La regina e i sogni di gloria

Alcuni si stracciano le vesti per la morte della regina Elisabetta, commentando quest’avvenimento con toni decisamente sopra le righe. A volte, sono uomini e donne che neppure ricordano di avere nonni o parenti ormai vecchi, il cui decesso, quando arriva, li sfiora appena.

Mentre singhiozzano per Elisabetta, mi rammentano quelle persone che si dedicano con grande zelo al volontariato, visitando gli anziani soli, e però, nel frattempo, hanno collocato i propri genitori nelle cosiddette strutture protette.

Va bene, la regina è un pezzo importante della storia inglese. Ma un conto è valutarne la figura in maniera razionale, per l’impatto che ha avuto sulla sua nazione, un altro conto, invece, è dolersi e considerarla alla stregua di una persona cara. Sì, eravamo abituati a vederla, d’accordo; ma cerchiamo di mantenere le giuste proporzioni.

La verità è che spesso, in questi casi, ad attirare è lo sfarzo, quel lusso sfrenato al quale la grande maggioranza della popolazione mondiale non ha e non avrà mai accesso. Le regine, i principi e le principesse rappresentano un mondo “altro”, affascinante e per molti versi misterioso, reso sacro proprio dalla sua unicità e dai privilegi che lo puntellano, quei privilegi che molti vorrebbero avere.

Peccato, però, che tali privilegi costino parecchio alla collettività e che, nel lungo, complicato corso della storia, siano stati sempre ottenuti a colpi di violenze, crudeltà e durezze inenarrabili.

Bisognerebbe ricordarselo, per maturare un po’ e capire che le enormi diseguaglianze presenti nel mondo non sono effetti del caso.