E poi arriva

E poi arriva questo desiderio di pace dopo tanto chiasso, dopo le voci scomposte della settimana, tutto quel muoversi convulso, quel decidere istante dopo istante; ed è come se calasse un velo trasparente a smorzare, a diluire toni ed emozioni – e non sentire quasi, e camminare dormendo, neppure alzarsi.

Ma che ne sanno quelli che non hanno mai visto l’abisso?

Sull’autobus

Questa mattina sono andata in centro storico a piedi, perché una camminata di dieci minuti è per me un’inezia o quasi. Però al momento del ritorno ho deciso di prendere l’autobus, la chiara prova che sto perdendo qualche colpo.

Dal centro, per tornare a casa posso prendere sia il vecchio, gloriosissimo, mai abbastanza amato 6, sia il 5. Di solito prendo il 6: il viaggio dura al massimo 3 minuti, perché il bus passa lungo viale Buon Pastore; col 5, invece, il viaggio si allunga un po’, ma l’autobus mi porta comunque a due minuti da casa. Oggi ho scelto il 5 e l’ho preso in viale Vittorio Veneto:

Dalla fermata, verso sinistra, c’è largo Aldo Moro:

Verso destra, invece, ecco il viale, spoglio e malinconico sotto il cielo invernale:

Quando sono salita sul bus ho avuto una sorpresa: era vuoto. Così mi sono trovata a essere l’unica passeggera, e questo mi ha spinta a girare un piccolo video del viaggio verso casa. Il video mostra una serie di viali e di strade che uniscono il centro storico alla prima periferia della città. Ho cominciato a girarlo in viale Muratori, da cui siamo subito passati in viale Martiri della Libertà. Qui sono saliti i primi passeggeri. Proseguendo lungo viale Martiri, a un certo punto abbiamo girato a destra per raggiungere via de’ Fogliani, una strada che ho citato altre volte e che collega il quartiere Buon Pastore al centro storico. Al termine di via de’ Fogliani abbiamo svoltato a sinistra lungo viale Carlo Sigonio e poi di nuovo a destra, lungo strada Morane. Qui sono scesa alla prima fermata, ho percorso alcuni metri e ho girato ancora a destra, stavolta lungo via Peretti, dove ho smesso di filmare. Chi desidera percorrere con me questo breve tour, non deve fare altro che guardare il video: un minuscolo pezzetto di città, prigioniera dello squallore di febbraio.

Il narcisista patologico

Il narcisismo patologico è un disturbo di personalità molto grave. Però non si può curare, perché chi ne è affetto nega di avere problemi. Quindi il narcisista patologico continua a fare danni immensi finché campa. Anzi, è più corretto dire che il suo scopo primario, nella vita, è quello di danneggiare gli altri il più possibile per puro sadismo: soltanto così, infatti, il narcisista sente di valere qualcosa, soltanto così alimenta il suo povero ego malato, l’ego di una persona che, nella sua interiorità, ha lo spessore di una carta velina. Il narcisista patologico, in sintesi, è un miserabile.

Naturalmente un narcisista patologico ha enormi opportunità di carriera, se s’impegna, perché la sua patologia è una condizione che spesso rende possibile il raggiungimento di ottime posizioni socio-economiche, per le quali occorrono qualità come queste: infinito egoismo, arroganza senza limiti, incapacità di provare empatia, desiderio feroce e assillante di sentirsi superiore agli altri, totale amoralità, invidia come compagna costante. In politica i narcisisti patologici abbondano, ma qualcuno riesce a distinguersi dagli altri, qualcuno riesce a raggiungere vette tali da assurgere al ruolo di autentico caso umano e psichiatrico. Roba da TSO, insomma.

Mi fermo qui.