Dalla finestra

Avviso: questo non è un post allegro. Perciò, chi non se la sente di immergersi in una lettura faticosa e opprimente, farebbe bene a evitarlo. Da parte mia, posso soltanto dire che mi dispiace di non riuscire a scrivere diversamente. 

Dalla finestra della sala vedo alberi verdi a profusione. Il fatto è che ho cambiato casa, almeno temporaneamente, e in questa strada gli alberi sono tanti. Ma dover traslocare subito dopo un lutto è un’esperienza pessima: è una violenza, una fatica del corpo e dello spirito, un’ulteriore frattura dell’anima. E poi, come se non bastasse, mi trovo addirittura a vivere nel quartiere in cui trascorsi l’infanzia e la prima adolescenza, persino a pochi metri dalla strada in cui abitai all’epoca. Quasi superfluo dire che, in questo momento, ne avrei fatto volentieri a meno.

Provengo da una devastante esperienza di malattia e di amore – lunghi anni di malattia e di infinito amore, di preoccupazioni e di cura, di stanchezza fisica e mentale. A tre mesi esatti dalla perdita mia madre, a stento mi accorgo che è primavera, nonostante viale Buon Pastore sia tutto in fiore: è il viale che ho percorso quasi ogni giorno durante la mia infanzia, in tutte le stagioni, sotto la pioggia e sotto il sole, molto spesso con mia madre.

Anche se ho vissuto più a lungo in centro storico – e lì tornerò – tutte le memorie legate all’infanzia e alla prima adolescenza qui riemergono con forza da sole:  in ogni angolo, in ogni strada, in ogni palazzo ritrovo la mia esistenza di tanti anni fa, che significa ritrovare gli anni più importanti, forse quelli decisivi, nel bene e nel male. I ricordi sono talmente nitidi, talmente particolareggiati, da non lasciarmi tregua. E così avverto un senso di orrore, orrore profondo nonostante il sole, nonostante la quieta bellezza della primavera. Avverto un senso di orrore perché mi sembra ingiusto essere qui proprio adesso.

Anche per questo fatico a scrivere e ho voluto dirlo a chi ha la bontà di leggere e commentare nonostante tutto.

  1. ❤️ Anche questa è vita, e non c’è tristezza nel far emergere i ricordi. Questa perdita è incolmabile, ma la stessa primavera che accenni in questo post, come il tuo amato autunno, quando sarà la stagione, sapranno ricompensare in parte il vuoto.

  2. Mi dispiace leggere che, oltre al profondo dolore per la perdita della mamma, tu abbia dovuto affrontare un trasloco che ti procura ulteriore sofferenza. Alcune volte i ricordi del cuore hanno, soprattutto in questo tuo momento, un ritorno negativo per la psiche. Il Tempo, Lui si è veramente Signore. Il Tempo agisce sul nostro animo e giorno dopo giorno, mese e purtroppo anno, riuscirà a lenire il patimento, anche se adesso, cara Romina, ti sembra che rimarrà a tormentarti per sempre.
    Vedrai, riuscirai ancora a cogliere e godere il mutare delle stagioni ed i colori che la natura porta con se.

    Un forte abbraccio

    Filippo

    • Ti ringrazio molto, caro Filippo, perché sai sempre trovare le parole giuste, quelle che riescono a toccare l’animo. E non ti sottrai ad argomenti come questo, argomenti che molti preferiscono non affrontare.
      Un caro abbraccio anche a te.

  3. Romina mi si contorce il cuore in questo momento,non devi preoccuparti di quello che scrivi o se vuoi scrivere,fai quello che ti senti di fare.
    Sono rattristato che tu debba affrontare il dolore del presente e i fantasmi del passato…è come se l’inverno non volesse passare più.
    Ti sono vicino col pensiero…

  4. Passare qui … sostare e rimembrare.
    interrogar la Memoria e andare avante,
    e accarezzar Romina : è emozionante,
    come ammirar il vasto … eterno mare !
    Con lei vicino, poi l’ Autunno è certo
    d’ oro e d’ argento … come il Firmamento ! 😀

  5. Ho letto questo ed il post precedente; non solo hai il sacrosanto diritto di prenderti il tempo che vuoi, hai anche il pieno diritto di scrivere quello che senti senza neanche sentirti in dovere di giustificarti. Da parte mia posso solo abbracciarti forte e dirti quanto mi dispiaccia per quello che è un dolore immenso.

    • Ciao, Daniele. Ti ringrazio moltissimo per le tue parole e per essere ancora qui. Un caro saluto e un abbraccio anche da parte mia.

      E ovviamente grazie ancora a Bruno, Toni, Claudio, Filippo. Perché gli amici, anche virtuali, si vedono nei momenti di difficoltà.

  6. BUONA DOMENICA Romina !!! 😀
    Ricorda, mia cara amica, che quando tutto intorno noi trema, quando non riconosciamo nè noi stessi, nè chi ci sta accanto, quando ricordi e rimpianti si mescolano lasciandoci l’ amaro in bocca, quando perfino il respirare ci viene in uggìa … ebbene possiamo andare, grazie a Dio, nel Sogno. e là veder finalmente svanire tutte le nostre pene !
    😀
    SOGNI
    Trilussa (Carlo Alberto Salustri)
    Da un anno, ogni notte, m’insogno e me pare
    d’annà in un castello
    che guarda sur mare;
    nun sogno che quello.

    C’è Pietro, er portiere, ch’appena me vede
    se leva er cappello, s’inchina e me chiede:
    — Sta bene, Eccellenza? Sta bene, padrone? —
    E tutto contento richiude er portone.
    Qualunque portiere che v’apre la notte
    ve manna a fa’ fotte;
    invece c’è Pietro che sente er bisogno
    de dimme ‘ste cose gentile e sincere
    che solo da questo capisco ch’è un sogno.
    Che bravo portiere!

    Er mastro de casa, ch’è un vecchio mezzano,
    m’insegna una porta, me bacia la mano
    eppoi sottovoce me dice: — È arrivata
    la donna velata…
    — Ma quale? — je chiedo — la pallida, forse,
    che stava a le corse?
    o quela biondina coll’abbito giallo
    ch’ho vista in un ballo? —

    È commodo e bello
    d’avecce un castello
    nascosto ner sonno,
    ché armeno, la notte, ce faccio l’amore
    co’ tante signore
    ch’er giorno nun vonno.
    — Der resto lei stessa,
    signora duchessa,
    co’ tutta la posa
    superba e scontrosa,
    m’accorgo che in sogno me tratta un po’ mejo
    de quanno sto svejo.
    Nun solo me guarda, ma spesso me dice:
    — So’ propio contenta! So’ propio felice! —
    — Davero? — je chiedo — ma allora perché
    nun resti co’ me? —
    E appena m’accorgo ch’ariva er momento
    de dije sur serio l’amore che sento,
    m’accosto, l’agguanto, la bacio… Ma allora
    me strilla: — Sta’ bono. No, no… Me vergogno!… —
    E solo da questo capisco ch’è un sogno;
    che brava signora!

    Nun ciò che un amico, sincero e leale,
    che dice le cose papale papale,
    che quanno ho bisogno de questo o de quello
    s’investe e m’aiuta, da vero fratello.
    È a lui che confido le gioje e le pene
    perché me capisce, perché me vô bene…
    Infatti ogni notte lo vado cercanno
    ner vecchio castello che sogno da un anno.

E tu che ne pensi?

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