Mosaico di ottobre

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Sono  felicemente  seduta  alla  mia  scrivania  e, mentre  scrivo, oltre  le  finestre  vedo  ancora  la  luce  del  pomeriggio  chiara, sicura  di  sé  ma  destinata  a  dissolversi  fra  poco  tempo. Oggi, infatti, il  sole   tramonterà  alle  17:13. Terminata  l’ora  legale abbiamo  il  piacere  di  rivivere, come  ogni  anno, la  naturale  brevità  dei  pomeriggi  d’autunno, quella  brevità  che  li  rende  ancora più  preziosi, piccole  oasi  di  luce  a  spezzare  la  costante  avanzata  del  buio.

La  nota  negativa  è  sempre  la  stessa: ottobre  sta  scivolando  via  troppo  in  fretta, le  giornate  sembrano  correre  a  una  velocità  cui  diventa  difficile  adeguarsi, almeno  a  livello  emotivo. Chi  ama  questo  mese  quanto  lo  amo  io – in  maniera  viscerale, quasi  fanatica – prova  sempre  un  moto  d’insopprimibile  tristezza  nel  vederlo  fuggire  con  tanta  rapidità: si  vorrebbe  che  la  sua  durata  fosse un’altra  e   che  si  presentasse  ogni  anno  in  tutti  i  suoi  risvolti – mille  colori  e  anche   mille  incertezze. Come  un  mosaico  cui  manca  sempre  qualche  piccola  tessera, un  mosaico  in  parte  invecchiato  dallo  scorrere  degli   anni  ma  intenso  nelle  sue  tante  sfumature.

Ottobre  assomiglia  a  un  diario, uno  di  quei  diari  dimenticati  in  qualche  cassetto  che  non  si  ha  il  tempo  di  aprire  ma  che, d’improvviso, in  qualche  giorno  di  pioggia  e  di  libertà, si  riscopre  e  si  legge  avidamente,  per  comprendere  il  passato  remoto  e  il  presente, per  chiarire  ciò  che  era  rimasto  oscuro, per  non  dimenticare.