Il mutamento

Il mutamento è inevitabile: stiamo per salutare la dolcissima stagione dei fiori. Bisogna abituarsi a nuovi colori, ad altre intensità, a giornate lunghissime e roventi, al desiderio di fuggire e al dovere di restare – di farsene una ragione.

Durante le fasi di passaggio, si oscilla fra l’ansia e il desiderio. Si vorrebbe dominare il futuro, costringerlo entro limiti e recinti, scrutarlo, indovinarne potenzialità e direzioni, sapere cosa ci porterà – cosa ci porterà l’estate, al di là del calore e delle nottate insonni.

Che rechi con sé con qualche dono, che sia clemente, che moderi un poco il suo narcisismo – questo speriamo.

Tracce d’estate

È un’immagine quasi estiva catturata la scorsa domenica in campagna, appena fuori città. Evoca il mese che si appresta a tornare, giugno, e l’estate spensierata degli inizi, ricca di promesse e d’infinite fantasie.

Mi sovvengono, così, le vacanze alla fine della scuola, benedette, e quel desiderio intenso, febbrile – una malattia – di chiudere la porta di casa e correre fuori, nel mondo, per abbracciarne ondulazioni e asperità.

Non sono l’unica, almeno credo, a rivedere quei giorni lontani, adesso che giugno è un’altra cosa, un’ombra o un pallido fantasma.

L’estate mia

Mi piace l’estate randagia, quella in cui decidi di andartene, andartene senza rendere conto a nessuno della tua esistenza, l’estate per vivere, vivere e basta – e che tutto vada in malora, senza sensi di colpa.

Mi piace l’estate in cui ti alzi presto una mattina, per infilarti in fretta in un sentiero e perderti fra gli alberi e i monti, e arrivare là, dove non sai, per tornare indietro o parlare col primo che capita – ché io non faccio distinzioni.

Mi piace l’estate in cui sentirmi il vento addosso, quello intollerabile dei giorni torridi – Dio, quanto li odio! -, ma gli abiti sono leggeri, il corpo mio una meraviglia e niente, niente costrizioni.

Mi piace quella smania di partire, di sapere, di fuggire – e ci provassero a trattenermi, vedrebbero ciò di cui sono capace, tutte le tempeste che so scatenare.

Mi piace l’estate vera, quella in cui ti siedi al tavolino di un bar in un posto che chissà come si chiama – ammesso che ce l’abbia, un nome – e aspetti il caffè, ti senti in pace con il mondo intero e ignori cosa ti porterà la notte – e chissà se ci ritorni, a casa.

Mi piace l’estate delle cene in giardino, del telefono spento, delle distanze, della libertà assoluta – quella che fanno in modo di toglierti per metterti in catene. Ma, cari miei, no, non mi avrete mai.

Stagioni e saggezza esistenziale

Accadde tanti anni fa, quando frequentavo le scuole elementari. In una fredda mattina di novembre, presi un quaderno e cominciai a descrivere tutti i mesi dell’anno per mezzo di disegni e frasi o frammenti di frasi. Dei disegni, ricordo soltanto una sciarpa colorata che, nella mia immaginazione infantile, rappresentava una delle caratteristiche fondamentali di novembre, insieme a un ombrello. E così, per un’intera mattinata di un giorno festivo, mi divertii a definire mesi e stagioni ricorrendo a colori e a pensierini sparsi.

Oggi, ripensandoci, mi accorgo che questo blog è la riproposizione, in forme diverse, di quel piccolo svago di tanti anni fa, uno svago che rispondeva a un’esigenza profonda, a un modo di afferrare la realtà e d’interpretarla che non è svanito col tempo, ma si è riaffermato ora in tutta la sua urgenza. Perché nel corso degli anni tutti noi cambiamo, è vero, ma la nostra essenza più profonda non va perduta.

Parlare delle stagioni non è soltanto un’occasione per suscitare emozioni, ricordi e fantasie. Il flusso delle stagioni è parte integrante del mondo della natura, di cui noi siamo frammenti; osservare le stagioni, allora, significa anche osservare se stessi e comprendere molto di ciò che si è.

Dalle stagioni possiamo ricavare numerosi insegnamenti sul modo migliore per compiere il viaggio della vita, pericoloso, ambiguo, irto di complicazioni ma affascinante.

