San Geminiano: si riparte

Oggi è San Geminiano, patrono di Modena. Nel 2021, a causa della pandemia, fu annullata la tradizionale fiera che si tiene ogni anno in centro storico. Queste celebrazioni hanno un ruolo di grande rilievo nel consolidare il patriottismo civico e il senso di appartenenza alla comunità. Perciò, quando vengono annullate, provocano amarezza e un po’ di rabbia fra i cittadini. Quest’anno, invece, nonostante i contagi, si è deciso di ripristinare la fiera modificando un po’ la distribuzione delle bancarelle, in modo da non creare eccessivi assembramenti. Mascherina e green pass rinforzato come condizioni d’obbligo, naturalmente, e poi via alla festa in centro storico.

La cosiddetta normalità sembra fare capolino tra di noi.

Un pensiero

Un blog come questo, piccino e casalingo, disperso nell’immenso oceano di internet, ha un suo scopo, anch’esso molto modesto: dispensare un po’ di bellezza, declinata in tante forme. Bei colori, bei paesaggi, armonie di parole e di pensieri. Questo perché, ogni giorno, siamo soffocati da bruttezze di ogni tipo e volgarità e insipienza.

Dopo una settimana piena d’impegni, che purtroppo mi hanno tenuta lontana da questo blog, ricomincio a scrivere così, affermando il nostro bisogno di bellezza, di serenità, di dolcezza.

Sabato pomeriggio, gennaio e passeggiata

Sono uscita in fretta, nel primo pomeriggio – il cielo terso a mitigare il freddo di gennaio, e la calma distratta di questa giornata lenta, che chiude il ciclo della settimana.

E sono arrivata qui, al parco di Villa Ombrosa, un lungo viale muto a guardarmi con benevolenza, nonostante gli alberi esausti e il dormire dei rami in attesa di tempi migliori:

Come per magia – che cosa buffa! – ho incontrato subito un piccolo felino, grigia e un po’ marrone e bianca la sua morbida pelliccia; ed è nato un bizzarro dialogo umangattesco, fatto di lunghi sguardi e goffi tentativi di contatto e diffidenza mista a curiosità – quel volersi sfiorare senza riuscirci del tutto:

Era vecchietta, la gattina, bellissima, col pelo un po’ arruffato dall’età e qualche piccolo problema a respirare. Una micetta di famiglia, si vedeva, anche se libera di divertirsi dentro al parco. L’ho lasciata accoccolare sul tavolo al sole, ché di afferrare qualche raggio di vita aveva un gran bisogno, e di nutrirsi di calore, quello che troppo spesso manca, a noi e a loro:

Poi mi ha guardato dolcissima e affettuosa, sebbene un po’ impaurita. L’ho vista strofinare il bel visetto sulla panca e fermarsi in un’attesa misteriosa:

Dopo si è acquattata come soltanto i gatti sanno fare, felice della mia presenza ma pronta a fuggire in fretta, al minimo scricchiolio di foglia morta. E allora l’ho lasciata in pace a sopportare l’inverno della vita, lei, la gatta, con i suoi segreti felini e quella calma quasi ultraterrena che di paradiso parla a tratti:

C’era persino un’atmosfera quasi dorata, come se gennaio non fosse tale, come se novembre fosse tornato entrando furtivo dal cancello aperto – voleva incontrarmi, desidero pensarlo:

Per un momento – quasi eterno, quel momento – sono diventata anch’io una gatta, ferma a lasciarmi accarezzare dal sole, immobile in quel piccolo angolo di alberi e di foglie secche. Finché ho capito che dovevo tornare, che da quei cancelli dovevo uscire, che la mia via era quella verso casa. E ho ripreso la strada, via Sanremo e poi via La Spezia, per arrivare dopo poco in un parco tutto differente, senza cancelli e senza reti – non ama nascondersi, lui, e del silenzio non sa che farsene:

Ed eccolo, il parco della Resistenza a gennaio, dominato dagli umori invernali. Se ripenso alla fine di ottobre, al rosso fuoco sui filari, alle foglie screziate di toni caldi e audaci, mi sento scossa, quasi tramortita. Ma questo è gennaio e va accettato tutto – persino capito, e in parte amato:

Sono quindici anni

Sono appena entrata nel blog e ho trovato gli auguri da parte di WordPress: Oltre il cancello, infatti, nacque esattamente quindici anni fa, il 12 gennaio 2007. All’epoca ne avevo un altro, di blog, e questo rappresentava soltanto uno svago fatto di estrema leggerezza, di pensieri semplici e quasi inconsistenti – un po’ come sedersi in un salotto e dire le prime cose che capitano, senza porsi problemi di profondità, quasi senza riflessione.

Ma poi Oltre il cancello è cresciuto ed è rimasto aperto e ha assunto toni e colori propri, una sua fisionomia, un suo spessore, tanto che a volte mi sembra che abbia una vita tutta sua, fatta di ore e di giornate particolari, e che mi aspetti quando sono immersa in altre faccende. Ogni tanto mi sembra addirittura che questo blog mi chiami o che mi rimproveri per qualche breve assenza. Ormai non oso neppure pensare di chiuderlo, perché mi sentirei in colpa – ma di fronte a lui, di fronte al blog che ormai è una creatura vivente a tutti gli effetti.

