Scuro di fine aprile

primavera pioggia

Persino  a  primavera  capita  che  il  cielo  non  voglia  sorridere: d’improvviso,  aprile  dimentica  la  sua  consueta  cordialità  per  incupirsi  e  chiudersi  in  se  stesso, muto  e  tetro  nella  sua  inaspettata  malinconia. Ma  non  si  tratta  dell’oscurità  dei  giorni  d’autunno, quella  che  induce  a  ripiegarsi  e  ad  accettare  il  misterioso  sfacelo  della  vita. Ad  aprile, il  grigio  non  è  mai  così  profondo  da  imporsi  sugli  altri  colori, i  colori  delle  fantasie  più  intime  evocate  da  questa  luce  obliqua  che  sembra  trapassare  l’anima – trapassarla  e  condurla  là,  dove  non  esistono  né  grigi  né  confini.

L’estenuante appannarsi del giorno

tenda

Ore  19:48. Il  cielo  è  ancora  chiaro, mentre  il  lungo  pomeriggio  scivola  via  adagio  in attesa  di  svanire  fra  le  braccia  del  crepuscolo. In  questo  momento  magico, la  luce  resiste  ma  non  riesce  a  dissolvere  le  tante  ombre  di  questa  stanza: è  la  delicata  poesia  di  aprile, l’estenuante  appannarsi  del  giorno  che, minuto  dopo  minuto, cede  il  passo  all’oscurità. E  le  ombre  si  fondono  con  la  luce, in  un  valzer  di  chiaroscuri  che  parla  all’anima  come  nessuna  parola  umana  potrebbe  mai  fare.

Ore  20:10. Avanza  la  sera, avanza  senza  interruzioni, ma  avanza  con  garbo; e  la  luce  è  sempre  più  fioca, pallida  sopravvissuta  prima  di  sfaldarsi  silenziosamente  sotto  il  peso  della  notte. E  si  vorrebbe  che  questo  incedere  lento  proseguisse  per  ore – ambiguo  ristoro  dello  spirito, inatteso  frammento  d’eternità.

Lettura romantica

lettura romantica

Leggere  tranquilli  all’aperto, in  una  mite  giornata  di  primavera, quando  la  dolcezza  del  sole  e  dell’aria  si  fondono  in  un  abbraccio  silenzioso  per  inondarci  di  tepore, per  accarezzarci, per  regalarci  qualche  sogno – ancora, nonostante  il  disincanto.

Leggere  sereni  all’aperto, senza  temere  lo  scorrere  delle  ore, il  declino  del  pomeriggio, la  sera  che  verrà. Sapendo  che  non  sono  giorni  di  pioggia, questi, non  sono  giorni  di  cielo  irritato  e  dispettoso, di  nuvole  impazzite, di  sospiri  trattenuti  a  stento.

Sono  invece  preziosi  giorni  di  quiete, giorni  di  luce  obliqua  tesa  ad  afferrare  l’infinito – e  a  sussurrare  parole, poesie  e  canti  che  si  credevano  perduti.

(Nell’immagine  il  dipinto  Lettura  romantica, di  Silvestro  Lega)

Referendum: due parole sulla democrazia

Brevemente, ma  occorre  scriverlo: in  una  democrazia  degna  di  questo  nome, nessun  politico  dovrebbe  mai – sottolineo  mai – invitare  i  cittadini  all’astensione.

Lasciamo  da  parte  la  faziosità  da  stadio  per  la  quale  certi  elettori  sono   sempre  d’accordo  con  gli  individui  del  proprio  partito  o  del  proprio  schieramento  politico  preferito, perché  qui  si  tratta  di  capire  i  fondamenti  della  democrazia, evitando  atteggiamenti  acritici: in  democrazia – va  ripetuto – nessun  rappresentante  delle  istituzioni  degno  di  questo  nome  dovrebbe  permettersi  di  invitare  all’astensione. Che  sia  Renzi  o  Berlusconi  o  Gatto  Silvestro  o  la  Fata  Turchina  o  mia  nonna  in  carriola.

Detto  questo, è  chiaro  che  i  cittadini  siano  poi  liberi  di  votare  o  meno.

I campi ad aprile

primavera26

In  questi  giorni, aprile  continua  a  dispiegare  tutte  le  sue  incertezze: è  una  primavera  ancora  cauta  e  timida, la  sua, una  primavera  indecisa  perché  appena  arrivata. Così, permane  quell’atmosfera  magica  in  cui  i  grigi  chiari  del  cielo  s’incontrano  con  un  azzurro  ancora  confuso  e  pigro, che  sonnecchia  contento  in  attesa  di  un  placido risveglio.

E  dopo  saranno  campi  invasi  da  tanti  colori, campi  assetati  di  sole  e  di  vento  a  ogni  ora  del  giorno. Niente  potrà  turbarli, neppure  gli  intermezzi  di  pioggia  e  di  fango, perché  continueranno  a  splendere, a  esibirsi, a  farsi  ammirare  e, soprattutto,  a  consolarci. Con  semplicità  e  modestia, senza  chiedere  nulla  in  cambio.

 

Dissolvenze ad aprile

finestra

Al  principio  di  aprile, quando  le  giornate  soffrono  ancora  di  un  umore  incerto  e  di  ingenua  timidezza, la  primavera  si  colora  di  un’atmosfera  speciale. Soprattutto  quando  il  lungo  pomeriggio  si  dissolve  nel  tramonto, ci  si  può  lasciare  avvolgere  e  incatenare  e  perfino  sedurre  dal  misterioso  passaggio  verso  la  sera: bastano  il  silenzio,  una  finestra  semi-aperta, il  vento  leggero  che  muove  le  tende  adagio  e  il  cielo  grigio  chiaro  a  richiamare  un  brivido  improvviso, un  ricordo, un’indecifrabile  attesa. Poi  ci  si  sente  sospesi, sia  pure  per  qualche  istante; ci  si  sente  sospesi  ed  eterni  a  un  tempo, ci  si  sente  qui  ma  anche  altrove. E  passato, presente, futuro  si  fondono  a  richiamare  l’infinito.

Forse  è  un  bene  che  certi  momenti  siano  tanto  brevi.