Parchi in città

Oggi ho finalmente visitato, per la prima volta nella mia vita, il parco di villa Ombrosa. Non che sia un evento di capitale rilevanza; però da mesi avevo quest’idea, questo piccolo tarlo, un domandarmi spesso perché non me ne fossi interessata prima, perché non l’avessi cercato, questo povero parco. E così è nato il desiderio di vederlo, pur sapendo che è piccolo – poco più di 9000 mq -, defilato e lontano da casa mia. Mi piace pensare che sia stato lui, il parco, a chiamarmi d’improvviso, a insinuarsi nella mia mente per motivi incomprensibili.

All’andata ho preso l’autobus, il 3, soltanto per fare un percorso nuovo, soltanto per salire su un bus a me sconosciuto. Sono scesa in via La Spezia, ho girato a sinistra lungo via Sanremo e poi ancora a sinistra, in via Levanto. Qui ho trovato un piccolo cancello dal quale si accede al parco:

Questo è il lungo viale del parco, fiancheggiato da bellissimi alberi. L’immaginazione corre rapida all’autunno, a come diventerà questo viale nella dolcissima stagione delle foglie morte:

A destra si apre l’area dedicata ai giochi per i bambini:

Si affaccia sul parco La Casa delle Donne:

Altre immagini del parco:

Al ritorno ho percorso a piedi via La Spezia per arrivare al parco della Resistenza e da lì proseguire verso casa. Di questo parco così particolare, che rievoca la campagna in città, ho già parlato qualche giorno fa. Oggi ho scattato altre foto:

Quello che è stato

L’effetto è strano, dopo lunghi giorni d’inferno estivo: il cielo pervaso da toni grigi, la pioggia quasi trasparente e l’aria fresca sembrano un prodigio o una grazia. Non si sa se sia primavera oppure autunno, o magari entrambe le stagioni fuse in un abbraccio per regalarci alcune ore di tregua.

Ma io ora rammento l’autunno, quello che è stato, lunghi anni di colori intensi e piogge maestose – su di noi, da qualche parte esistono ancora, da qualche parte aspettano.

Dietro quella porta nulla si è concluso; ma la chiave, occorre trovare la chiave – e ci riusciremo. Dopo sarà tutto come allora, anche l’autunno, i pomeriggi nebbiosi, l’attesa del tramonto – e camminare lungo il corridoio, e incontrarci, e sapere che non avrà fine.

Campagna in città

Ieri, nel tardo pomeriggio, sono andata a visitare per la prima volta uno dei parchi più grandi della città: il parco della Resistenza. Mi vergogno, però l’ammetto: ho vissuto così a lungo in centro storico, circondata da ogni comodità, che per anni e anni non ho visitato le periferie, neppure quelle prossime al centro; e i parchi che frequentavo erano soltanto quelli del mio quartiere: il parco delle Rimembranze e i giardini Ducali. Tutto il resto per me non esisteva.

Adesso ho deciso di cambiare e di percorrere tutta la città quartiere dopo quartiere, compresi i tanti parchi che non conosco, alcuni dei quali sono molto grandi. Il parco della Resistenza è enorme e vi si accede, per chi abita nella zona di Buon Pastore, da strada Morane all’altezza dell’Esselunga. Negli ultimi due anni, pur frequentando l’Esselunga ogni settimana, ho sempre evitato di entrare nel parco perché ciò che vedevo dalla strada non mi entusiasmava:

Addentrandosi a poco a poco, si ha l’impressione di trovarsi in aperta campagna. E infatti è questa la peculiarità del parco, che si distingue così dai tipici parchi cittadini: nel disegnarlo si è deciso di rievocare il mondo rurale, con la presenza di vitigni, balle di fieno e sentieri attraversando i quali sembra di isolarsi dal resto del mondo.

A un certo punto sono arrivata all’uscita del parco verso via Legnano, passeggiando un po’ a caso. Può sembrare assurdo, ma il parco è talmente grande che ho avuto bisogno delle indicazioni dello smartcoso per non perdermi, considerando anche che il mio senso dell’orientamento oscilla fra il ridicolo e il patetico. Per dirne una, non sapevo neppure che esistesse una via Legnano.

Ma poi sono rientrata subito nel parco, sempre più stupita di fronte a un paesaggio di questo tipo:

La luce del tramonto regala bellezza e poesia a qualsiasi angolo di mondo:

Ed eccomi tornata al punto di partenza, verso strada Morane. Mentre camminavo, ho avuto l’impressione di riemergere da una dimensione remotissima:

Strada Morane era molto trafficata, come in un qualsiasi giorno dell’anno, anche se ho saputo immortalare Gigetto prima che arrivassero le automobili davanti al passaggio a livello. Per la cronaca, Gigetto è il trenino che collega Modena a Sassuolo e che qui passa in prossimità dell’Esselunga:

Non ho potuto visitare tutto il parco, perché non avevo tempo sufficiente a disposizione. Però ho intenzione di tornare a esplorarlo meglio per poi passare nel parco contiguo, il parco delle vittime dell’Olocausto, che è concepito allo stesso modo, ossia come un angolo rurale in città.

