Colazione all’aperto

Io, di mattina, non ho mai fame: bevo il caffè e il tè e mangio qualche biscotto, ma sempre con un po’ di riluttanza, sforzandomi molto. Forse questo è il motivo per cui, ogni tanto, mi piace pubblicare sul blog l’immagine di una tavola apparecchiata con cura per la prima colazione.

Ma una bella colazione richiede ritmi un po’ lenti, non troppo frenetici, ed è faccenda adatta ai giorni di festa e alle vacanze, quando le mattine sembrano dilatarsi all’infinito e la routine si sfalda per lasciare spazio a una giornata diversa dal solito.

A volte mi riprometto di farla come si deve, la colazione, almeno ogni tanto. Chissà se ci riuscirò.

(L’immagine è tratta qui: https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g1061121-d8336486-i192942656-Villa_Pisani_Bolognesi_Scalabrin-Vescovana_Province_of_Padua_Veneto.html)

La caduta di Draghi e Giuseppe Conte: il diritto di salvare il proprio partito

Dopo la caduta del governo Draghi, abbiamo assistito a commenti e dichiarazioni scomposte da parte di vari leader politici, impegnati ad accusarsi a vicenda della fine dell’esecutivo.

I toni sono forti e aspri, in alcuni casi melodrammatici e un po’ ridicoli: sembra quasi che la caduta di Draghi sia un reato di lesa maestà. Ma non è saggio tratteggiare il santino di Draghi, perché lascia intendere che, senza di lui, nessun politico sia in grado di mandare avanti il Paese. Ciò potrebbe anche essere vero, ma dichiararlo così apertamente non depone a favore di chi si straccia le vesti per la conclusione dell’esperienza draghiana.

Non condivido la violenza degli attacchi a Giuseppe Conte da parte di alcuni esponenti politici. Conte è il leader di un movimento che, dopo essersi affermato come primo partito alle elezioni del 2018, si trova ora in vertiginoso calo di consensi. L’appiattimento sulle posizioni di Draghi, che il M5S ha messo in atto negli ultimi mesi, è stato il canto funebre di un’esperienza politica al tracollo; in questa situazione, Conte non può fare altro che tentare un rilancio del suo movimento, occupando il vuoto lasciato da chi si dichiara di centrosinistra e invece persegue da anni politiche di centrodestra.

Forse si tratta di un suicidio elettorale, ma Conte ha il diritto e anche il dovere di tentare il salvataggio del suo partito, un’impresa assai più dignitosa dei voltafaccia di chi ha fatto carriera sfruttando il M5S per poi abbandonarlo. Ma si sa, quando la nave affonda i topi scappano.

A scanso di equivoci e per evitare commenti impropri, io non sono grillina. Però non mi piace la disonestà intellettuale di certa informazione.

Parlamento, democrazia e partiti: qualche riflessione

Un generale con le medaglie sul petto, un banchiere e un Parlamento in cui si discute poco perché, sempre più spesso, si ricorre al voto di fiducia: questa, in estrema sintesi, è la fotografia della situazione politica italiana degli ultimi mesi.

Con la scusa delle emergenze, lo spazio della democrazia si è ristretto e questa tendenza non mostra segni di cedimento. Intanto, si profila all’orizzonte il successo di una destra essenzialmente illiberale e attraversata da venature fasciste, con tutto ciò che questo comporta sul piano politico, sociale, economico e culturale. D’altro canto, nulla nasce a caso e sono tanti gli attori responsabili di questa situazione, compreso il centrosinistra.

Avremmo un gran bisogno di uno schieramento progressista autentico e impegnato a combattere le troppe diseguaglianze presenti nel nostro Paese, ma è un discorso vano, una perdita di tempo, perché tutti quanti sono impegnati a non intaccare lo status quo: guai a toccare i privilegi, guai a combattere seriamente l’evasione fiscale.

Un generale, un banchiere, un Parlamento che non svolge del tutto la sua funzione, una destra becera e volgare, un centrosinistra che non c’è o che arranca: la nostra condizione è questa. E infatti la percentuale di chi si astiene dal voto sta aumentando, perché ormai alcuni si sono stancati di andare ai seggi turandosi il naso.

Non è un quadro rassicurante.

Ricomincio

Sono stata assente a lungo, addirittura per dodici giorni. Una pausa dovuta, necessaria – un po’ d’ossigeno e tanti pensieri.

Una pausa, dicevo. Una pausa cui hanno contribuito vari fattori, tra cui l’eccesso di idee: avrei voluto scrivere a proposito di tanti argomenti e, proprio per questo, mi sono fermata. E poi avevo bisogno di una breve vacanza.

Adesso ricomincio, come se niente fosse.