Vacanze e mutamenti

Questo è un post particolare, frutto di fantasia. Immagino me stessa in vacanza in due momenti storici diversi, il 2021 e il 1987. I gesti e i pensieri non possono essere gli stessi, perché troppe cose sono mutate, intorno a noi e dentro di noi.

Montagna, 2021, vacanze estive. Sono seduta a un bar, è mattina, mi rilasso. Mentre aspetto il dolce e il caffè, invio il buongiorno a una ventina di contatti su Whatsapp. Ho scaricato un’immagine da Google, una di quelle col giorno della settimana già stampato, così auguro a tutti buon lunedì senza nessuno sforzo, senza dover neppure aggiungere un pensiero. Qualche minuto ed è fatto.

Arrivano il dolce e il caffè, comincio a mangiare e ricevo un messaggio su Uozzappa. Guardo e vedo un buon lunedì con un’immaginetta ripresa da Google – facciamo tutti così. Chiudo subito, l’ho appena guardata, non mi soffermo mai più di qualche secondo. Poi, mentre mangio, nuovi squilli che segnalano altri buongiorno. Non li guardo neppure, rimando tutto a un altro momento. Vado su Google, cerco le news, leggo i titoli, tento di capire cosa m’interessa, ma le notizie sono troppe, si accavallano, si rincorrono senza posa. Per fortuna sono in grado di distinguere tra vere notizie e patetici articoli acchiappa clic, ma talvolta questa bulimia di articoletti e post di ogni genere mi fa girare la testa, quasi come se mi trovassi in mezzo a un chiasso infernale. Mi stanco presto e chiudo Google. Finita la colazione m’incammino per una passeggiata. Pochi passi, squilla il telefono, stavolta rispondo. Due o tre parole per confermare il mio ritorno a casa a mezzogiorno circa. Continuo a camminare, mi arrivano altri messaggi, foto di amici e parenti in vacanza, abbronzature, arie felici. So tutto quello che fanno, brevi messaggi m’informano di ogni cosa. Intanto cammino, il paesaggio è meraviglioso e posso sbizzarrirmi a fotografare gli angoli che preferisco, senza limiti di nessun tipo. Al massimo scarterò le foto peggiori. Poi arriva l’ora di tornare a casa. Non ho portato la macchina, ma poco importa: sui bus si viaggia bene, sono silenziosi, puliti e c’è persino l’aria condizionata.

Montagna, 1987, vacanze estive. Sono seduta a un bar, ad alcuni chilometri da casa. Aspetto il dolce e il caffè e, nel frattempo, sfoglio alcune riviste che ho comprato all’edicola qui vicino. Mi piace il profumo della carta dei giornali ancora nuovi, tanto che spesso avvicino le pagine al volto per poterlo sentire meglio. Il mio rapporto con la lettura e la scrittura, infatti, è fisico, intensamente carnale: devo toccarle, le pagine, devo sentirle con il tatto e l’olfatto, sono oggetti concreti preziosi. Non finiranno subito nella spazzatura, alcune riviste si salveranno, le rileggerò, poi forse ne darò una o due a qualche parente. Facciamo sempre così, ce le scambiamo, è un’abitudine.

A un certo punto mi alzo e vado a passeggiare. Mi vengono in mente le amiche lontane, qualcuna al mare, qualche altra in montagna; ci rivedremo fra un mese circa e parleremo delle vacanze, racconteremo qualche sciocchezza, ci lamenteremo della noia di certe giornate. Poi ricominceremo con i nostri svaghi, gli incontri della domenica pomeriggio, le vasche in centro storico. Ma intanto sono qui, sto bene, il tempo scorre a rallentatore, le vacanze sembrano infinite, e questa lontananza da tutto e da tutti, questa lunga pausa, non può che farmi bene.

Adesso mi piacerebbe scattare qualche foto, e allora devo scegliere con cura, devo concentrarmi sui panorami più belli, perché non voglio usare più di un rullino. Le cartoline, invece, le acquisterò la prossima settimana con calma, quando tornerò a comprare altre riviste. Dopo un’ora di vagabondaggio e di pensieri lenti, vado alla fermata della corriera. Per fortuna il viaggio è breve, perché l’odore di benzina, sul mezzo, è molto fastidioso. Ma il percorso sarà piacevole, mi sentirò in compagnia, perché in corriera nessuno si preoccupa di parlare a voce bassa e c’è sempre qualche estraneo che mi rivolge la parola.

  1. So di averlo già scritto più di una volta; torniamo indietro Romina, torniamo là, a quel tempo, a quella vita, questa non mi appartiene più da cosi tanti anni ormai.
    Ti voglio bene, ma questo lo sai già.
    Buona serata

    Filippo

    • Anch’io l’ho già scritto, Filippo: vorrei trascorrere almeno un fine settimana al mese negli anni Ottanta, i “mitici” per eccellenza. Ma non c’è una macchina del tempo che possa aiutarmi. 😆

      Il bene è ricambiato.
      Buona serata anche a te.

  2. E che dire, Romina? Che il paragone neanche si pone? Che l’estate 2021 è un’immagine, e basta? Che l’estate 1987 è un’immagine a tre dimensioni, con colori, persino odori? E che indietro non si torna, non importa quanto lo desideriamo…

    • Ciao, Silvia.
      Anche secondo me il paragone non si pone neppure: non c’è confronto. Però chi non ha vissuto quella stagione non può capire.
      Fra le altre cose, vivevamo la dimensione dell’attesa, sempre ricca di emozioni che invece scompaiono quando puoi avere tutto subito.

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