Non amo molto i compleanni, gli anniversari e le celebrazioni. Solo che quindici anni sono tanti, per un piccolo blog come questo, e allora qualcosa dovevo scrivere.

L’inverno racconta

Stamattina l’inverno ha tentato di regalarci la neve: alcuni fiocchi stanchi e dubbiosi, soltanto un’idea di neve, e poi il nulla, il nulla del cielo incolore. È rimasto lo sguardo gelido e intransigente di questo mese cupo, e l’inspiegabile bellezza degli alberi spogli.

È inconsueto, lo so, amare gli alberi in queste condizioni, gli alberi fragili e soli e circondati da tanta indifferenza; ma io ne colgo – non so come – lo stupore assorto, la profonda intelligenza, la misteriosa forza che a tutto sa resistere.

Non si dissolve mai, la vita, ma sempre ricomincia. E l’inverno questo ci racconta.

Guglielmo. E poi le rape, il castello, il bambino e i fiori

Come fare per trascorrere il nuovo anno con qualche consapevolezza in più? Quali strategie adottare per non rovinarsi troppo l’esistenza? Si possono evitare alcuni errori? Si può fare qualcosa di buono per sé e per gli altri?

Rivolgersi a Guglielmo, prego. Mai dimenticarlo: è la condizione indispensabile per camminare nel mondo senza commettere troppi errori. Ed è gratis, non si paga proprio: Guglielmo è disponibile con tutti e non pretende nulla in cambio. È stato lui a suggerirci di pensare alle soluzioni più semplici, senza moltiplicare gli enti all’infinito. Questo principio filosofico di primaria importanza può e deve essere usato nella vita di tutti i giorni, quella in cui sembra non accadere mai nulla e invece accade tutto: ebbene sì, il rasoietto di Occam funziona sempre, ci salva e c’impedisce di schiantarci contro troppi muri. Si scelgano sempre le risposte più semplici. Tizio ti offende? No, non è una strategia per conquistarti o per celare chissà che tormenti interiori: significa soltanto che ti disprezza e che devi tagliare la corda subito, se non vuoi perdere la tua serenità. Caio viene trovato in casa sua col cranio sfondato? No, non è stato un pazzo passato per caso o un extraterrestre, ma una persona conosciuta dalla vittima. Sempronio non ti cerca mai? Significa che non ti vuole. Il rasoio di Occam è formidabile, davvero. Procedere a colpi di rasoio vuol dire limitare i danni, limitarne tanti. E non è mica una cosa da poco, in questa valle di lacrime.

No! Per favore, le rape no! Non si cava sangue da una rapa, non c’è niente da fare. Se Asdrubale è cinico e anaffettivo, resterà tale fino all’ultimo e nulla potrà mai smuoverlo. Anzi, c’è il rischio che con l’età peggiori pure. Se Pupetta ti ha tradito dieci volte, ti tradirà anche l’undicesima volta. Se Agenore è tirchio come zio Paperone, non diventerà mai generoso, ma ti farà patire le pene dell’inferno finché morte non vi separi. Tradotto in corretto italiano: perché perdere tempo prezioso ed energie con persone mediocri o addirittura pessime? E perché cercare di attirare l’attenzione dei casi umani? Ce ne sono molti, di casi umani. E qualche domanda bisogna porsela se si va alla ricerca di soggetti simili, pensando di poterli cambiare. Non sarebbe più saggio disfarsi delle rape in fretta?

Il castello, signore e signori, il castello! C’è un momento giusto per aprirsi al mondo e c’è un momento giusto per chiudersi. Quando il freddo è eccessivo, quando la tempesta infuria, quando capita l’imprevedibile, bisogna difendersi e bisogna saperlo fare da soli o quasi. Il castello è un bellissimo simbolo di chiusura e di protezione. E, a volte, chiudersi in una fortezza è indispensabile, è l’unica garanzia di sopravvivenza.

Che il bambino sia sempre con noi. Ma sì, gli anni passano, è vero; dentro di noi, però, c’è sempre una parte un po’ bambina desiderosa di giocare e di scherzare e di combinare qualche marachella, proprio come ai vecchi tempi. Non bisogna vergognarsene e non è saggio reprimerla troppo, perché può regalarci gioia, creatività ed entusiasmo. Il nostro puer interiore, che ha bisogno di essere curato e protetto, coccolato e accudito, contribuisce alla nostra evoluzione e al nostro benessere.

Con un mazzo di fiori in mano. Sono meravigliosi, i fiori, tutti quanti. Sono simboli di bellezza, grazia, tenerezza, turbamento, fragilità, dolcezza. Ecco, per vivere bene occorrerebbe dispensare un po’ di fiori anche agli altri. Un bel gesto non guasta mai, un bel gesto fatto gratuitamente, senza attendersi nulla in cambio. Qualche volta bisognerebbe imparare a dare e non pretendere soltanto di ricevere: aiutare qualcuno in difficoltà, ascoltare, soccorrere, dire una parola buona, incoraggiare. Piccole cose, minuscole, eppure in grado di lasciare una traccia positiva e addirittura di mutare qualche destino. Ci si rifletta ogni tanto, giusto per dare un po’ di significato a questo passaggio stretto chiamato esistenza.