Riti, abitudini e pandemia

Il 31 gennaio qui a Modena si celebra la ricorrenza del patrono della città, San Geminiano. A causa del Covid, però, la tradizionale fiera che ogni anno si tiene in centro storico è stata annullata. Non è mai successo prima d’ora, almeno da quando io sono al mondo, e perciò mi dispiace: la perdita di un’abitudine consolidata è sempre un piccolo trauma, una minuscola ferita, un’assenza che pesa. Ai riti ci si affeziona perché regalano sicurezze: sono punti fermi nelle nostre esistenze costantemente travolte da incertezze e mutamenti, evocano ricordi d’infanzia, colori e sapori del tempo passato. Ma la pandemia ha una forza dirompente, cui non ci si può opporre, e dunque quest’anno niente fiera. Un piccolo sconquasso che si aggiunge a tutti gli altri.

Intanto buon fine settimana a chiunque passi su questo blog.

Il problema dell’inizio

Il lunedì è soltanto un giorno, proprio come tutti gli altri. Però gli è toccato in sorte l’arduo compito di rappresentare un inizio, di rivestire i panni di colui che dà origine all’intera settimana. E allora s’affollano pensieri, prendono forma progetti, s’insinuano speranze, affiorano turbamenti. Non sappiamo ciò che ci attende, forse soltanto un’intera settimana di gesti banali, lo sprofondare nella solita routine e basta; oppure, se le fitte cause sconosciute che compongono il nostro divenire si mescolano nel modo giusto – giusto per noi -, ci aspetta qualche novità, magari una di quelle che scaldano il cuore.

Ancora nebbia e oscurità

Nel post precedente ho pubblicato alcune foto scattate nella nebbia. Adesso ne pubblico altre, fatte nello stesso giorno. Sono foto che raccontano l’inverno e narrano il mistero del silenzio, la solitudine che sempre accompagna ciascuna esistenza, l’importanza del bastare a se stessi qualunque cosa accada. Nello stesso tempo evocano il bisogno di calore e la necessità di cercarlo.

Modena, quartiere Buon Pastore. Via Peretti in direzione di Strada Morane:

Via Peretti in direzione di viale Buon Pastore:

Via Peretti vista da viale Buon Pastore:

Via Solieri:

Viale Buon Pastore:

E questa è via Savani, dove ho vissuto dai cinque ai diciassette anni:

Torniamo ora nel parchetto vicino a casa mia:

Via Pagliani, svoltando a destra alla fine del parco:

E per chiunque desideri passeggiare insieme a me, ecco un breve video che ho girato verso la fine del parchetto sopra citato. Il video dura solo 57 secondi.

Inverno e nebbia fitta

L’ho vista calare intorno alle diciassette. L’ho vista addensarsi silenziosa e caparbia, fitta, quasi minacciosa, tenace – lei non teme nulla. E così le sono andata incontro – io lo so che accogliere è sempre l’unica via, il solo modo per esistere, per non essere travolti dal divenire.

Amo molto fotografare gli alberi spogli abbracciati dalla nebbia: mi sembrano più vivi che mai, desti, magnifici simboli di resistenza e di vigore. E mi piace immaginare che la nebbia sia arrivata per proteggerli.

Di sera, con la nebbia

Non so neppure perché l’ho fatto, uscire di sera col gelo che mi salta addosso – e le mani intirizzite, i guanti che non bastano a proteggerle. Ma, nella nebbia e nell’oscurità, è un camminare attraverso – e quell’angolo di mondo ferito dalla notte invernale, un gorgo, un ponte verso i sogni.

Viale Buon Pastore

Il parco del viale:

Poi via Pagliani, lunga e tortuosa:

E a sinistra si entra nel parchetto da cui torno a casa:

Ho allungato il mio cammino. Avrei potuto, infatti, svoltare prima per arrivare a casa, ma in genere preferisco insinuarmi silenziosa nel piccolo parco e lasciarmi avvolgere dal silenzio.

E desiderare

C’è quel sole pallidissimo, forse soltanto un’idea di sole, una pennellata lieve e incerta; e poi c’è il fango e quel sentiero duro, tutto crepe e dossi – ostile.

Non si comprende dove vada l’inverno, quale sia il suo percorso, pochi passi rapidi a fuggire via persino dai pensieri. E desiderare che non finisca, che ci sia ancora posto accanto alla finestra, nel salotto buono che accoglie tutta la nostra stanchezza – e fuori, che resti fuori l’indifferenza.

Freddo, sole e centro storico

Questa mattina, in centro storico, ho scattato alcune foto. La giornata è luminosa, sebbene freddissima, e le foto possono testimoniarlo. In via Emilia le luminarie natalizie, sotto ai portici del collegio, erano ancora accese:

Via Canalino, a pochi passi da via Emilia, era molto tranquilla a causa della chiusura dei bar:

Da via Canalino ho svoltato a sinistra lungo via San Pietro:

Così sono arrivata fino alla chiesa di San Pietro, la cui facciata è questa:

La navata centrale:

La via ripresa all’uscita dalla chiesa:

Proseguendo per pochi metri lungo la strada, ho raggiunto il parco delle Rimembranze, che circonda il centro storico come un grande abbraccio e che è anche uno spartitraffico, visto che divide due viali. Qui una veduta:

Eccolo qui all’altezza dell’incrocio con via de’ Fogliani:

Ed ecco qui il semaforo che, dal parco, segna il passaggio fra il centro storico e il quartiere Buon Pastore:

Oltrepassando il semaforo si arriva in via de’ Fogliani, che sfocia in viale Buon Pastore. E il piccolo tour, per oggi, termina qui. 🙂

Oggi pomeriggio

No, non sta nevicando. Oggi pomeriggio, dopo una mattina moderatamente soleggiata, il cielo è stato opaco, senza colore, quasi un’assenza. Ma a gennaio capita di sognarla, la neve, d’immaginarla cadere fitta, senza esitazioni, assoluta padrona del mondo – e noi in casa, a guardarla dietro a una finestra, avvolti dall’ambiguo silenzio dell’inverno.

Riprendere il cammino

L’anno comincia così, fra incognite e un prima e un dopo, almeno nel nostro confuso immaginario. Si è disorientati – come uno sconquasso; occorre riprendere il cammino, stabilire priorità, riaversi dal tempo sospeso delle feste, ritornare sul solito sentiero dopo le svolte improvvise e le tante deviazioni.

E poi correre incontro all’inverno, lasciarsi avvolgere senza timori dal suo mantello cupo ma protettivo, e preparare ciò che verrà. Ci si ritrae adagio, con garbo, per rendere possibile il domani.