Ottobre finisce ed è un capolavoro

Ultimo giorno d’ottobre: il mese più indecifrabile dell’anno sta per dissolversi; deve lasciare il posto a novembre, allo sfaldarsi definitivo della vita, a giornate più brevi e dense di malinconia. Però oggi è sabato e il pomeriggio è luminoso e immobile come se fosse estate, ma un’estate buona, compassionevole, ricca di sentimento.

La verità è che le giornate si creano, non si subiscono, e basta poco per trasformarle in piccoli gioielli. Un lungo, splendido racconto gotico è l’ideale per questo pomeriggio lento e misterioso, che tra non molto si lascerà avvolgere dalle ombre della sera: scelgo di rileggere Il giro di vite di Henry James, scelgo di immergermi in una vicenda ambigua, disturbante e morbosa, enigmatica come certe giornate d’autunno incolori e rarefatte.

Rendiamole un capolavoro, queste ultime, indimenticabili ore d’ottobre.

Ottobre e le mie camere con vista

Oggi è una giornata autunnale meravigliosa, una giornata come soltanto ottobre sa regalare, uno sfolgorio di oro, di verde, di nocciola e di giallo, colori che ammantano di delicato splendore le vie più anonime, gli angoli più insignificanti e spenti. Ottobre dispensa bellezza, lenisce i dolori, riveste i nostri sogni di tinte luminose. Peccato però che il mio condominio, a causa dei lavori di ristrutturazione che ci sono piombati addosso, sia chiuso dalla prigione delle impalcature; la conseguenza è che io, in perfetto Fantozzi-style, devo accontentarmi di un panorama sconfortante. Dal balcone della cucina:

Dalla sala, che si affaccia sul parco:

E infine dal balcone della camera da letto, anch’esso affacciato sul parco:

Per concludere in letizia, lascio la magnifica vista del pavimento del balcone della cucina, un vero tripudio di ordine e di decoro: 😆

Fino al termine del prossimo marzo sarà così, volenti o nolenti. Comunque pare che saranno completamente ristrutturati anche i balconi. 😄

L’abbraccio scuro di ottobre

Il pomeriggio è breve, ma d’oro puro come le foglie, le foglie brillanti – e l’azzurro cade dal cielo, persino la speranza.

Dev’esserci una svolta, incontrarsi per caso mentre il giorno si smarrisce, incontrarsi per caso mentre cala il buio di ottobre, l’abbraccio scuro di ottobre – tu che non parli, tu che non sai. Poi camminare insieme lungo il viale, tormentato dal vento, insicuro, come disfatto.

Le luci della sera addosso – quelle di tanti anni fa.

La nebbia del pomeriggio

Il cielo opaco e sgomento, come a trattenere lacrime – ottobre affranto. Cadono le foglie, cadono sul viale, mi trapassano il cuore – gli alberi gialli, era tanto tempo fa, non lo ricordi?

Ora la strada è muta, dietro l’angolo, dietro quel fremere scomposto – la vita, quella che corre ogni giorno, avida, spudorata. Noi siamo altrove, oltre il limite consentito. Lungo questa via, grappoli di foglie borgogna screziate di verde e di nocciola, nei giardini vuoti.

Dimmi che la nebbia del pomeriggio, bianca, fitta, inattesa, è calata soltanto per me – un tuo regalo, la tua assenza.

L’invasione dei monopattini: caos e perplessità

Ebbene sì, anche a Modena è tutto un fiorire di monopattini ovunque: sulle strade, sulle piste ciclabili, sui viali pedonali; e sono monopattini guidati con eccessiva disinvoltura, spesso a velocità troppo sostenuta. Spuntano numerosi come le offerte farlocche dei supermercati e le truffe via web: ti arrivano quasi addosso davanti ai semafori, te li ritrovi dietro la schiena mentre guardi una vetrina, compaiono inaspettati mentre tenti di attraversare la strada. E li parcheggiano ovunque, addirittura in mezzo alle strade, con le conseguenze che tutti possono immaginare.

Io sono favorevole alle iniziative utili a limitare il traffico automobilistico, ormai insostenibile e molto stressante; però l’introduzione del monopattino selvaggio mi lascia molto perplessa. Lo so, i mutamenti creano sempre disagi e richiedono tempo per essere assorbiti e accettati; inoltre forse sto invecchiando e quindi fatico a capire il nuovo che avanza. Però i monopattini non mi convincono, almeno per ora. Chissà, magari in futuro cambierò idea. E poi ammetto di non essermi sforzata in lunghe, profonde riflessioni sulla loro utilità, perché preferisco impiegare i neuroni per altri scopi. Posso dire di essere stata quasi investita da un ragazzo in monopattino, all’inizio di Corso Canal Chiaro, cioè all’inizio del centro storico: il giovinetto ha fatto una manovra un po’ azzardata al semaforo e, volendo svoltare, è arrivato quasi a planarmi addosso. Non ci è riuscito soltanto perché mi sono spostata in fretta.

