Il silenzio della domenica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa mattina, aprendo la finestra della sala, sono stata accolta dal silenzio. Il silenzio della domenica, a luglio, dopo una notte di pioggia e di ristoro. Il silenzio nello splendore di un mattino sereno, che si vorrebbe eterno.

Il silenzio è un’assenza, assenza di voci, come fosse un vuoto; ma ciò lo rende anche una presenza, un’entità ricca di vita propria. Perché il silenzio è sempre una risposta, un segno, un simbolo, la condizione del pensiero, la condizione della riflessione e la quiete che consente di ricominciare.

  1. Ecco …. il “senso di ricominciare”, come a dire che, per quanto offesi e/o vilipesi e/o amareggiati dallo scorrere del tempo immisericordioso, c’ è sempre in noi questo sentimento di attaccamento alla vita, all’ esistenza quale sia …. poichè il nostro istinto di conservazione non muore !
    E, dalla memoria fertile e grata, come disse il Poeta RINASCE in noi come una nuova vita, questa volta ancora più bella di quella, ahinoi, trascorsa e perduta :
    “là, voci di tenebra azzurra …
    Mi sembrano canti di culla,
    che fanno ch’io torni com’era …
    sentivo mia madre … poi nulla …
    sul far della sera.”
    🙂

    che fanno

  2. Da qualche anno, ancor prima che mia figlia morisse …. ho preso la determinazione di far scoprire aigiovani, e ai meno giovani, Giovanni Pascoli, un Poeta grandissimo ( tra i massimi della nostra Letteratura ), malamente trattato nelle Scuole Pubbliche, essendo stato ridotto adautore di poesiole autobriografiche del tipo La Cavallina Storna !
    Ma il romagnolo Pascoli, fu davvero un grande, degno del miglior Virgilio ( rileggiti Fanum Apollinis …. scritta in latino con esametri perfetti … ), e dei maggiori Poeti Italiani : basta rileggersi i grandi idilli, e Poesie come Andrè, o Il Ritorno, o Solon, o I Vecchi di Chio …. e tantissime altre, per comprendere la grandezza, e l’ umiltà, di questo straordinario romagnolo ! 🙂

  3. ” …. Al fonte arguto s’appressò l’eroe,
    e vide sè nel puro fior dell’acque.
    Arida vide la sua cute, vide
    grigi i capelli, e pieni d’ombra gli occhi;
    e la fronte solcata era di rughe,
    curvo il dosso, nè più molli le membra.
    Vide; e rivide ciò che più non era:
    sè biondo e snello, coi grandi occhi aperti.

    Rivide nella stessa onda, e compianse,
    la sua lontana fanciullezza estinta.
    Ma la fanciulla già nell’acqua pura
    ponea le vesti e le tergea; cantando,
    ma d’ora in ora; poi ch’il dì pensoso
    delle sue nozze le pendea nel cuore.
    E presso la sonante opera accorta
    della fanciulla, il reduce Odisseo
    tutto conobbe, poi che sè conobbe;
    ed alla patria protendea le braccia:

    od. Io era, io era mutato!
    Tu, patria, sei come a quei giorni!
    Io sì, mio soave passato,
    ritorno; ma tu non ritorni… ”

    Tratto da : IL RITORNO di G. Pascoli

    • Bruno, fai bene a pubblicare e poesie, perché di poesia abbiamo bisogno per elevare lo spirito, considerando l’estrema prosaicità di tanti atti della nostra esistenza. Ben vengano i poeti, dunque, e i bravi scrittori in generale. 🙂

E tu che ne pensi?

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