Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Una passeggiata piacevole

La scorsa domenica, sotto un cielo così stinto da evocare frammenti di memorie autunnali, ho fatto una passeggiata lungo il parco che divide viale Muratori da viale Martiri. È uno di quei parchi che io definisco all’antica, perché è grande, pieno di bellissimi alberi e di normali panchine, a differenza di certi orrori sorti più di recente.

Il parco è una sorta di raccordo fra il quartiere Buon Pastore e il centro storico. Io lo raggiungo a piedi in dieci minuti. Qualche foto:

Passeggiata a Pasquetta

Cosa si può fare a Pasquetta, quando il sole splende in cielo e la primavera dispiega tutti i suoi freschi colori? Nonostante la monotona zona rossa e il freddo quasi invernale, non si può rinunciare a uscire. Sì, bisogna farlo vicino a casa, e così ho passeggiato in due parchi del mio quartiere.

Il primo è il mio preferito: ufficialmente si chiama Bonvi Park o parco Amendola Nord, ma io continuo a chiamarlo come facevo durante l’infanzia e l’adolescenza, cioè parco vecchio o parco di via Sassi, perché lo raggiungo percorrendo proprio questa via. Come ho detto, è il mio preferito perché è un sano parco all’antica, dall’aspetto vagamente selvaggio, pieno di grandi alberi, di panchine e tavoli di legno in posti strategici, ossia all’ombra, e di sentieri. Cosa c’è di tanto particolare in tutto ciò? Be’, non tutti i parchi sono così in questa città; al contrario, ve ne sono alcuni con pochi alberi, anche bruttini e spelacchiati, e molte panchine sotto al sole, ottime durante l’estate per farsi cuocere il cervello. Mi chiedo spesso chi sia stato il genio ad averli progettati così, ma tralasciamo questo discorso e concentriamoci sul parco Amendola Nord. Questa è l’entrata da via Sassi, col piccolo lago:

E adesso passeggiamo lungo qualche sentiero:

Adesso usciamo su viale Amendola, una delle strade più trafficate della città, un’autentica sciagura:

Ma basta attraversare il viale e ci troviamo subito al parco Amendola Sud. Questo parco è molto più giovane rispetto al precedente: non ricordo quando fu realizzato, ma ricordo con certezza che, non appena lo vidi la prima volta, rimasi molto delusa. Pur essendo molto grande e avendo due laghi, infatti, ha il difetto di avere troppe collinette senza alberi; in più, ci sono parecchi sedili ridicoli, rotondi e di cemento, scomodissimi ma gabellati per grandi novità, e spesso posti lontano dagli alberi. Però è un parco molto frequentato e ciò non mi stupisce, anche perché ci sono alcuni bar e i due laghi attirano chi ama pescare. Stamattina il parco era pieno di persone di tutte le età, compresi parecchi baldi umarells in riva ai laghi, intenti a socializzare e a parlare di pesci. Qualche foto:

Dopo aver attraversato tutto il parco, usciamo su via Panni. Qui passa la ferrovia lungo la quale viaggia Gigetto, il trenino che collega Modena a Sassuolo e che è fonte di rabbia per molti cittadini, che detestano doversi fermare ai passaggi a livello. Dalla foto s’intuisce che siamo quasi in campagna:

Da qui si possono intravedere le colline in lontananza:

Proseguendo lungo via Panni, si può svoltare a sinistra e poi camminare fino alla chiesa di Saliceta san Giuliano, in aperta campagna; ma oggi non ho osato farlo perché mi sarei allontanata troppo da casa.

Da via Panni torniamo indietro, ripercorriamo il parco Amendola Sud e poi usciamo sul viale per tornare finalmente al mio amato parco Amendola Nord. Eccolo di nuovo:

Sentieri che assomigliano a stradine di campagna, erba un po’ alta, fiori: questo è per me un vero parco.

