Estate e vita randagia

Estate e libertà sono un binomio inscindibile, almeno nell’immaginario di molti. Il caldo, gli abiti leggeri e spesso informali, le giornate lunghissime e la possibilità delle ferie sono tutti elementi che, insieme, concorrono a farci desiderare spesso di fuggire via e di abbandonare regole, imposizioni, schemi esistenziali preordinati. All’estate si addice il vivere randagio, andare per il puro gusto di farlo, muoversi per il piacere di non starsene fermi e per lacerare le fitte regole che irrigidiscono la quotidianità.

A proposito di vita randagia – vita da gatta senza padrone -, mi tornano spesso alla memoria certe piccole gite che facevo ad agosto durante l’adolescenza, mentre mi trovavo in appennino. Per vincere la monotonia degli interminabili pomeriggi estivi, a volte viaggiavo in Vespa con mia cugina da un paese all’altro, senza una meta precisa, senza un piano o uno scopo, soltanto per sentirmi il vento sui capelli e per fantasticare. Durante questi svaghi, mi piaceva fermarmi nei bar delle frazioni più remote, perché erano locali semplici, bar alla buona, posti in cui, quando entravi, il titolare ti guardava un po’ stralunato e incuriosito; e si capisce, certo, non aveva mai visto prima la tua faccia e comprendeva al volo che venivi dalla città, che eri lì soltanto per l’estate, che ti annoiavi e che avevi bisogno di qualcosa, probabilmente un gelato. Quei bar così spartani, coi tavolini senza tovaglie e un’atmosfera un po’ decadente, rappresentavano per me un altro fondamentale tassello verso la libertà, verso una condizione di vita più vicina alla natura, più spontanea, senza lacci e artifici. Una condizione di vita di cui avevo bisogno dopo la lunga prigione invernale.

Credo che ci fosse una certa saggezza, in tutto questo: io volevo lasciarli scorrere, i giorni, per indovinarne l’essenza, per avvicinarmi al loro essere più profondo, per afferrarne l’autenticità. Era questa l’estate vera, l’estate che mi suscitava strani umori, quelli che mi saltavano addosso d’improvviso e mi ghermivano; e allora nulla contava se non partire, andare via, lasciare che il vento mi guidasse verso la libertà.

(In foto il Lago Santo, in provincia di Modena. L’immagine è tratta da: https://siviaggia.it/idee-di-viaggio/lago-santo-modenese-cosa-fare/272785/)

  1. Sono giorni che non torneranno più quelli, perché il tempo ci ha separato. E mi dispiace pensare che oggi quelle sensazioni non esistono piu, non c’è possibilità di provarle per le nuove generazioni. Forse in qualche residuo paesino sperduto, voglio sperare. P. S. Romina sono sparito per un periodo, perché non mi ci trovavo più qui sopra, ora sono tornato, ho cancellato il vecchio blog e ricominciato da zero. Vieni a trovarmi. 😄🤗

    • E pensa che io qualche volta sogno di correre ancora in Vespa su quelle strade.

      Comunque ad agosto quel lago assomiglia a una spiaggia della Romagna, per quanto è affollato. 😱

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