La nuova stagione: ricominciare, accogliere, capire

L’estate meteorologica è cominciata e, lo si voglia o meno, è già diventata parte di noi. Non si resta mai indifferenti di fronte all’arrivo di una nuova stagione, ma ci s’interroga, si fanno i conti col presente e col passato, si tessono trame per il futuro. Una nuova stagione è sempre un ricominciare, il dover necessariamente lasciare alle spalle un periodo per abbracciarne un altro. La nuova stagione s’impone, non ci è consentita la facoltà di rifiutarla: accade, è un fatto, è un dato. Non la scegliamo, ma con essa dobbiamo fare i conti. Ecco che si apre, allora, il problema dell’accoglienza, del fare spazio, del permettere al diverso di entrare nella nostra quotidianità per diventarne parte.

Non è mai semplice accogliere, perché ciò richiede una certa apertura mentale, uno sforzo, la capacità di modificare abitudini radicate, la volontà di ascoltare e di capire senza rinchiudersi nella fortezza del proprio ego, delle proprie opinioni, della propria meschinità. In questo senso il passaggio da una stagione all’altra ci pone di fronte a noi stessi, a ciò che siamo veramente, alla nostra grandezza e ai nostri limiti, come sempre accade nei momenti decisivi dell’esistenza.

Al di là di tutte queste considerazioni, resta il dato essenziale che niente e nessuno può scalfire: il passaggio arriva, il cambiamento è in atto, la nuova stagione è qui. La saggezza consiste nel cercare di adattarsi, inventando strategie, recuperando memorie, prendendosi cura di ciò che siamo.

  1. Accogliere è una bella cosa, proprio perché richiede apertura mentale. E le aperture mentali, come ogni altra apertura, sono sempre verso l’interno.

    Sul prendersi cura di ciò che siamo, però, sono impreparato. Forse il modo di farlo è quello di prendersi cura delle persone che amiamo. Essere essendoci.

    • Sì, prendersi cura delle persone che amiamo è un modo per prendersi cura di sé, perché ci consente di conoscerci meglio e di lasciar emergere il meglio che è in noi.

  2. La penso come te, Romina, l’arrivo di una nuova stagione impone sempre un adattamento,soprattutto mentale…abbigliamento diverso, un ritmo diverso, in particolare nella gestione del tempo libero, e questo lo si avverte in maniera in modo più marcato all’arrivo dell’estate…l’unica cosa che mi auguro è che il caldo non sia esagerato…per una volta

  3. ” La nuova stagione s’impone, non ci è data la facoltà di rifiutarla: accade, è un fatto, è un dato. Non la scegliamo, ma con essa dobbiamo fare i conti ” …..” La saggezza consiste nel cercare di adattarsi, inventando strategie, recuperando memorie, prendendosi cura di ciò che siamo.”…se ci pensi, il ” succo del tuo post ” è quello che in natura fanno i fiori e gli alberi al cambio delle stagioni, non si fanno tanti problemi perchè il ciclo della vita non dipende da loro….e quando noi esseri umani capiremo che la Terra (teoricamente ha 4.5 miliardi di anni) ci ospita da solo 500000- 250000 anni (periodo in cui i primati comparvero per gli scienziati) , probabilmente ci faremo un’idea di quello che rappresentiamo😔

    • La consapevolezza di essere nulla rispetto al Tutto crea un terribile senso di smarrimento, è vero. Però la scienza è un’attività umana, umanissima, e, in quanto tale, procede per errori. Alcune delle granitiche convinzioni che abbiamo ora probabilmente saranno ribaltate quando non ci saremo più. E si tratterà anche di questioni che riguardano l’origine dell’universo. Il sapere è sempre in cammino. Anche questo, a ben guardare, è fonte di sconcerto e smarrimento. 😑 Non se ne esce.
      Buona domenica, Claudio.

  4. Hai ragione non ne usciamo perché penso che gli scienziati non sono sempre sopra le parti, sempre ligi, distaccati e non influenzabili! Anzi penso che siano testardi e bugiardi pur di non rinnegare le loro convinzioni!! Per capirci non credo in tutto quello che ci hanno propinato da sempre😥

    • La conoscenza procede proprio così, per errori. Sai qual è il vero abbaglio? La divinizzazione della scienza. Alla scienza bisogna affidarsi, perché ci consente di conoscere molte cose ed è l’unica via per tentare di capire il mondo, ma non bisogna cadere nell’errore di divinizzarla, perché è un’attività completamente umana e quindi soggetta all’errore.
      Vero che la scienza si corregge da sola, ma lo fa nel corso del tempo, a volte nel corso di lunghissimo tempo e, mentre questo processo si dispiega, qualche scienziato tende all’arroganza. Poi non tutti gli scienziati sono ugualmente bravi, proprio come succede con i letterati, i filosofi, i musicisti, ecc.

      C’è però un modo per distinguere gli studiosi migliori, quelli davvero bravi: chi è bravo non è mai dogmatico e neppure arrogante. Chi è bravo ti spiega anche i limiti della sua disciplina e del suo sapere.

  5. Chi è bravo è da lodare, ma quanti non sono arroganti e falsamente caparbi pur di farti il lavaggio del cervello ? Io non la divinizzo perché è pressappochista per la scarsa voglia di opporsi alla ” verità ” riconosciuta più comoda per tutti… Mi sovviene in mente un certo Galileo…

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