Movida in centro storico

Chiedo sommessamente: ma è davvero indispensabile darsi alla movida con estrema disinvoltura, come se niente fosse accaduto? Lo so, è un discorso impopolare; lo so, i giovani e le giovani hanno bisogno di divertirsi, di stare insieme e di strillare in gruppo. Lo so, sono stata adolescente e gggggiovane anch’io, e mi sentivo come un torrente in piena.

Però qui si rischia grosso, perché la pandemia non è scomparsa, ma permane allegramente e in silenzio accanto a noi, pronta a scatenarsi in ogni momento. Non bisogna rinunciare agli svaghi e alle amicizie; però sarebbe saggio gettarsi nella socialità più spinta con maggiore prudenza. Bastano piccoli accorgimenti, come ad esempio evitare di stare tutti appiccicati.

(L’immagine proviene da: http://www.modenatoday.it/attualita/controlli-centro-movida-sera-22-maggio-2020.html)

Blog e categorie

Probabilmente quasi nessuno se ne sarà accorto, ma, alcuni mesi fa, ho inaugurato una nuova categoria del blog: chiacchiere da salotto. In apparenza può sembrare inutile, dato che esiste da anni la categoria frivolezze, trastulli e amenità; tuttavia, la distinzione fra le due categorie esiste, sebbene sottile. Le chiacchiere da salotto sono discorsi spensierati su argomenti poco impegnativi, spesso riguardanti i ritmi della vita quotidiana, discorsi leggeri fatti in confidenza, proprio come avverrebbe in un salotto fra amici; frivolezze, trastulli e amenità, invece, raccoglie i post più ironici, scherzosi e folli che io possa concepire.

Lo so, qualcuno potrebbe pensare: e quindi? Ci scrivi pure un post, su ‘ste cose? Be’, sì, lo scrivo apposta pur di inserirlo nella categoria delle chiacchiere da salotto. Ma lo scrivo anche per ricordare che le categorie, nei blog, sono importanti; non sono mere etichette aggiunte a caso tanto per pubblicare qualcosa, ma sono chiavi indispensabili per la corretta comprensione dei post e del blog tutt’intero. In un’epoca di social e di chiacchiere da bar a profusione, certe puntualizzazioni diventano ancora più pressanti, quasi urgenti. Perché un blog, anche quando si prefigge lo scopo d’intrattenere e di regalare un po’ di sogni, è una cosa seria. Una cosa piccola, sia chiaro; ma con un significato, ecco.

Discorsi di maggio: le rose, il condominio e vecchi ricordi

 

Maggio è il compimento di questa stagione: è la primavera ormai sicura di se stessa, senza più dubbi o ansie improvvise. E maggio è anche il mese delle rose. Forse una passeggiata in un roseto è il modo migliore per onorare questo mese così bello.

Ma le rose mi riconducono anche al passato. Nel palazzo in cui trascorsi la mia infanzia, c’era un bel giardino grande. A maggio le aiuole erano una meraviglia, piene di rose di ogni colore. A occuparsi del giardino era un signore anziano del condominio: si chiamava Giulio, aveva stretto amicizia con mia madre ed era un uomo mite e simpatico. Non era un giardiniere professionista, così come del resto l’amministratrice del palazzo era una semplice condomina, che percepiva un piccolo compenso per il suo impegno. Si chiamava Fernanda, era molto estroversa e un po’ chiacchierona, nel senso che amava farsi gli affari altrui con una certa disinvoltura; però era buona e spesso veniva a casa mia, di pomeriggio, a prendere un caffè.

A ripensarci ora mi sembra davvero un altro mondo, perché in quel palazzo eravamo un po’ come una grande famiglia. Io ero l’unica bambina lì residente, e perciò ero diventata una specie di mascotte del condominio. Quando scendevo in giardino a giocare, arrivava sempre qualcuno a parlarmi, a scherzare, a raccontarmi storie. Quando poi feci la prima comunione, che era considerata un’esperienza di grande rilievo, la signora del quarto piano spinse suo figlio, da lei pomposamente chiamato il maestro, a prepararmi una bellissima pergamena in ricordo dell’evento. La conservo ancora, perché la calligrafia del maestro era meravigliosa – ma all’epoca era normale, visto che alla bella calligrafia si dava importanza.

Ora, invece, quel mio vecchio e caro condominio è gestito da appositi professionisti, i famosi specialisti del settore, che hanno il loro studio lontano dal palazzo. Ma il giardino non splende più come ai miei tempi: non ci sono rose nelle aiuole, che sembrano secche e senza vita. Qualche pianta, sì, ma niente di bello.

Però sono contenta, perché il maestro c’è ancora. Morta da anni la sua vecchia e tirannica madre, vive da solo al quarto piano, ormai stabilmente impegnato come diacono in parrocchia. Fa piacere vedere che, nonostante gli inevitabili mutamenti, a volte traumatici, qualcosa del nostro passato resta. Con o senza rose.

