Novembre, nebbia e ricordi

Lo so, l’immagine non fa sognare e i ponteggi sono orridi; però ho voluto immortalare in maniera realistica, da casa mia, il grigiore di questa giornata novembrina, col cielo sbiadito e un’atmosfera malinconica, che invita alla riflessione e al raccoglimento interiore. Nel parco, come si può intravedere dalla foto, alcuni alberi non sono ancora spogli e offrono così un bellissimo spettacolo; anche la nebbia si è diradata, ma questa mattina alle otto era ancora fitta.

La nebbia ha il magico potere di evocare in me lontani ricordi d’infanzia, minuscoli frammenti di un tempo che dovrebbe essersi dissolto per sempre, ma che invece, a volte, sembra più che mai vivo, fisicamente presente, impegnato a richiamare la mia attenzione. Questo succede perché mi trovo a vivere a circa duecento metri – forse anche meno – dalla casa della mia infanzia.

E allora rivedo altre mattine di novembre offuscate dalla nebbia, mattine così spente da sembrare ostili; rivedo la mia strada, così tranquilla e rassegnata, rivedo la villetta accanto al mio palazzo, tutta circondata da un grande giardino un po’ selvaggio e cupo, una villetta demolita due anni fa per lasciare posto a un condominio di lusso, che assomiglia a una prigione e che ha spezzato, con la sua enorme mole, l’armonia della strada. Per fortuna l’altra villetta, quella accanto al nuovo palazzo, resiste ancora impavida, col suo giardino trascurato e il marciapiede, davanti, tutto crepe e dossi, rimasto proprio come allora, come quando me ne andai convinta che non sarei mai più tornata.

Frammenti del passato remoto, dicevo. Eppure talvolta mi sembra persino di toccarli, di averli fra le mani, di poterli ricomporre per creare un disegno perfetto. Altre volte invece m’illudo che, passando su quella strada in un giorno di nebbia, il passato possa comparire in maniera inaspettata e che da lì, dal cancello del mio vecchio palazzo, possa uscire qualche mia conoscenza, tutti quelli che ora non sono più qui: la signora Fernanda C., chiacchierona, estroversa e un po’ sognatrice, perennemente alle prese con le stravaganze di figlio e nuora; il signor Giulio, che amava raccontare a mia madre tanti episodi della sua vita e che si occupava, a titolo puramente volontario, del giardino del condominio; la signora Maranelli, sempre serena, dolce e soddisfatta, che ogni mattina portava pasta fresca fatta in casa a un negozio del quartiere. E poi tanti e tante ancora.

Ecco, mi piacerebbe vederli tutti riaffiorare d’improvviso dalla nebbia di un giorno di novembre, un giorno come questo, incolore e misterioso – il giorno perfetto, il giorno dei fantasmi.

  1. “Ecco, mi piacerebbe vederli tutti riaffiorare d’improvviso dalla nebbia di un giorno di novembre, un giorno come questo, incolore e misterioso – il giorno perfetto, il giorno dei fantasmi.”

    Torniamo indietro Romi, torniamo là, a quel momento, quel periodo, quella stagione della vita.

    • Io ci torno spesso a quella stagione e a quelle figure, e ne comprendo in pieno la rilevanza. Pensa che attribuisco molto più valore all’incontro con quelle persone che a rapporti avuti con altri, rapporti più lunghi e in apparenza più intensi, e invece privi di spessore.
      Il privilegio che si acquista col trascorrere del tempo è questo: che finalmente cominciamo a chiudere tante porte, a ridimensionare cose e persone e a riconoscere il valore di poche e di pochi. Quelli/e che contano davvero.

        • No, non mitizzo niente e nessuno. Non lo faccio mai a causa della mia concretezza, e sono ben lontana dal celebrare infanzia e adolescenza. Ciò che invece ricordo con piacere sono i rapporti di vicinato, oggettivamente buoni con tutti, e non è un fatto scontato. Andata via da quel palazzo, ho fatto esperienze radicalmente diverse e con psicopatici da TSO.

          La signora che citi tu era davvero squisita con tutti, e molto amata dai suoi familiari. Succede eh, non tutte le persone sono bestie arrabbiate col mondo intero e in perenne competizione; solo che a volte ce ne scordiamo perché abbiamo a che fare con la feccia dell’umanità. E io, di feccia, ne ho vista parecchia. 😀 Però non solo io.

          • In effetti è molto bello essere in buoni rapporti coi vicini.
            E’ già un’ottima cosa se non rompono. Essere anche in confidenza è estremamente difficile: per ora ,nella mia esperienza, è stato necessario un duro lockdown.

    • No, sono tutti morti, perché erano già anziani o molto maturi allora, ma con un buon carattere. Bisogna rassegnarsi al fatto che esistono al mondo anche persone di buon carattere.

  2. Non conosco la nebbia che dici tu. Ne ho avuto paura più volte attraversando la Pianura Padana in autostrada quasi a passo d’uomo.
    Comprendo perfettamente come può far rammentare… come esserci.
    È bello quello che hai scritto.
    Buona serata.
    Quarc

  3. ” Ecco, mi piacerebbe vederli tutti riaffiorare d’improvviso dalla nebbia di un giorno di novembre, un giorno come questo, incolore e misterioso – il giorno perfetto, il giorno dei fantasmi.” ………vorrei di cuore, dal profondo di esso che ciò si avverasse ❤🤞

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