Di luce obliqua e magica stagione

zucca

Oggi  parlare  di  zucche  è  inevitabile. Sì, ne  parlo  tutti  gli  anni  alla  fine  di  ottobre  e  rischio  allora  di  essere  ripetitiva; però  l’eterno  ciclo  delle  stagioni  e  il  costante  ritorno  di  feste  e  ricorrenze  varie  sono  dati  di  fatto  ineludibili  e  dunque  la  ripetitività, in  qualche  modo, s’impone.

Le  zucche  mi  piacciono  a  causa  della  loro  forma: mi  ricordano  certe  illustrazioni  che  vedevo  da  bambina  mentre  leggevo  le favole. E  poi, così  tonde  e  ‘strane’, sembrano  quasi  provenire  da  un  altro  mondo. Nonostante  ciò, non  festeggio  Halloween  perché  è  una  ricorrenza  che  non  sento, non  è  mia, non  fa  parte  della  mia  cultura  latina  e  dunque  non  mi  sforzo  di  celebrarla. Per  me  oggi  è  semplicemente  una  bellissima  giornata  di  ottobre, col  sole  che  continua  a  mostrarsi  generosamente  a  dispetto  dell’aria  fredda  tipicamente  autunnale.

Mi  sembra  di  vivere  quasi  in  uno  stato  di  grazia. Guardo  fuori  dalle  finestre, osservo  la  luce  obliqua  e  spossata  di  questa  magica  stagione  e  m’invade  una  gioia  inspiegabile – come  un  regalo  dall’altrove.  Si  avverte  il  fruscio  delle  foglie  e    un  vento  sommesso  che  conduce  ricordi, per  scomparire  poi  nel  silenzio  di  strade  misteriose, in  apparenza  addormentate  e  vuote.  Avvertire  l’autunno, sentirlo  dentro, in  ogni  più  piccola  parte  di  sé, è  un  privilegio  raro: è  un  sentiero  attraversato  dall’infinito  e  un  velo  squarciato  sulla  profondità  dell’essere.

autunno6

(La  foto  delle  zucche  è  tratta  da: http://www.fattoriagaggio.it/il-6-ottobre-e-la-festa-dei-bambini/)