La villetta

città

Accanto al palazzo in cui trascorsi la mia infanzia, c’era una graziosa villetta. L’ampio giardino che la circondava era un intrico di alberi e cespugli, non troppo curato ma neppure sciatto, da cui la villetta spuntava come uno strano fungo.

Quando me ne andai da quella strada, per un lungo periodo non pensai più a nulla, decisa a guardare soltanto avanti. Col trascorrere degli anni, però, ogni tanto quella villetta cominciò a ripopolare le mie fantasie. Nell’aprile del 2018, dopo essere tornata nel mio vecchio quartiere, l’ho ritrovata intatta; ma, dopo qualche mese, la graziosa villetta è stata demolita per lasciare spazio alla costruzione di un condominio di lusso, ormai quasi interamente ultimato.

La fine di quella villetta è stata per me un dispiacere, come se una parte del mio passato fosse stata cancellata a forza per sempre. Perché sì, esistono cose che infondono sicurezza per il fatto stesso di esserci, di sembrare inamovibili; attorno a esse, attorno alla loro immagine, si addensano ricordi, emozioni, fantasie che le rendono vive e presenti e rilevanti; allora, vederle scomparire d’improvviso è come assistere impotenti alla dissoluzione di un importante frammento della propria esistenza.

Poi preferisco stendere un velo pietoso sui sedicenti palazzi di lusso che vedo fiorire ultimamente in questa città.

  1. Nella nostra umana visione, e passione, per le persone e le cose, ci illudiamo che – noi lontani – tutto rimanga intatto così come ce l’ imprimemmo nella memoria ! Ma il tempo scorre …. inesorabilmente scorre, e quando ritorniamo troviamo che tutto, tranne noi, è cambiato ! 😦

    • Ciao, Bruno. Noi speriamo che certe cose restino intatte, ma ovviamente non è così. E ciò aumenta la perenne sensazione di precarietà.
      Prendere o lasciare, non c’è altra via. 🙂

  2. Nella via in cui sono sono cresciuto è fatta di villette tutte costruite negli anni 60-70 assieme a quella dei miei genitori. Erano tutte copppie giovani con bambini piccoli e adesso sono tutti anziani esattamente come i miei genitori.
    Ogni tanto appare qualche paramento funebre e dopo qualche mese i figli vendono. Ma sono case poco vendibili: molto personalizzate dagli ex proprietari, nè ville di lusso, nè appartamenti di condominio, spesso casette bifamigliari senza possibilità di ingressi autonomi (i classici suoceri in mezzo alle balle), con impianti elettrici artigianali e fuori norma da decenni.
    Quasi sempre succede che vale di più il terreno che la casa quindi ad acquistare è un’impresa edile che le abbatte per costruire case nuove, tanti bilocali o trilocali, belli, moderni, con mattoncini a vista e tapparelle elettriche.
    E nuove generazioni accendono mutui per venire ad abitarci.
    C’est la vie.

    • Eh, tocca accettare sì. Il quadro che hai descritto è tipico.
      Io amo le villette un po’ malandate, perché mi sembrano più umane proprio in quanto personalizzate, mentre certi palazzi contemporanei, anche se ben fatti, sono anonimi e, a volte, sembrano caserme lucidate a nuovo. Lo so, devo adeguarmi ai tempi, al progresso, alla modernità. 😀

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