Sera di aprile

Due ore fa il freddo, nel parco, era quello autunnale, nonostante gli alberi ricoperti di foglie, e il verde brillante tutt’intorno, e il rosa superbo di certi fiori in lontananza.

Ma adesso piove, piove a dirotto, e, nell’oscurità della sera, gli alberi sono soltanto ombre nere immobili: il verde è scomparso, la primavera non esiste più, aprile si è sfaldato sotto il peso opprimente del suo dolore. Resta la luce malata dei lampioni, stanca e indifferente, e il timore – quello sì – di non poter vedere.

Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.

Come se arrivasse

Prima il vento, impetuoso, egoista, senza alcun riguardo per cose e persone; poi l’ansia e l’attesa sotto un cielo ambiguo, come sospeso in un’eterna incertezza; infine la pioggia, forse inaspettata. Sembrerebbe un giorno di inizio autunno, questo, se non fosse per il verde brillante delle foglie, quel verde malizioso che tradisce l’inizio della vita.

In lontananza, le macchine sfrecciano come se niente fosse, come se il cielo scialbo e la pioggia fossero un dettaglio senza importanza; poi, uomini e donne che camminano, figure piccole e confuse che a volte sembrano avvicinarsi, come se, d’improvviso, dovesse arrivare qualcuno da un luogo remoto – finalmente, dopo tanto tempo.