Di stagioni, atmosfere e umori

Era lo scorso 3 gennaio, una giornata cupa e nebbiosa. Viale Buon Pastore era straziato dallo squallore dell’inverno, inospitale e tetro:

Stasera, prima di cena, grazie alla delicata luminosità della fine di marzo, quello squallore è svanito, consegnato alla dimensione della memoria e del futuro che verrà. Adesso il viale si è trasformato:

Ad aprile gli alberi del viale si tingono di viola e diventano uno spettacolo emozionante; ma se ne possono già cogliere le premesse:

E torno ancora indietro nel tempo, torno al 3 gennaio, quando il parco del viale era solo un pianto:

Stasera, verso il tramonto, non sembrava neppure lo stesso :

Alcune tracce dell’inverno restano, ma sono frammenti, cattivi umori destinati a dissolversi nel corso del mese che sta arrivando: aprile, l’essenza profonda della primavera.

Primavera e mutamenti

Dopo una notte insonne, cui si aggiungono gli effetti dell’odiosa ora legale, mi è precipitata addosso una terribile spossatezza, contro la quale cerco di combattere in ogni modo. Detesto dormire di pomeriggio, anche se oggi ne avrei bisogno; così ho deciso di uscire, e adesso – sono circa le 15:30 – mi trovo nel piccolo parco sotto casa, impegnata a non addormentarmi e ad ammirare la radiosità di questa domenica primaverile. Non posso allontanarmi, un po’ a causa della zona rossa, un po’ per colpa della stanchezza. Devo accontentarmi di restare in questo minuscolo angolo di mondo.

Adesso il parco è vuoto, e ciò significa che è tutto per me, soltanto mio; così mi lascio avvolgere dal timido splendore dell’inizio di primavera:

Ogni anno mi colpisce il rapido mutare del paesaggio, quella trasformazione silenziosa che testimonia il costante pulsare della vita. In pochi giorni sono cambiati i colori, e il bianco e il rosa delle splendide fioriture di marzo si sono dissolti per lasciare spazio ad altri toni. Sono le immagini a parlare, il loro confronto a raccontarci la meraviglia della nuova stagione. Quindici giorni fa:

Oggi:

E ancora quindici giorni fa:

Oggi:

Questi sono ormai scomparsi, raggiungendo la rarefatta dimensione del ricordo:

Mentre il vento di fine marzo, gentile, mi sfiora appena, la memoria torna a due mesi fa, alla morte dell’inverno, al suo incedere tetro, ai suoi occhi di ghiaccio; e allora il mutamento appare sorprendente, quasi un miracolo:

Equinozio di primavera

L’equinozio di primavera è un’emozione profonda che si rinnova ogni anno: è la vita che si affaccia tremante sulla scena del mondo, la vita che torna a fremere dopo la morte dell’inverno, dopo quel lungo sonno che è soltanto un’illusione, una pausa – un nascondersi alla nostra vista in attesa di tornare.

La primavera arriva oggi accompagnata dal freddo e dal vento, come abbracciata alla vecchia stagione, come a non potersi separare subito da ciò che è stato – il mutamento, passato e presente insieme. Eppure, a dispetto del gelo, la primavera passeggia lungo le strade, timorosa e forse sbalordita – quegli angoli polverosi e spenti, quelle vie cupe da accarezzare e la luce, la luce che promette dolcezze infinite.

La primavera sorride innocente sopportando il vento, accoccolata fra i cespugli – i sogni, quelli che saprà regalare.

Primavera vicino a casa

Le restrizioni dovute al Covid m’impongono di limitare i miei passi, e così sono costretta a cogliere l’arrivo della primavera nei pressi di casa mia.

Osservare le differenze fra una stagione e l’altra è un esercizio interessante. Questo era il piccolo parco, su cui si affaccia il mio condominio, lo scorso 26 dicembre. Era martoriato dalla pioggia e dal gelo, poverino:

Oggi appare differente, anche se conserva ancora alcune tracce della stagione precedente. La primavera sta sbocciando:

Il viale del parco lo scorso febbraio, in una giornata luminosa:

Oggi i colori stanno mutando:

Esco dal piccolo parco e proseguo lungo il sentiero che collega via Pagliani a via Riva del Garda. Anche qui la primavera comincia a esultare:

E poi sul sentiero che collega via Riva del Garda a viale don Minzoni. Ecco il sole:

Piccolo parco in viale Buon Pastore:

Esistono giornate

Esistono giornate come questa, giornate fragili, indefinibili, acquerelli sfumati, evanescenti. Se ne vorrebbe intravedere il volto, intuirne l’essenza, contemplarne l’umore – se riso o pianto o pioggia imminente. Ma sono rannicchiate dietro a una nuvola, ferme, tormentate dall’ansia di sparire.

La primavera stenta, oggi, a muovere i suoi passi.

Verso la zona rossa

Fra poche ore Modena e Bologna entreranno in zona rossa, e forse, dall’8 marzo, tutta l’Emilia-Romagna seguirà lo stesso destino. Mi dispiace, mi pesa, mi deprime. Mi dispiace non poter uscire a passeggiare liberamente, dove desidero, dove mi conducono i pensieri del momento, certe sensazioni inaspettate, alcuni ricordi. Mi sento in prigione, mi sento in una cella senza neppure la possibilità di un’ora d’aria. Ma so che bisogna reagire e immagino che ci riuscirò grazie ai miei libri.

Nel tardo pomeriggio, sono andata in centro storico per qualche commissione e per comprare un libro prima che tutto chiuda. Così ho scattato qualche foto. Qui mi trovo alla fermata dell’autobus in via Emilia, di fronte a piazza Matteotti, probabilmente la piazza più sfortunata della città: a nessuno piace, a nessuno è mai piaciuta. Negli anni Ottanta e Novanta qui si riunivano personaggi poco raccomandabili, spesso dediti allo spaccio di droga. Poi la situazione è nettamente migliorata, sono state prese varie iniziative per rivitalizzare questo disgraziato angolo del centro, e adesso c’è anche una bella giostra per i bambini. Prima del Covid, la piazza ospitava spesso mercatini di vario genere; tuttavia continua a restare la Cenerentola del centro storico. Eccola:

Mi sposto in piazza Grande, mentre comincia a calare la sera. Mi aspettavo maggiori presenze:

Sulla piazza si affaccia anche la banca Unicredit, edificio che, trovandosi di fronte alla cattedrale, rovina un po’ l’atmosfera:

Questa è via Francesco Selmi vista dalla piazza:

Da piazza Grande si arriva anche in un’altra piazza, più piccola e modesta: piazza XX Settembre. A destra c’è sempre la banca, e il davanzale che si vede è quello su cui due simpatici umarells si fermavano spesso a giocare carte. Anni fa scrissi un post su questi personaggi. La piazza è sinistra, dove c’è il palazzo rosso:

Eccola:

Adesso torno indietro:

E qui mi fermo, perché il mio umore m’impedisce di scrivere altro.