la dolce casa ai fasti precedenti, cioè ho dovuto togliere i numerosissimi addobbi che l’hanno allietata per settimane, colorandola d’oro e di rosso.

Tuttavia quest’anno ho deciso, per la prima volta nella mia vita, di non togliere l’albero. Ho eliminato soltanto quello più piccolo, ma l’alberone – come lo chiamo affettuosamente io – è rimasto lì, bellissimo e svettante in sala.
Perché questa scelta? Per vari motivi: la sala è molto grande e l’albero non dà alcun fastidio; il clima è rigido, il cielo quasi sempre grigio e quindi un po’ di colore in più in casa non guasta. Dulcis in fundo, in questa città gennaio è, in un certo senso, un mese quasi festivo, dato che il 17 si terrà la fiera di Sant’Antonio e il 31 ci sarà la festa del nostro patrono. Pertanto, con queste buone scuse a sostenermi, mi tengo l’albero-mio-tesoro ancora in casa fino ai primi di febbraio.

Oltre all’impegno profuso per ricondurre la casa allo stato quasi pre-festivo, oggi ho dovuto fare lavatrici, svuotare cassetti, mettere in ordine la biancheria. Perciò non ho potuto fare progressi nella lettura di Dracula. Rimando tutto a domani, sperando di poter leggere qualche pagina.

Adesso guardo l’orologio. Ho iniziato a scrivere questo post intorno alle 23 e 45 di sabato 7 gennaio, ma ora che sono in procinto di pubblicarlo è già domenica. Perciò il “domani” di cui ho parlato poche righe fa è diventato “oggi”.
Buona domenica a tutti. 🙂

(Nell’immagine il dipinto La lettrice, di Jean-Honoré Fragonard)

Il passaggio


Per prima cosa, molta calma. Oggi è un giorno festivo e quindi è bene evitare di correre e affrettarsi inutilmente. Il sole rallegra l’atmosfera nonostante il freddo rigido e, mentre il pomeriggio trascorre lento, termino di addobbare la casa in vista delle feste. Nel corso degli anni ho accumulato una così grande quantità di oggetti fra ghirlande, sfere colorate, casette, scatole decorate e ninnoli vari che potrei andare al mercato e improvvisarmi commerciante vendendo tutto.

Oggi non esco perché, a causa della festa, il centro storico è pieno di gente impegnata a fare la solita “vasca” e a guardare le vetrine. Io preferisco immergermi nell’atmosfera natalizia e invernale durante i giorni feriali. Abitando a due passi da Via Emilia, infatti, posso uscire in tutta tranquillità nel tardo pomeriggio e, senza dover sopportare la folla scomposta e urlante, posso passeggiare nella nebbia, guardare le luci colorate, attardarmi davanti a qualche vetrina, osservare il trenino di Natale che compare d’improvviso nell’oscurità come se arrivasse dall’Altrove.

Siamo in uno dei più bei periodi dell’anno. Il passaggio dall’autunno all’inverno è un invito a proseguire più intensamente ciò che è già iniziato con la stagione delle foglie morte: pensare profondamente, ascoltare l’interiorità, progettare in attesa della rinascita di primavera.

Dicembre, rosso e oro


Nel mio vecchio diario di Holly Hobbie, ricordo d’infanzia che conservo gelosamente, il mese di dicembre inizia così, con questa immagine tanto calda nonostante l’atmosfera invernale. Il segreto è tutto nelle sfumature dei colori e in alcune pennellate di rosso, che infondono allegria persino al gelo.

Dicembre è il mese delle feste natalizie e dei lunghi preparativi che le caratterizzano. Oggi ho già addobbato l’albero più piccolo, che adesso se ne sta fermo e beato nell’ingresso di casa, davanti a un grande specchio. In sala, invece, l’albero grande, quello alto due metri e dieci, è ancora in paziente attesa delle sue decorazioni. Però è bellissimo anche così, tutto verde e dritto, orgoglioso del ruolo che dovrà svolgere da adesso fino al sei gennaio. Mi piace guardarlo a tarda sera, quando la casa è immersa nel silenzio e lui sembra esserne diventato il fidato guardiano.
Domani saranno il rosso e l’oro a farlo risplendere.

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.