L’estate che non ci appartiene

 

 

 

 

 

 

 

 

Un signore cammina adagio sulla strada, quasi trascinato dal suo bel cane. Un altro siede immobile sul suo balcone, come se niente avesse senso. Una donna si affanna con le borse della spesa, sfinita, lo sguardo assente, come se rifiutasse tutto, come se fosse altrove – per dimenticare. E poi le automobili, troppe per il mese di agosto.

È l’estate della maturità, l’estate vissuta con distacco e fastidio, l’amarezza per una stagione che non ci appartiene più. È il sentirsi estranei a questo flusso e, nello stesso tempo, l’esservi incatenati, avvinti – come a soffocare sotto il cielo indifferente.

Allora si attende la pioggia, il cielo scuro – aprire le finestre e respirare, aprire le finestre e sentire che qualcosa sta mutando, l’estate che si sfalda adagio, orgogliosa ma sconfitta.