Vacanza dello spirito

silenzio

Più  passa  il  tempo, più  amo  il  silenzio. Spesso  sento  un  profondo  fastidio  per  il  chiasso, il  rumore  delle  automobili  lungo  certe  strade, il  vociare  confuso  e  stridulo  di  certi  raduni. Poi  avverto  sempre  più  intensamente, in  maniera  a  volte  dolorosa,  l’inutilità  di  tutto  questo  correre  e  affannarsi, di  tutto  questo  agitarsi  senza  posa.

La  più  bella, autentica  vacanza  che  si  possa  trascorrere, almeno  per me, è  quella  in  cui  sia  possibile  liberare  completamente  i  pensieri  da  tutti  gli  impegni  della  quotidianità  e  dimenticare  l’orologio, dimenticarlo  del  tutto, per  vivere  in  pieno  lo  scorrere  del  presente. Abbandonarsi  interamente  al  fluire  del  presente, concedendosi  il  prezioso  lusso  di  assaporarlo  senza  avere  altro  cui  pensare: questo  è  davvero  un  privilegio, è  la  vacanza  dello  spirito  che  può  finalmente  abbandonare  le  tante  catene  che  lo  tengono  prigioniero. E,  a  volte,  sciogliere  queste  catene  è  salutare, è  la  condizione  indispensabile  per  proseguire.

L’estate si riposa

zan

Capita  sempre  così: una  finestra  aperta, il  cielo  quasi  privo  di  colore, un  vago  grigio  intorno  e  le  tende  che  iniziano  a  danzare  al  vento. È  il  preludio  alla  pioggia  d’estate, quel  preludio  in  cui  il  silenzio  del  primo  pomeriggio  si  ammanta  d’indecifrabile  solennità, quasi  a  voler  richiamare  l’attenzione  invocando  rispetto  e  compostezza. L’estate  placa  la  sua  esuberanza  e  acquista  un’aria  più  seria,  l’estate  si  riposa  perché  ha  bisogno  di  un  breve  ristoro  nonostante  il  suo  vigore.

E  allora  è  quiete, quiete  assoluta: le  tende  continuano  a  danzare  al  vento, nessuna  voce  intorno, nessun  respiro, come  se  il  mondo  intero, d’improvviso, si  fosse  fermato  per  ragioni  inesplicabili. E  si  attende, si  attende  qualcosa  che  non  arriverà, si  attende  sapendo  che  poi  tutto  tornerà  come  sempre  è  stato, eternamente  identico  a  se  stesso.

Mentre  l’estate  si  riposa  e  i  monti  dormono  e  le  colline  sorridono.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  distesa,  di  Federico  Zandomeneghi)