Primavera: inizi, entusiasmo, semplicità

La primavera è il principio, il necessario inizio, perché, si sa, tutto comincia. E l’inizio reca con sé grande entusiasmo, un’energia istintiva e un po’ scomposta. La primavera è il camminare incerto fra timori e curiosità, fra l’osare e il trattenersi, tra l’andare avanti e il tornare bruscamente indietro. Ne sono prova le giornate miti e serene che d’improvviso si fanno cupe, il sole alto che si ritrae di colpo a causa della pioggia, il caldo e il freddo che si rincorrono in maniera caotica.

Il grande insegnamento della primavera è il valore della semplicità, rappresentato dai suoi fiori di campo, bellissimi e modesti, e dai suoi colori freschi, vivi e un po’ ingenui. Basta poco per essere felici: il cielo sereno, un bel campo verde, un albero rigoglioso, le margherite, il rumore della pioggia sui tetti. Non occorre affannarsi a cercare lontano: è tutto lì, davanti ai nostri occhi.

Estate: divertimento, spensieratezza, eccesso

L’estate è un desiderio profondo, una necessità cui non si sfugge: è la voglia di abbracciare il mondo senza riserve, di divertirsi, di fare baccano, di tralasciare imposizioni e doveri. L’estate è il giorno che vince sulla notte, il vivere randagio a scapito della permanenza, l’insofferenza alle regole, lo scherzo e la follia di una serata magica. L’estate è la giovinezza dopo l’adolescenza, il calore intenso delle passioni che bruciano fino a consumarci, la presunzione del sentirsi immortali, il bisogno di esagerare. L’estate è ostentazione, vacanza, senso di onnipotenza che sa trasformarsi in crudeltà.

L’estate c’insegna il valore del mondo esterno e della fisicità. C’è un momento in cui bisogna uscire nel mondo, osare, scontrarsi con esso, fare qualche follia. E non pensare troppo.

Autunno: introspezione, mistero, complessità

Ormai il mondo si è svelato, con le sue luci abbaglianti e le sue pochezze. Così, il fuoco dell’estate è destinato a spegnersi adagio, giorno dopo giorno. Scompaiono superficialità e ardori momentanei, e subentra la riflessione, lenta ma decisiva. L’autunno è il ripiegarsi per capire, chiedere spiegazioni, cogliere sfumature e differenze. È il piacere intenso dell’introspezione, ma senza severità, è il senso profondo del mistero che ci avvolge tutti, la vita indissolubilmente legata alla morte e la sensazione che non è tutto qui e ora. Adesso si cominciano a chiudere alcune porte e ad apprezzare le ombre, la nebbia, le distanze.

L’autunno c’insegna il valore della complessità. Dopo l’ebbrezza del mondo esterno, è indispensabile rientrare in se stessi e soffermarsi a capire, senza stancarsi, andando fino in fondo.

Inverno: severità, rigore, autosufficienza

Con l’inverno tutto è ormai compiuto: l’introspezione ha portato i suoi frutti, la comprensione è definitiva, le incertezze sono scomparse. Il freddo è molto intenso, i giorni sono scuri: adesso bisogna difendersi. L’inverno è rigore, severità, giudizio tagliente e senza appello, decisione irrevocabile. Non si può più procrastinare. È il momento di bastare a se stessi, di affilare le proprie armi, di preparare strategie per non farsi trovare impreparati.

Bisogna liberarsi di tutto ciò che è inutile e che impedisce di procedere, bisogna fare pulizia e conservare soltanto l’essenziale, per camminare senza fardelli. Tutto è chiaro e affilato come una lama lucente, che ci chiede di tagliare, tagliare subito e senza tentennamenti. Ora le porte sono davvero tutte chiuse.

L’inverno c’insegna il valore dell’autosufficienza, che è la condizione indispensabile per vivere senza farsi troppo male. Per essere sereni a dispetto di tutto.

Pensieri all’inizio di maggio

Chissà perché è successo. Sarà l’inizio di maggio, la dolcezza della primavera con i suoi umori altalenanti e le sue tenere incertezze – non lo so, non posso dirlo; ma per qualche giorno non ho scritto, pur desiderandolo. Ho lasciato che il tempo scorresse, che aprile finisse il suo cammino, e mi sono arresa all’assenza, la mia assenza. Ma ho fotografato il principio, il primo giorno di maggio, le tracce della stagione che avanza, e i campi macchiati di giallo e le nuvole in cielo e il turbamento che precede la pioggia:

La primavera è questa, la bellezza semplice dell’erba alta e dei fiori che nascono spontanei, per colorare i prati e lasciarsi guardare.