Il motivo per cui ieri mi sono decisa ad andare al parco della Resistenza è la curiosità nei confronti di un altro parco, il parco di Villa Ombrosa, che si trova sulla strada Vignolese, che non ho mai visto in vita mia e che, da quanto si racconta, si caratterizza per la presenza di bellissimi alberi. Da molto tempo mi sono fissata con questo parco, sebbene non ne capisca le ragioni. È molto lontano da dove vivo, ma raggiungibile attraversando il parco della Resistenza fino a via La Spezia. Credo proprio che approfitterò della relativa calma di fine agosto per visitarlo. 🤗

Passeggiata in città

Cosa succede se la terribile calura estiva ci regala una piccola tregua? Succede che si possa finalmente camminare un po’, andando alla riscoperta di strade e quartieri dimenticati o lasciati da parte per semplice disinteresse.

A cinque minuti da casa mia c’è il quartiere Sant’Agnese vecchia. Insieme al centro storico e al Buon Pastore, è considerato uno dei migliori quartieri della città. Si distingue in modo particolare per un’alta concentrazione di ville, soprattutto liberty, e di palazzi di lusso, oltre che per essere un’area molto verde. Ieri, approfittando della giornata abbastanza mite, ho deciso di visitarlo scattando qualche foto, giusto per divertirmi un po’, senza pretese.

Via Vedriani è piena di alberi e molto silenziosa. Ci si passeggia volentieri:

Anche via Archirola riserva belle sorprese:

Via Valdrighi, verdissima e con molti palazzi “blindati” dagli alberi:

Da via Valdrighi si raggiunge la chiesa di Sant’Agnese, parrocchia del quartiere, che si affaccia su piazzale Annibale Riccò:

Ed ecco la chiesa:

Viale Moreali, largo, verde e pieno di traffico, anche se l’ho fotografato in un raro momento di pace:

Via del Gambero, una laterale di viale Moreali:

All’angolo con via Malmusi ci accoglie una casa in disfacimento:

Al ritorno, una bella palazzina in via Prampolini:

Il bello dell’estate, nonostante tutto

Affacciarsi e trovare sotto casa il verde rigoglioso degli alberi, durante l’estate, è una delizia per gli occhi e per lo spirito. Ma in primavera e d’autunno lo spettacolo diventa poesia.

Quando la sera si distende adagio sulla città, sembra che anche gli alberi, come gli esseri umani, si apprestino al riposo, a un sonno ristoratore.

Le sere d’estate riconducono sempre al passato, a spazi di libertà e divertimento ormai perduti. Però, nonostante lo scorrere degli anni, guardare le stelle nel cielo scuro conserva intatto il suo fascino, come se nulla fosse cambiato dal tempo in cui quelle stelle un valore l’avevano ancora, almeno per qualcuno di noi.

Ed è piacevole, per me, osservare i passanti dall’alto, cercare d’indovinarne le intenzioni, persone in bicicletta e a piedi, gente che vuole svagarsi, passeggiare, uscire da casa quando il sole è scomparso e finalmente si può respirare. E tutto avviene secondo lo stile dell’estate, quel camminare lento quasi senza meta, quel gusto un po’ anarchico di muoversi a caso o all’ultimo momento, per il puro piacere di farlo. E gli scoppi di risa, i ragazzi che si fermano agli angoli delle strade, il cinema estivo all’aperto, musica e canzoni in lontananza – tutto invita a non preoccuparsi, a lasciare andare. Il bello dell’estate, nonostante tutto.

Intanto, alle 19 e 34, il sole è ancora rovente, ma il cielo giallo merita di essere immortalato:

E poi il cielo cambia e i colori, alle 20 e 35, sono una meraviglia:

Un pensiero e un grazie

Sono giorni molto tristi, giorni di rabbia profonda. Gli incendi che hanno colpito e che continuano a colpire vaste aree del nostro Paese – e non solo – sono una ferita profonda, una catastrofe devastante. E la colpa è nostra, perché nella stragrande maggioranza dei casi sono roghi appiccati volontariamente dagli esseri umani, che si dimostrano ancora una volta i peggiori abitanti di questa povera Terra. Spesso, guardandomi intorno e vedendo le tante crudeltà di cui siamo responsabili, penso che se ci estinguessimo tutti in blocco il pianeta intero ne ricaverebbe un gran beneficio.

Ma poi mi sovviene un altro pensiero, e cioè che ogni tanto, su questa Terra martoriata, passano fugacemente anche persone di tutt’altro genere, persone che trascorrono la vita impegnandosi ad alleviare le sofferenze altrui, a testimoniare l’importanza e la necessità della pace, del rispetto, della tolleranza. E questo un po’ mi consola.

Grazie a Gino Strada, grazie di tutto.

Vacanze e mutamenti

Questo è un post particolare, frutto di fantasia. Immagino me stessa in vacanza in due momenti storici diversi, il 2021 e il 1987. I gesti e i pensieri non possono essere gli stessi, perché troppe cose sono mutate, intorno a noi e dentro di noi.

