Lettere, messaggi, spionaggio e vapore

Nel palazzo della mia infanzia viveva la signora Fernanda, di cui ho parlato più volte sul blog. Estroversa, scherzosa, chiacchierona e un po’ ingenua, amava raccontare vita, morte e miracoli delle persone che risiedevano nella nostra strada e in zone limitrofe. Era un specie di Gazzetta umana, insomma, la Novella2000 di via Savani. Va detto però che le sue chiacchiere non erano malevole, che la brava donna era in genere ben disposta verso tutti e che raccontava anche molti aspetti della sua biografia, senza filtri e senza limiti.

Un giorno, al colmo di uno dei suoi eccessi di apertura, la signora Fernanda disse candidamente a mia madre: “Ma è facile leggere la posta altrui: dalle cassette si riesce a prelevarla bene e poi basta mettere le buste delle lettere sul vapore, per aprirle”. L’ovvia conseguenza di questa esternazione fu una maggiore sorveglianza della nostra cassetta postale da parte di mia madre, fino a quel momento ignara del vizietto della nostra vicina.

Attualmente la simpatica tecnica del vapore come mezzo per lo spionaggio è sorpassata, perché le lettere sono quasi estinte, al pari delle cartoline. Con la rivoluzione delle comunicazioni e il possesso selvaggio di smartcosi e affini, l’unica via per carpire i segreti di amici, fidanzati/e, coniugi, parenti et similia consiste nel latrocinio rapido, cioè nella veloce sottrazione dello smartcoso nei rari momenti in cui il possessore se ne separa. Tizio corre al gabinetto dimenticando la sua preziosa tavoletta elettronica in cucina? Ecco la moglie/fidanzata/amica che piomba sull’oggetto con l’avidità di un rapace a digiuno da una settimana, e comincia a cliccare tutto il cliccabile alla ricerca di ogni tipo di sconcezza. Si narra di liti furibonde tra fidanzati e novelli sposi a causa di strani messaggini su Uozzappa o fotografie dalla provenienza ambigua. Amicizie interrotte, rotture varie e divorzi a causa di un uso disinvolto dei social sono destinati a moltiplicarsi.

Certo, il furto rapido e indolore dello smartcoso è inapplicabile ai vicini di casa: non è che si possa rubare il telefonino della vecchietta del terzo piano, o dello strafigo scapolo che incontriamo in ascensore due volte a settimana. E allora il pensiero torna agli intrallazzi caserecci dei bei tempi che furono, al pentolone pieno d’acqua sapientemente collocato sul fornello acceso dalla cara signora Fernanda e da tutte quelle come lei. Le immaginiamo nelle loro cucine, queste signore, col grembiule addosso e la lettera rubata in mano, in frenetica attesa dell’ebollizione della pentola; e poi, quando il vapore ha fatto il suo corso e la busta ha ceduto di schianto, le vediamo intente a decifrare la calligrafia del mittente, ignaro del triste destino della sua lettera, che però sarà di nuovo imbustata e ricollocata nottetempo nel suo luogo naturale, la cassetta del povero vicino gabellato senza pietà.

Ma insomma, vogliamo mettere il fascino del pentolone con quello del furto rapido di smartphone? Comunque la si pensi, un consiglio è d’obbligo: se si decide di darsi al furto di telefonini, lo si faccia almeno alla maniera di Arsenio Lupin, l’impareggiabile ladro gentiluomo. Con classe, disinvoltura, eleganza, spirito giocoso, ironia. E, dopo aver scoperto la sospettata nefandezza, si chiuda la relazione con garbo, perché è sempre meglio perderli/e che trovarli/e.

  1. I social network e gli smartphone (nonché la diabolica accoppiata tra i due) stanno ingrigendo le nostre vite, di questo sono consapevole, ma non avevo pensato a questo aspetto 🙂 chissà quante altre cose ci stiamo perdendo, senza nemmeno accorgerci

    • Con smartphone e affini siamo facilitati in molte cose, e ciò conduce a volte a impigrirsi e ad avere comportamenti molto superficiali. Quando certe comodità non c’erano, invece, bisognava aguzzare l’ingegno.
      Io qui mi sono soffermata su fatti comici per divertirmi un po’, però è vero che l’uso del vapore è più creativo del furto dello smartphone, perché presuppone uno sforzo mentale maggiore, significa ragionare sulle proprietà del vapore. 😆😂
      Ciao, Phileas.

  2. Penso che partire da una situazione divertente sia un ottimo modo per portare a una riflessione su qualcosa di molto attuale e, per certi aspetti, preoccupante. Mi accorgo anche che il nostro cervello, per esempio, tra un libro e lo smartphone ci porta a prendere in mano il secondo. Se non facciamo un piccolo sforzo per andare contro questa pigrizia mentale rischiamo davvero di chiuderci in un modo comodo ma solo virtuale

    • Concordo: bisogna cercare di sforzarsi. Per chi è abituato a leggere da sempre è più facile evitare la dipendenza da tavoletta elettronica, anche se la tentazione di attaccarsi tenacemente allo smartphone incombe.

  3. Mi è piaciuto questo sfizioso raccontino. In realtà non ho mai pensato che il metodo della pentola potesse permettere a una persona forse eccessivamente curiosa di soddisfare le sue manie.
    Un po’ mi fa pena questa donna che, per non avere una vita propria, vive la vita degli altri.
    Io in verità non sono mai stata così curiosa, ho sempre pensato ai fatti miei e c’è stato un periodo in cui l’ho considerato un difetto non avere mai nulla da raccontare sulle persone. Ma mio marito è sulla stessa lunghezza d’onda, per lui la privacy è un valore così importante che non chiede mai nulla per non urtare la sensibilità degli altri. Ma io gli dico che il suo è piuttosto disinteresse e indifferenza.

    • Anch’io sono come te: non m’interesso delle biografie altrui, non sono mossa da curiosità morbose. E poi non voglio essere invadente. Ma ho conosciuto parecchie persone inclini a farsi sempre i fatti altrui e anche a inventarseli. Nelle città di provincia è uno sport molto praticato, purtroppo.
      Ciao, Paola.

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