Diario di una serata d’autunno

Autunno24

Sono  le  18:58  e  la  mia  giornata  si  chiude  qui, nel  senso  che  metterò  da  parte  i  doveri  quotidiani  per  abbandonarmi  fra  le  morbide  braccia  di  questa  incantevole  serata  di  ottobre. Certo, devo  ancora  sbrigare  alcune  incombenze  domestiche, ma  lo  farò  senza  alcuna  fretta, perché  questa  serata  prelude  al  fine  settimana. Rallentare  è  allora  un  dovere  verso  se  stessi. Intanto, oltre  i  vetri  delle  finestre, l’oscurità  ha  già  invaso  la  strada: stiamo  lentamente  scivolando  nella  calma  austerità  di  una  notte  d’autunno – calda, intensa, colorata.

Sono  le  19:42. Sto  pensando  che  domani  probabilmente  preparerò  una  torta  e  sarà  la  prima  di  questa  stagione. Il  bello  dell’autunno  consiste  anche  nel  fatto  che  si  possono  gustare  sapori  diversi  rispetto  all’estate.

Sono  le  20:16. Mentre  sto  scrivendo, sento  un  cane  che  abbaia  fuori, in  strada. Poi  basta, i  rumori  si  spengono. E  ‘si  avverte’  la  sera, la  si  sente  come  se  fosse  entrata  nei  meandri  più  nascosti  dello  spirito: è  il  segno  che  occorre  fermarsi, pensare, gioire, svagarsi. La  settimana  è  finita: i  soliti  passi, i  soliti  affanni  e  il  solito  schema  di  vita  s’interrompono. Inizia  il  tempo-per-noi. Sempre  qualora  lo  si  sappia  afferrare  e  gestire.

Sono  le  21:50. Ascolto  il  silenzio  e  immagino  le  foglie  cadere  nel  buio  lentamente, una  dopo  l’altra, senza  fermarsi: è  un’agonia  priva  di  clamori, la  vita  che  si  spegne  senza  disturbare, senza  offendere, senza  ferire. È  l’infinita  eleganza  di  ottobre, la  squisita  raffinatezza  di  chi  non  invade, non  pretende, non  ostenta: ottobre  è sensibilità  profonda, sguardo  luminoso  anche  quando  piove, serenità  che  si  eleva  al  di  sopra  di  tutte  le  miserie  umane.