Montagna, 2021, vacanze estive. Sono seduta a un bar, è mattina, mi rilasso. Mentre aspetto il dolce e il caffè, invio il buongiorno a una ventina di contatti su Whatsapp. Ho scaricato un’immagine da Google, una di quelle col giorno della settimana già stampato, così auguro a tutti buon lunedì senza nessuno sforzo, senza dover neppure aggiungere un pensiero. Qualche minuto ed è fatto.

Arrivano il dolce e il caffè, comincio a mangiare e ricevo un messaggio su Uozzappa. Guardo e vedo un buon lunedì con un’immaginetta ripresa da Google – facciamo tutti così. Chiudo subito, l’ho appena guardata, non mi soffermo mai più di qualche secondo. Poi, mentre mangio, nuovi squilli che segnalano altri buongiorno. Non li guardo neppure, rimando tutto a un altro momento. Vado su Google, cerco le news, leggo i titoli, tento di capire cosa m’interessa, ma le notizie sono troppe, si accavallano, si rincorrono senza posa. Per fortuna sono in grado di distinguere tra vere notizie e patetici articoli acchiappa clic, ma talvolta questa bulimia di articoletti e post di ogni genere mi fa girare la testa, quasi come se mi trovassi in mezzo a un chiasso infernale. Mi stanco presto e chiudo Google. Finita la colazione m’incammino per una passeggiata. Pochi passi, squilla il telefono, stavolta rispondo. Due o tre parole per confermare il mio ritorno a casa a mezzogiorno circa. Continuo a camminare, mi arrivano altri messaggi, foto di amici e parenti in vacanza, abbronzature, arie felici. So tutto quello che fanno, brevi messaggi m’informano di ogni cosa. Intanto cammino, il paesaggio è meraviglioso e posso sbizzarrirmi a fotografare gli angoli che preferisco, senza limiti di nessun tipo. Al massimo scarterò le foto peggiori. Poi arriva l’ora di tornare a casa. Non ho portato la macchina, ma poco importa: sui bus si viaggia bene, sono silenziosi, puliti e c’è persino l’aria condizionata.

Montagna, 1987, vacanze estive. Sono seduta a un bar, ad alcuni chilometri da casa. Aspetto il dolce e il caffè e, nel frattempo, sfoglio alcune riviste che ho comprato all’edicola qui vicino. Mi piace il profumo della carta dei giornali ancora nuovi, tanto che spesso avvicino le pagine al volto per poterlo sentire meglio. Il mio rapporto con la lettura e la scrittura, infatti, è fisico, intensamente carnale: devo toccarle, le pagine, devo sentirle con il tatto e l’olfatto, sono oggetti concreti preziosi. Non finiranno subito nella spazzatura, alcune riviste si salveranno, le rileggerò, poi forse ne darò una o due a qualche parente. Facciamo sempre così, ce le scambiamo, è un’abitudine.

A un certo punto mi alzo e vado a passeggiare. Mi vengono in mente le amiche lontane, qualcuna al mare, qualche altra in montagna; ci rivedremo fra un mese circa e parleremo delle vacanze, racconteremo qualche sciocchezza, ci lamenteremo della noia di certe giornate. Poi ricominceremo con i nostri svaghi, gli incontri della domenica pomeriggio, le vasche in centro storico. Ma intanto sono qui, sto bene, il tempo scorre a rallentatore, le vacanze sembrano infinite, e questa lontananza da tutto e da tutti, questa lunga pausa, non può che farmi bene.

Adesso mi piacerebbe scattare qualche foto, e allora devo scegliere con cura, devo concentrarmi sui panorami più belli, perché non voglio usare più di un rullino. Le cartoline, invece, le acquisterò la prossima settimana con calma, quando tornerò a comprare altre riviste. Dopo un’ora di vagabondaggio e di pensieri lenti, vado alla fermata della corriera. Per fortuna il viaggio è breve, perché l’odore di benzina, sul mezzo, è molto fastidioso. Ma il percorso sarà piacevole, mi sentirò in compagnia, perché in corriera nessuno si preoccupa di parlare a voce bassa e c’è sempre qualche estraneo che mi rivolge la parola.

Sera di agosto

Ieri il sole è tramontato alle 20 e 36 e, in circa mezz’ora, l’ombra scura della notte è calata su di noi, come un abbraccio silenzioso dopo la giornata afosa. Di agosto amo questo, la luce che comincia a indebolirsi adagio e a cedere minuti preziosi alla sera, ormai più forte e appagata – la furia di luglio si è spenta.

(La torre bianca in lontananza, nell’ultima foto, è la Ghirlandina, in centro storico)

Scuro ad agosto

Viale Muratori questa mattina. L’ombra lieve dell’autunno è comparsa furtiva, un’ora di pioggia e il vento a passeggio lungo le strade a rammentarci ciò che sarà. Un’ora di respiro e l’acqua sulla pelle, le gocce frenetiche sugli alberi e l’ombrello aperto, quasi un sogno. Poi l’estate è tornata fiera e audace, perché agosto è soltanto suo. Ma quell’intermezzo, quel rapido passaggio, che emozione.

Largo Aldo Moro, centro storico.