Ricominciamo la settimana

Oggi è lunedì, l’inizio della settimana. Si pone dunque il problema del ricominciare, dopo la pausa della domenica. E allora facciamolo con allegria, attraverso un’immagine delicata, poetica e dolcissima: la teiera e il rosa che domina l’insieme possono regalarci un po’ di pace e rasserenarci. A volte basta davvero poco per illuminare una giornata.

Gatto in scatola

Ma soltanto io provo un gran senso di pace quando vedo un gatto che mangia o che dorme? Qui c’è il gatto Sirena che, dopo essersi rifocillato con piacere, si mette a dormire dentro a una scatola. Perché i gatti adorano le scatole, per le quali sono disposti a dimenticare anche le cucce più belle e più morbide che ci siano. Ogni tanto, l’ammetto, vorrei poter dormire anch’io dentro a una scatola.

 

Vagabondaggi estivi

E adesso sì, anche l’estate astronomica è arrivata, baldanzosa e fiera come soltanto lei sa essere. A noi tocca viverla o tollerarla, a seconda dei casi. Ma è certo che, per molte persone, l’estate è sinonimo di spensieratezza o, almeno, del ricordo di essa – di quando la spensieratezza, cioè, era possibile.

Ogni anno, quando comincia questa stagione, ripenso al periodo in cui, da adolescente, potevo girovagare in montagna senza alcuna meta, senza uno scopo preciso, passando da una località all’altra per il puro gusto di farlo, per lasciar trascorrere il tempo, forse persino per perderlo, perché m’illudevo di averne davanti ancora tanto, infinito. E il piacere, in questi miei vagabondaggi, era proprio nell’assenza, cioè nella mancanza di un fine consapevole. Che poi un fine ci sia sempre, è chiaro; ma allora, immersa nell’estate con tutta me stessa, il fine era inconscio, inespresso, confuso – perché a quell’età non si vuole pensare, mentre si è in vacanza e i doveri si sono dissolti.

Era questo, per me, il senso profondo dell’estate: camminare per il piacere di muovermi, partire d’improvviso soltanto per poter dire di essere partita. Non c’era nulla da vedere, niente, almeno, di ciò che attira il turismo di massa, quello di chi sbava per essere alla moda. Eppure io mi divertivo, un po’ anarchica e sfrenata in quell’ansia di vagabondaggio. Correvo in Vespa attraverso piccole frazioni sconosciute, a volte abitate da una decina di persone al massimo, gente che sarebbe rimasta lì anche d’inverno, isolata da tutto e da tutti, un pensiero, questo, che mi atterriva; però lo superavo, perché sapevo che io, alla fine di agosto, me ne sarei tornata nel cosiddetto mondo civilizzato, in quella città di pianura che, pur essendo una provincia che più provincia non si può, a confronto sembrava una metropoli.

Tutto questo per dire che, a volte, arrivai anche lì, nel posto immortalato dall’immagine in alto: il paesello è Cargedolo, sconosciutissima frazione di Frassinoro, nell’appennino a sud di Modena, verso la Toscana. Perché poi c’era anche questo, di bello: poter raccontare di essere arrivata in Vespa fino in Toscana o quasi.

(L’immagine proviene da: https://mapio.net/s/52203150/)

A giugno

È bello cominciare il lunedì con questo tempo incerto, con questa pioggia che desidera arrivare ma, per insondabili ragioni, d’improvviso si chiude in se stessa, come in attesa di non si sa cosa, lasciando il cielo disorientato e stanco. Così giugno scorre, i giorni passano e l’estate tarda a esplodere, cosa che mi rallegra e mi fa sperare. E poi queste giornate così lunghe, queste giornate che sembrano infinite, la luce che non vuole dissolversi – che colpo al cuore, e che sogni, e che fantasie.

A giugno bisognerebbe starsene in un bel giardino, dopo cena, quando la notte tarda ad abbracciarci.

Giovedì

Ogni giorno ha un suo tono particolare, una sfumatura che ne circoscrive il senso. Il giovedì è per me un giorno umbratile, ossia letteralmente ricco di ombre interiori. Un giorno che mi lascia perplessa, ma senza affaticarmi, un giorno che non mi rallegra ma neppure mi affanna.

E poi questo tempo incerto, questo vento che arriva inaspettato, questo cielo che non trova pace, mi rassicurano del fatto che l’estate, quella vera, quella che ti soffoca anche l’anima, non è ancora arrivata.

Buon giovedì.

In ricordo di Giacomo Matteotti

Novantasei anni fa – il 10 giugno del 1924 – Giacomo Matteotti, deputato socialista, fu rapito da una squadra di fascisti e ucciso. Il 30 maggio aveva denunciato, con un discorso alla Camera, le irregolarità delle elezioni avvenute il 6 aprile, caratterizzate da brogli, intimidazioni e violenze. Non si può e non si deve dimenticare.

L’estate in giardino

Lunedì, giorno controverso. Anzi, il giorno controverso per eccellenza, spesso anche molto detestato. E poi siamo all’inizio di giugno, il verde e i fiori intorno a noi ci chiamano; e così, a volte, vorremmo annullare tutto e lasciarci andare ai sogni, ai sogni di prima estate proprio come facevamo durante l’infanzia e l’adolescenza. L’estate distrae, questo è il problema.

Io l’estate la vedo in giardino, senza costrizioni, senza quattro mura intorno; in giardino e fra i colori, a dimenticare il grigio che ci si porta addosso, a splendere di nuovo, come se il tempo non avesse fatto alcun danno.