E adesso torniamo a casa, a rinchiuderci nella solita tana. Con grande gioia, sulla via del ritorno ho incontrato Mia, una splendida gattona che vive vicino al mio palazzo e che è la cocca di tutta la strada. Grassa, molto socievole, chiacchierona – miagola spesso e corre incontro a tutti -, Mia è una vera delizia per gli occhi:

Di aprile e mutamenti

Come ho scritto altre volte, considero aprile un mese splendido, il paradigma perfetto, la vera essenza della stagione primaverile. Aprile, infatti, non conosce eccessi: è un adolescente ottimista e vivace che si affaccia all’esistenza con entusiasmo e, nello stesso tempo, un po’ di timidezza. Talvolta è impacciato, in qualche caso è capriccioso, emotivamente instabile come si addice alla sua giovinezza; ma la sua collera è di breve durata, i suoi pianti sono intermezzi senza furori. Aprile è mite e giocoso, allegro e ingenuo, generoso e aperto al mondo. E i suoi tanti colori hanno tutta la freschezza e la radiosità di chi è soltanto all’inizio della vita.

Il suo corrispettivo, durante l’autunno, è ottobre, anch’esso avvolto da innumerevoli sfumature, anch’esso dolce e cortese; ma ottobre è aprile ormai diventato maturo, aprile che ha perso per sempre la sua ingenuità e il suo infinito entusiasmo, per trasformarsi in un signore riflessivo e saggio, disincantato eppure sereno.

Questa mattina, quando sono uscita, aprile mi ha riservato una bellissima sorpresa: il parco sotto casa mia era davvero radioso, vibrante di luce nuova. Lo so, il paesaggio è sempre il medesimo, il piccolo parco è semplice e modesto, ma stamattina sembrava brillare al sole, felice di esserci:

Lo scorso 13 marzo, dopo la pioggia, la stessa, identica parte del parco era una fusione d’inverno e di primavera, un abbraccio fra le due stagioni:

Cogliere le difformità prodotte dal mutamento del paesaggio, avvenuto nell’arco di pochi giorni, è sempre emozionante, forse persino commovente. E riandare, con la memoria e le immagini, allo scorso gennaio diventa un’esigenza insopprimibile:

Di stagioni, atmosfere e umori

Era lo scorso 3 gennaio, una giornata cupa e nebbiosa. Viale Buon Pastore era straziato dallo squallore dell’inverno, inospitale e tetro:

Stasera, prima di cena, grazie alla delicata luminosità della fine di marzo, quello squallore è svanito, consegnato alla dimensione della memoria e del futuro che verrà. Adesso il viale si è trasformato:

Ad aprile gli alberi del viale si tingono di viola e diventano uno spettacolo emozionante; ma se ne possono già cogliere le premesse:

E torno ancora indietro nel tempo, torno al 3 gennaio, quando il parco del viale era solo un pianto:

Stasera, verso il tramonto, non sembrava neppure lo stesso :

Alcune tracce dell’inverno restano, ma sono frammenti, cattivi umori destinati a dissolversi nel corso del mese che sta arrivando: aprile, l’essenza profonda della primavera.

Primavera e mutamenti

Dopo una notte insonne, cui si aggiungono gli effetti dell’odiosa ora legale, mi è precipitata addosso una terribile spossatezza, contro la quale cerco di combattere in ogni modo. Detesto dormire di pomeriggio, anche se oggi ne avrei bisogno; così ho deciso di uscire, e adesso – sono circa le 15:30 – mi trovo nel piccolo parco sotto casa, impegnata a non addormentarmi e ad ammirare la radiosità di questa domenica primaverile. Non posso allontanarmi, un po’ a causa della zona rossa, un po’ per colpa della stanchezza. Devo accontentarmi di restare in questo minuscolo angolo di mondo.

