Adolescenza, discoteche e stravaganze

discoteca

Non  è  stata  l’assenza  di  idee  a  tenermi  lontana  dalla  tastiera, ma, al  contrario,  un  eccesso  di  esse. Può  sembrare  strano, può  sembrare  stravagante, ma  a  volte  mi  capita: sono  talmente  tante  le  cose  che  vorrei  scrivere, sono  così  vari  i  discorsi  sui  quali  vorrei  soffermarmi  che, alla  fine, non  scrivo  nulla.

Premesso  che  l’umanità  sopravvive  tranquillamente  anche  senza  i  miei  post, resta  il  fatto  che  non  riesco  ad  abbandonare  il  blog, che  ormai, dopo  otto  anni  di  costanti  aggiornamenti,  avverto  come  una  mia  piccola  creatura  bisognosa  di  attenzioni  e  di  coccole. E  come  si  fa  a  lasciare  sola  e  incustodita  questa  piccola  creatura  proprio  quando  è  iniziata  la  primavera? La  primavera  è  un’esplosione  di  vita, quindi  non  posso  far  morire  il  blog. Ma  di  cosa  devo  parlare? Di  questa  meravigliosa  stagione? Di  ricordi  remoti  nel  tempo? Di  sanissime  amenità?

A  primavera  è  quasi  inevitabile  riandare  con  la  memoria  all’adolescenza, che  è  la  primavera  della  vita. Mi  torna  in  mente  quando, di  domenica, andavo  in  discoteca  allo  Snoopy  e  vedevo  tipi  strani. Una  volta  rimasi  colpita  da  un  ragazzo  che  indossava  pantaloni  ad  anfora  con  una  fascia  alta  attorno  alla  vita  sottile  e  una  camicia  bianca  che  più  bianca  non  si  può; inoltre, aveva  lo  sguardo  un  po’  compunto  e  capelli  neri  lucidissimi  con  taglio  carrè. Collocato  al  centro  della  pista, costui  iniziò  a  ballare  una  song  di  Madonna  flettendo  le  ginocchia  a  tempo  e, contemporaneamente, muovendo  il  braccio  destro  su  e  giù  come  se  stesse  tirando  la  catenella  del  wc  in  bagno. La  cosa  bizzarra  è  che  costui  ballò  l’intera  canzone  facendo   sempre  questi  due  gesti  e  restando  serissimo, quasi  impassibile. Siccome  adoro  i  tipi  stravaganti, non  l’ho  più  dimenticato, anche  se  ancora  mi  chiedo  quali  fossero  le  ragioni  alla  base  di  quella  coreografia.

Chi  ricorda  quelle  situazioni  in  cui, sempre  in  discoteca,  arrivava  un  ragazzo  e  ti  sussurrava  che  un  suo  amico  voleva  conoscerti? La  prima  cosa  che  pensavi  era: ma  perché  non  viene  direttamente  lui  a  conoscermi? Però  la  situazione  era  carina, simpatica  e  forse  un  po’  ingenua. A  me  capitò  più  volte, ma  ricordo  con  precisione  soltanto  un  caso, il  caso  di  un  ragazzo leggermente  più  giovane  di  me: io  avevo  diciotto  anni  e  lui  ne  aveva  sedici. Solo  che – me  tapina! – a  quei  tempi  io  sospiravo  per  un  altro  e  quindi  non  riuscii  a  interessarmi  a  questo  tipo. Ricordo  però  che c’incontrammo  per  due  domeniche  successive  sempre  in  discoteca,  al  Charlie, e  io, per  intrattenerlo, gli  feci  una  testa  grande  come  un  palazzo  parlandogli  con  indefessa  continuità  di  cinema  e  di  libri. Credo poi  di  aver  capito  che, come  argomenti, non  lo  interessassero  molto  e  che  probabilmente  avesse  altre  mire, ma  fu  educato  e  sopportò  con  pazienza   di  ascoltare  anche  il  mio  imprescindibile  giudizio  sul  film  Gli  Aristogatti.

E  voi  avete  qualche  ricordo  particolare  legato  a  discoteche  e  affini?

  1. …e sopportò con pazienza di ascoltare anche il mio imprescindibile giudizio sul film Gli Aristogatti.

    Sto rotolando dalle risate. Poi m’immagino anche la scena, eh. 😀

  2. Ahahahah io invece ho ricordi vaghi, nelle discoteche ho smesso a 17 anni di andarci, non sono nemmeno sicura che mi piacesse tanto. Mi piaceva ballare, ma non mi piaceva la compagnia con cui ci andavo, quindi forse ho rimosso per questo.

    • Valentina@, io ho smesso di andare in discoteca a diciotto anni. Una delle ultime volte fu in un locale molto famoso all’epoca, il Picchio Rosso, poi demolito nel 2009. La cosa strana è che a me questa discoteca non diceva nulla, nonostante fosse appunto molto famosa. Ricordo che, quando la vidi per la prima volta, pensai: tutto qui? La verità è che non avevo il carattere adatto a certi trastulli. Dopo aver appagato la mia curiosità in f atto di discoteche – curiosità iniziata a quindici anni – ero già sazia e non ne potevo più. Adesso non ci andrei nemmeno a pagamento. 😀

      Cavaliere@ , sempre poeta. Grazie!

      Platone@, a osservare la scena ti saresti divertito assai. Credo di aver tenuto un’autentica conferenza.

  3. mi hai fatto ricordare i miei 16 anni e la discoteca dove conobbi quello che è diventato il mio primo amore. Avevo 16 anni, lui 17.E, come dici tu, mi trovai di fronte un ragazzo che mi disse ” C’è un mio amico che ti vuole conoscere”. Era lui, Roberto….e la cosa buffa era che lo vedevo tutte le mattine in autobus, andando a scuola!
    Sono passati….posso dirlo…..40 anni e siamo amici ancora adesso!!!!
    Non ho mai amato le discoteche, quella fu una delle poche volte che ci andai…era proprio destino!
    Emanuela

    • Emanuela, grazie per aver scritto la tua esperienza, che oltretutto è positiva, visto che sei ancora amica di questa persona. Io, invece, non ho conservato alcun rapporto di quel periodo.

  4. Come ho già scritto commentando vecchi post simili, io in discoteca ero parecchio sfasciato.
    Di cose davvero…”da mettersi le mani nei capelli” ne ho fatte parecchie e fortunatamente andavo in una discoteca di un paese in montagna, dove i frequentatori erano magari un po’ bovari ma non delinquenti… altrimenti, se avessi fatto le stesse cose a Milano, mi sarei sicuramente beccato una coltellata da qualche albanese.
    Da non credere che solamente 1 volta sia finita in rissa e ,ironia della sorte, è stata l’unica volta in cui eravamo abbastanza sobri e il tutto è stato scatenato da un sbaglio, un’incomprensione.

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