Vecchie corriere, viaggi e ricordi

Mentre lo splendore della primavera sta per lasciare il posto all’estate, i ricordi tornano inaspettati: sono le memorie dell’adolescenza, le memorie di un tempo lontano, fatto di spensieratezza e di libertà, oltre che d’infiniti sogni.

In questi ultimi giorni, la mia mente recupera spesso certi piccoli viaggi fatti in corriera, viaggi che, a distanza di tanti anni, mi appaiono buffi e mi sorprendono. Ai miei tempi, infatti, ossia quand’ero minorenne e trascorrevo l’estate in montagna, spostarsi con questi mezzi lungo le strade dell’appennino assomigliava a una specie di viaggio della speranza: l’odore di benzina era intollerabile, un vero attentato per l’incolumità dei passeggeri, i sedili erano stretti e le sospensioni non svolgevano bene il loro compito; se a ciò si aggiunge lo stato delle strade non sempre eccelso, si capisce che viaggiare non era un trionfo di benessere e comodità. Però eravamo tutti abituati a questo stato di cose, la realtà era quella, prendere o lasciare.

Ricordo che, quando viaggiavo in corriera, a colpirmi erano sempre le fermate, soprattutto quelle remote, quelle che comparivano d’improvviso isolate, fra un paesino e l’altro, in posti assurdi. Quelle fermate erano lì, sole, dimesse, quasi pudiche, un palo e un piccolo cartello azzurro ad autorizzarne l’esistenza. Spesso mi chiedevo chi mai potesse attendere la corriera standosene in mezzo al nulla, sul ciglio della strada, vicino a una curva, sotto al sole o alla pioggia a seconda delle stagioni; eppure, con mia grande meraviglia, talvolta capitava che qualcuno salisse proprio da una di queste fermate, e, quando ciò accadeva, mi chiedevo da dove fosse sbucato quello strano essere capace di aspettare un mezzo pubblico in un angolo di mondo dimenticato persino da Dio. Poi capivo subito che si trattava di chi risiedeva in qualche area isolata, in luoghi per me incomprensibili, formati da quattro o cinque abitazioni strette fra loro lungo qualche sentiero invisibile, minuscoli agglomerati che non appartenevano a nessun paese ma esistevano, suggerendo così la presenza di esseri della mia specie che, come me, avevano bisogno di prendere una corriera.

Ma sono soltanto io a subire il fascino di simili ricordi, in apparenza irrilevanti?

(L’immagine proviene da qui: https://curiosando708090.altervista.org/fiat-3063-lautobus-degli-italiani/)

  1. No Romina, non sei l’unica…i miei ricordi sono diversi, in quanto passavo tutto giugno e luglio in città ( il mese delle ferie era agosto) ma comunque a loro modo indimenticabili e legati indissolubilmente a un periodo unico e irripetibile…le partite di calcio con gli amici e le serate lunghissime a parlare e scherzare nel piccolo vicolo dove vivevo…

    • Anch’io ricordo chiacchierate lunghissime con gli amici, in città, subito dopo la fine della scuola. Ricordo in particolare un mio compagno di liceo che, a giugno e nei primi giorni di luglio, veniva a prendermi a casa di mattina, di pomeriggio e di sera, dopo i pasti principali. Significa che in casa trascorrevamo soltanto il tempo strettamente necessario per nutrirci e dormire. 😀 Per il resto, chiacchiere in libertà all’infinito. Dev’essere anche per questo che adesso sono molto taciturna: ho esaurito tutto il fiato in quel tempo lontano. 😆😆😆

  2. Un tragitto simile a quello che hai descritto esiste tuttora qui dalle mie parti. È la linea 166, che collega Santarcangelo a Montebello. Percorre stradine strette, impervie, poco frequentate, e ogni tanto, qua e là, compare dal nulla una fermata, di solito in corrispondenza di un aggregato di poche case. È una linea utilizzata principalmente da anziani residenti in qualcuna di queste piccole frazioni, che scende giù a Santarcangelo per fare spesa o altre commissioni e poi torna a rintanarsi nel suo “nulla” dimenticato da Dio.
    Tempo fa ho voluto fare tutto il tragitto, andata e ritorno; un po’ per godermi il paesaggio e un po’ per il piacere di farmi un giro solitario in autobus tra colline e campagna.
    È stato un giro molto bello. Lo rifarò.
    Ciao, Romina 🙂

    • Ciao, Andrea. 🙂
      Ma sai che mi hai dato un’ottima idea? Saranno più di vent’anni che non salgo su una corriera (termine ormai desueto, dovrei dire pullman). Adesso mi hai fatto venire la voglia di riprovarci e penso proprio che, d’estate, farò come te: sceglierò un percorso verso l’appennino e proverò di nuovo i brividi del viaggio alla ricerca di fermate remote. 😀
      P.S. A Montebello c’è il castello di Azzurrina, se non ricordo male.

  3. Non sei assolutamente l’unica, anzi, a me capita di conservare ricordi dei momenti più stupidi, eppure se ci ripenso non posso fare a meno di sorridere. Quella volta in autobus quando ho riso davanti a una signora e lei si è arrabbiata, o le gite di classe quando si cantava Tiziano Ferro sul pullman… ricordi che mi hai tirato fuori con questo post 😀

  4. Che ricordi! Spesso da Verona andavamo a trovare i nonni in Trentino e, dopo essere arrivati a trento in treno, cera un percorso di circa due ore in corriera. Paesini, fermate con autista che si fermava a chiacchierare e a bere un goto. Ora vado in macchina, ma ogni tanto mi piace farmela in treno che attraversa tutti i paesini, passa accanto ai laghi in bellissimi paesaggi

    • Ciao, Alisa.
      Sì, anch’io ho fatto viaggi di ben due ore in corriera, che su quel tipo di mezzo erano tante. Ricordo che, quando scendevo, ero tutta dolorante.
      Comunque è vero, gli autisti tendevano a socializzare ed erano molto informali. 😀

  5. Ricordi d’infanzia ok.
    Ma i miei ricordi legati ai mezzi pubblici sono tutti piuttosto brutti. Appena ho potuto ho subito detto addio ai mezzi pubblici di qualunque tipo.
    Qualche volta non posso farne a meno (aereo, traghetto…) ed è sempre una sofferenza.

    • Mi spiace. A me, invece, piacciono molto: mi piace l’idea di viaggiare con persone sconosciute, perché significa condividerne il destino, almeno entro certi limiti. E poi mi piace sentirmi in compagnia mentre lascio un posto per raggiungerne un altro.

        • Penso che si debba distinguere fra i viaggi obbligati, quelli che si fanno per dovere, e quelli che invece facciamo per piacere personale, come i miei viaggi in corriera del post.
          Comunque è sempre questione di gusti personali.

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