Adesso il parco è vuoto, e ciò significa che è tutto per me, soltanto mio; così mi lascio avvolgere dal timido splendore dell’inizio di primavera:

Ogni anno mi colpisce il rapido mutare del paesaggio, quella trasformazione silenziosa che testimonia il costante pulsare della vita. In pochi giorni sono cambiati i colori, e il bianco e il rosa delle splendide fioriture di marzo si sono dissolti per lasciare spazio ad altri toni. Sono le immagini a parlare, il loro confronto a raccontarci la meraviglia della nuova stagione. Quindici giorni fa:

Oggi:

E ancora quindici giorni fa:

Oggi:

Questi sono ormai scomparsi, raggiungendo la rarefatta dimensione del ricordo:

Mentre il vento di fine marzo, gentile, mi sfiora appena, la memoria torna a due mesi fa, alla morte dell’inverno, al suo incedere tetro, ai suoi occhi di ghiaccio; e allora il mutamento appare sorprendente, quasi un miracolo:

Primavera vicino a casa

Le restrizioni dovute al Covid m’impongono di limitare i miei passi, e così sono costretta a cogliere l’arrivo della primavera nei pressi di casa mia.

Osservare le differenze fra una stagione e l’altra è un esercizio interessante. Questo era il piccolo parco, su cui si affaccia il mio condominio, lo scorso 26 dicembre. Era martoriato dalla pioggia e dal gelo, poverino:

Oggi appare differente, anche se conserva ancora alcune tracce della stagione precedente. La primavera sta sbocciando:

Il viale del parco lo scorso febbraio, in una giornata luminosa:

Oggi i colori stanno mutando:

Esco dal piccolo parco e proseguo lungo il sentiero che collega via Pagliani a via Riva del Garda. Anche qui la primavera comincia a esultare:

E poi sul sentiero che collega via Riva del Garda a viale don Minzoni. Ecco il sole:

Piccolo parco in viale Buon Pastore:

Verso la zona rossa

Fra poche ore Modena e Bologna entreranno in zona rossa, e forse, dall’8 marzo, tutta l’Emilia-Romagna seguirà lo stesso destino. Mi dispiace, mi pesa, mi deprime. Mi dispiace non poter uscire a passeggiare liberamente, dove desidero, dove mi conducono i pensieri del momento, certe sensazioni inaspettate, alcuni ricordi. Mi sento in prigione, mi sento in una cella senza neppure la possibilità di un’ora d’aria. Ma so che bisogna reagire e immagino che ci riuscirò grazie ai miei libri.

Nel tardo pomeriggio, sono andata in centro storico per qualche commissione e per comprare un libro prima che tutto chiuda. Così ho scattato qualche foto. Qui mi trovo alla fermata dell’autobus in via Emilia, di fronte a piazza Matteotti, probabilmente la piazza più sfortunata della città: a nessuno piace, a nessuno è mai piaciuta. Negli anni Ottanta e Novanta qui si riunivano personaggi poco raccomandabili, spesso dediti allo spaccio di droga. Poi la situazione è nettamente migliorata, sono state prese varie iniziative per rivitalizzare questo disgraziato angolo del centro, e adesso c’è anche una bella giostra per i bambini. Prima del Covid, la piazza ospitava spesso mercatini di vario genere; tuttavia continua a restare la Cenerentola del centro storico. Eccola:

Mi sposto in piazza Grande, mentre comincia a calare la sera. Mi aspettavo maggiori presenze:

Sulla piazza si affaccia anche la banca Unicredit, edificio che, trovandosi di fronte alla cattedrale, rovina un po’ l’atmosfera:

Questa è via Francesco Selmi vista dalla piazza:

Da piazza Grande si arriva anche in un’altra piazza, più piccola e modesta: piazza XX Settembre. A destra c’è sempre la banca, e il davanzale che si vede è quello su cui due simpatici umarells si fermavano spesso a giocare carte. Anni fa scrissi un post su questi personaggi. La piazza è sinistra, dove c’è il palazzo rosso:

Eccola:

Adesso torno indietro:

E qui mi fermo, perché il mio umore m’impedisce di scrivere altro.