(L’immagine è tratta da: https://www.giardinaggio.net/giardino/rose/rose-immagini.asp)

Il nostro lato infantile

Oggi è arrivata la pioggia, abbastanza intensa. Ma adesso il cielo si sta schiarendo e l’atmosfera non è opprimente né malinconica. Il vento, però, non se ne va, segno di profonda inquietudine.

Anche nel mondo onirico il vento è simbolo di metamorfosi. Quando arriva, infatti, spezza un equilibrio, mette in discussione l’esistente, produce una trasformazione. Le cose cambiano, non possono restare sempre immobili. Questo ci racconta il vento.

In primavera, il vento ci affascina perché lo colleghiamo al carattere mutevole di questa bellissima stagione. Non potremmo neppure immaginare una primavera senza vento e nuvole che si rincorrono in cielo e umori altalenanti. Che la primavera sia capricciosa, come i bambini e gli adolescenti, è parte del suo fascino, che risiede nella sua ingenua vitalità, nei suoi indomabili impulsi, nel suo ottimismo. Come resisterle? Chi di noi non avverte, in questo periodo, il desiderio di tornare adolescente e di riuscire ancora a sognare? Chi di noi non vorrebbe fare una breve vacanza nel passato per rivivere certe ore magiche o apparentemente tali? La primavera suscita tutti questi desideri, e la voglia di correre, di fare marachelle, di scherzare, di parlare a lungo anche del nulla.

La primavera stuzzica il nostro lato infantile e, così facendo, stimola anche la nostra creatività.

I suoni della natura

Su youtube si trovano video lunghissimi – in alcuni casi durano anche dieci ore – che riproducono il rumore della pioggia e dei temporali, del vento e del mare, del fuoco nel caminetto con i tuoni in lontananza, dell’acqua delle cascate e tanto altro ancora. In sintesi, i suoni della natura. Sono molto rilassanti, tanto da favorire il riposo notturno, ma anche la concentrazione durante la lettura, lo studio o altri impegni quotidiani.

Personalmente amo molto il sottofondo con pioggia e temporale, perché crea un’atmosfera intima, raccolta, serena. Anche adesso, mentre sto scrivendo questo post, ascolto il ritmo incessante della pioggia e i tuoni, e mi diverte l’idea che sia possibile sentire il rumore della pioggia in ogni momento, magari in piena estate, con i soliti, intollerabili 40° all’ombra, il sudore che cola in modo vergognoso e il senso di soffocamento a ogni ora.

Per chi ha gusti marcatamente bucolici, esiste anche la possibilità di trastullarsi con l’ascolto delle campane al pascolo in un bel prato di primavera, inclusa la presenza di volatili. Ottima esperienza, soprattutto per provare l’ebbrezza di sentirsi come Heidi, e ti sorridono i monti e le caprette ti fanno ciao.

La prima passeggiata dopo tanto tempo

Nel tardo pomeriggio sono uscita per una breve passeggiata, la prima dopo due mesi. Mi sono sentita un po’ disorientata, in lieve difficoltà e persino malinconica; ma penso che sia normale dopo un lungo periodo di quarantena.

Lungo il viale si sono formati piccoli assembramenti, soprattutto perché la pista ciclabile affianca la parte pedonale, e oggi i ciclisti, dato il clima mite e il desiderio di sfogarsi, erano tanti. Io mi sono sempre allontanata dai gruppi di persone riunite sui marciapiedi, ma ciò che ho visto mi ha lasciata perplessa: troppi comportamenti poco meditati. Ho notato persino un gruppo di giovani sotto a un piccolo gazebo in un parchetto, tutti appiccicati e senza mascherine. Comprendo il desiderio di vivere in pieno questa bellissima stagione e di stare all’aperto in compagnia, però penso che bisognerebbe cercare di essere un po’ più prudenti. Oltretutto sarebbe vietato, almeno qui in Emilia-Romagna, sedersi in gruppo nei parchi, e invece ho visto anche una simpatica anziana, che vive nel mio condominio, seduta contenta in panchina insieme ad altre arzille vecchiette, tutte con la mascherina abbassata sul collo.

Mi auguro che le condotte imprudenti restino molto circoscritte e che non si ritorni a un nuovo lockdown, perché sarebbe insostenibile sia sul piano psicologico sia sul piano economico.

Merenda all’aperto

Una bella merenda all’aperto, e il profumo dei fiori, le foglie, gli alberi, la dolcezza del sole, il crepuscolo che tarda ad arrivare: uno scenario perfetto per lasciarsi trasportare dall’atmosfera di questa stagione.

La primavera ci abbraccia con la sua luce e ci promette meraviglie. E noi l’assecondiamo, fingendo di crederle – in fondo, restiamo sognatori e sognatrici a dispetto degli anni che passano.

 

(L’immagine è presa da: https://www.designmag.it/foto/arredare-un-giardino-in-stile-shabby-chic-per-la-primavera_9963.html)