L’estate è un’attesa

In città i giorni sono tutti identici, durante l’estate. L’afa è troppo tenace e l’eccesso di luce sembra, in alcuni momenti, una persecuzione o un’offesa. Si trascorre il tempo a difendersi, a chiudersi in casa o in luoghi in cui sia possibile il respiro.

Sembra un’assurdità: la stagione che invita all’allegria, alle uscite frequenti, all’estroversione e al divertimento non è altro che una parentesi in cui ci si rifugia il più possibile al chiuso, aspettando che tutto si concluda e che la vita torni possibile.

Quando l’adolescenza si è ormai dissolta sotto il peso del tempo, l’estate diventa soltanto una lunga, estenuante, malinconica attesa.

  1. “Sotto il peso del tempo, l’estate diventa soltanto una lunga, estenuante, malinconica attesa.”
    Proprio vero…! Buona domenica, Romina.

  2. Romi, sai che cosa ho notato per la prima volta in 48 anni da quando abito in collina? Che quest’anno non ho visto nemmeno una lucciola. Quando ero ragazzino in giardino e nei campi attorno vi era una moltitudine di lucine intermittenti, tantissime, centinaia. Con gli anni sempre meno, l’anno scorso una decina in tutto, quest’anno nulla. Solo afa, canicola diurna e calore notturno. Romi, torniamo indietro.

    • Filippo, anch’io ricordo le lucciole. Quand’ero bambina e passavo l’estate in appennino, ce n’erano tantissime. Ma poi anche lì, nel paese in cui andavo, sono venute meno.
      Ricordo anche le distese di violette nei parchi a marzo: interi prati pieni di violette e qui in città. Ma sono scomparse da anni.
      Io dico spesso che mi piacerebbe trascorrere una bella vacanza nel passato, staccando un po’ la spina dalla contemporaneità, così complessa e artificiosa, più avanzata sotto vari aspetti, ma assai più povera sotto altri.

  3. già, le lucciole…per vederne una serve ormai una specie di miracolo ma forse è il segno dei tempi….ormai l’estate è diventata unicamente una sguaiata sagra del divertimento ad ogni costo, la loro assenza sembra quasi una sdegnata risposta a tanta volgarità…..

    • Filippo1, mi sembra che tu abbia dato un’ottima definizione: l’estate come “sguaiata sagra del divertimento a ogni costo”. Ormai è diventata una gara a chi la fa più grossa, e pare che non si possa neppure più vivere senza i cosiddetti eventi, eventi e congreghe di ogni tipo; se ci fai caso, anche i comuni non sanno più cosa inventarsi per intrattenere il cittadino e il turista. Sembra che non ci si possa divertire o rilassare un po’ senza partecipare a un evento, senza farsi intruppare in qualche raduno pieno di frastuono, musica a tutto volume, cibo scadente e via così che è un piacere.
      Tutto questo perché non siamo più esseri umani, ma semplici consumatori, polli di allevamento da spennare. E se questo sistema non ti entusiasma, passi per asociale o strano/a, mentre la verità è che non hai bisogno di farti intruppare in continuazione e sai divertirti a modo tuo.
      Il discorso sarebbe lungo e penoso.

  4. la convivialità, come dicevano già duemila anni fa gli antichi romani, è una componente fondamentale della vita che personalmente apprezzo molto, che si tratti di una cena in compagnia o di una serata a suonare la chitarra..diverso è appunto il discorso sulla deriva festaiola e cafonal di tante feste e festicciole soprattutto estive, nella quali sembrano non esservi più limiti alla volgarità di vestiario e atteggiamenti…il tutto accompagnato dalla musica orrenda tanto in voga in questi ultimi anni….

  5. Ma infatti certi “eventi” sono la fiera del frastuono e della stupidità. Quando si trascorrono ore e ore a bere e a urlare in mezzo alla strada, o a dimenarsi e a strillare cose senza senso con sottofondi musicali orridi non ci si sta divertendo: ci si sta comportando da mezzi trogloditi. Questa non è socializzazione, perché è impossibile socializzare veramente in mezzo al frastuono e dandosi allo “sballo”.

    Io ho esperienza di movida estiva, perché ce l’avevo sotto casa fino a poco tempo fa: era una cosa allucinante. Solo gente ubriaca – comprese ragazze giovanissime -, frastuono (= musica incomprensibile) e parolacce e bestemmie a go-go. Ho visto persino delle ragazzine urinare in piedi davanti al portone di casa mia, tutte allegre e pimpanti.
    E poi hanno il coraggio di chiamarla “economia che gira”.

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