L’inevitabile passaggio

Il passaggio da una stagione all’altra non è mai del tutto indolore, perché porta con sé la necessità di un adattamento, fisico e mentale: bisogna abbandonare una fase e accoglierne un’altra. A questo ritmo non ci si può ribellare, essendo un dato di fatto, una pura e semplice realtà. E con la realtà, prima o poi, bisogna sempre fare i conti.

Con il trascorrere degli anni, e con gli inevitabili mutamenti che questo inarrestabile flusso comporta, a volte diventa difficile accettare continue giornate piene di sole e lo splendore di un cielo azzurro senza nubi, perché ciò non sempre si adatta al nostro stato d’animo, oppure perché diventa fonte di distrazione, richiamando alla memoria scene lontane, frammenti dell’adolescenza e della prima giovinezza, momenti spensierati che non torneranno più.

Per questo blog, il passaggio da una stagione all’altra significa un cambiamento importante sul piano estetico: devo scegliere nuove immagini e nuovi sfondi, cosa che per me è sempre motivo di gioia. Modificare le immagini e l’atmosfera del blog è una sorta di rito utile ad abituarmi alla nuova stagione, ad accogliere il mutamento con maggiore consapevolezza: è una piccola celebrazione e, allo stesso tempo, una rassicurante garanzia di continuità.

E siccome il primo giugno, cioè domani, segna l’inizio meteorologico della nuova stagione, buon inizio d’estate a chiunque passi da queste parti.

P.S. Non so perché, ma erano scomparsi i link ai blog amici senza che io li avessi tolti. In ogni caso, me ne sono accorta e li ho recuperati. Mi scuso per l’inconveniente. 

Ancora

Passeggiare sotto la pioggia, mentre le strade sono vuote e il cielo intona un canto disperato, è un abbraccio con la solitudine, la solitudine più amata, quella che si sceglie senza remore.

Lungo la via, gli alberi sembrano brillare con tutta la vivace intensità della primavera, nonostante il vento freddo e il cielo quasi autunnale. Sono momenti rari, questi; sono le sfumature più bizzarre di una stagione che sa confondere, e inebriare, e sorprendere.

E sono ancora gli stessi passi – i miei passi -, quelli di tanti anni fa, quelli sepolti sotto il peso del tempo che s’illudeva di cancellarli. Sono gli stessi passi, quelli che sembrano dover parlare, quelli che non vogliono tacere. In fondo, la pioggia cade anche per questo.

 

Giorni di pioggia e di vento

Sono stati giorni di freddo autunnale, giorni di pioggia e di vento, di passi affrettati lungo strade inospitali; sono stati giorni di novembre a primavera – e un vento feroce a impedire sogni di verde e di azzurro.

Ma gli alberi, nei parchi, sono quelli della nuova stagione: vivi, fieri, sicuri di se stessi, avvolti dallo splendore di un’esistenza appena cominciata.

Oggi il cielo è irrequieto, indeciso se mostrarsi clemente o arrabbiato. Ma noi dobbiamo accettarlo, e comprenderlo, e rubarne i tanti segreti.