Una cosa devo ammetterla: mi dispiacerebbe molto cadere a terra, sbattere violentemente la testa e morire per un monopattino. Sarebbe davvero umiliante lasciare questa valle di lacrime così, per colpa di un oggetto simile. 😁

Il Natale in anticipo e la banalizzazione della festa

Ieri, nel tardo pomeriggio, il centro storico era abbastanza desolato. Colpa del tempo, almeno in parte, tanto che i tavolini all’aperto, in Corso Duomo, erano quasi tutti vuoti.

Nel mio breve giro di ricognizione davanti ad alcuni negozi, sono rimasta colpita dal fatto di aver visto, in una bella vetrina, alcuni addobbi natalizi, ghirlande colorate e qualche Babbo Natale. Non solo: in un bar all’aperto c’erano addirittura già le luminarie tipiche del periodo festivo più bello dell’anno.

Non se ne può più. Questa mania di anticipare l’atmosfera natalizia addirittura a ottobre spoglia di ogni fascino la festa che arriverà fra più di due mesi, privandola della sua unicità e banalizzandola in modo insopportabile. Ricordo che, negli anni Novanta, per vedere le prime, timide decorazione di Natale nei negozi bisognava attendere la fine di novembre. Dopo il 20 del mese, io diventavo sempre più impaziente e contavo i giorni che mancavano all’arrivo di dicembre, quando la città avrebbe cambiato volto. È l’attesa, infatti, a stimolare il desiderio, rendendo particolarmente prezioso ciò che verrà. Prezioso perché raro, unico, e perché richiede pazienza e bisogna guadagnarselo. Ma quando l’attesa viene meno, quando si può avere tutto subito e senza sforzo, il risultato è la noia, l’apatia, la mancanza di senso. E anche il Natale, allora, non è più un’importante festa religiosa o una splendida occasione per salutare l’arrivo dell’inverno e affrontare al meglio i suoi rigori, ma si appiattisce a mera occasione commerciale, a svago di cattivo gusto fra luci e carte colorate che cominciano a invadere la nostra vita quando le foglie hanno appena cominciato a cadere, quando bisognerebbe festeggiare l’autunno e non l’inverno. Sembrano questioni irrilevanti, eppure raccontano molto dello spirito dei nostri tempi.

Adesso, già da anni, il 31 ottobre compaiono gli alberi di Natale in Via Farini, e, come ho scritto all’inizio, ieri ho scoperto che alcune vetrine si riempiono di allegri festoni luccicanti fin dal 14 ottobre. Fra qualche anno, simili fenomeni si manifesteranno a partire da settembre. Propongo allora un ottimo salto di qualità: portare qualche Babbo Natale e altra paccottiglia festiva in spiaggia, a Ferragosto, vicino agli ombrelloni, ché qua ci si deve divertire, raga.

Presenze in balcone

Sabato mattina di un bellissimo giorno di ottobre. Mi alzo contenta, faccio colazione con calma, penso che dovrò uscire per andare in centro. A un certo punto, tranquilla, fiduciosa e in pigiama, vado in bagno e, orrore!, mi prende un colpo: davanti alla finestra aperta, che si affaccia sul balcone, c’è un ragazzo sconosciuto che sta armeggiando con qualcosa. Uno sconosciuto, tutto pimpante e disinvolto, sul mio balcone, davanti alla finestra del bagno! Ma in uno o due secondi ho capito: è un muratore, uno di quelli che stanno lavorando per mettere il cappotto esterno al palazzo. Però non mi sarei mai aspettata di vederlo sul mio balcone di sabato. Anzi, mi sono alzata tutta contenta proprio perché, essendo sabato, ero convinta che non avrei dovuto sorbirmi i rumori che mi hanno straziato le orecchie durante la settimana.

Comunque, data la situazione, chiudo in fretta la finestra, abbasso le tapparelle fino a raggiungere il buio totale e accendo la luce: mi aspetta il sacro rito della doccia mattutina e quindi ho bisogno di privacy. 🚿

Ecco, il mio amato sabato è iniziato in questo modo un po’ bizzarro. Mi sono però consolata uscendo, perché la giornata è bellissima e, lungo i viali, le foglie cadono una dietro l’altra, quasi con passione, come se non dovessero smettere mai.

Lungo questa via

Le prime foglie gialle cadono sospinte dal vento, e brillano al sole del mattino. Tu mi passi accanto, fantasma che non cede al tempo, anima disorientata lungo questa via silenziosa e stanca, di cui nulla t’importava, di cui quasi ignoravi l’esistenza.

Mi sfuggono le tue parole, mi sfugge il senso di questo camminare, eppure è qui che spero di vederti. Le persiane e il cancello sono chiusi, ma le rose d’ottobre resistono nel giardino immobile, come assopito e disfatto – lui sa che l’attesa sarà lunga.

Torneremo con la neve, a stringerci nei ricordi.