Di cataloghi, trastulli e velocità

Da  giorni  avrei  voluto  scrivere  un  post  ma  ho  rimandato  perché, essendo  in  vacanza,  sono  entrata  in  modalità  bambocciona  e  mi  sono  lasciata  trascinare  da  questo  stato di  grazia,  indispensabile  per  ritrovare  le  energie  giuste  utili  ad  affrontare  la  quotidianità. Trovandomi  dunque  in   questa   graziosa  condizione, non  posso  scrivere  un  post  serio: non  riesco, non  mi  viene, non  mi  va. Pertanto  anche  il  post  probabilmente  risulterà  bamboccione.  E  caotico.

Quando  avevo  circa  dieci  o  dodici  anni  e  mi  trovavo  in  vacanza  in  montagna, capitò  più  volte  che  io  e   mia  cugina, che aveva  quattro  anni  più  di  me,  ci  divertissimo  a  fare  le  cretine. Come? Semplice: all’epoca, mia  nonna  leggeva  i  famosi  cataloghi  Postal  Market  e  Cia, che  vendevano  per  corrispondenza  abiti  e  altri  gingilli  strani. Mia  nonna  non  acquistava  nulla  ma  era  abbonata  e  le  piaceva  sfogliarlo. Ebbene, io  e  quella  volpe  di  mia  cugina  prendemmo  l’abitudine  di  sottrarre  quei  cataloghi  a  mia  nonna  per  sfogliarli  da  sole  in  una  casetta  che  avevamo  in  giardino. Niente  di  strano, direte  voi: che  c’è  di  male? Nulla, è  vero. Però  il  nostro  scopo  era  quello  di  ridere  a  crepapelle  e  niente  ci  divertiva  di  più  delle  immagini   degli  abiti  e  degli  accessori  maschili, perché  ciò  ci  consentiva  di  guardare  i  modelli, bei  ragazzi  con  corpi  statuari,  comicamente  impegnati  a  indossare  cose   imbarazzanti  tipo  le  famose  pancere  del  dottor  Gibaud – orrore! –  o  altre  diavolerie  simili. Vedere  un  bellone  sorridente  con  addosso  l’orrida  pancerina  o  le  ginocchiere  di  lana   non  era  un  fatto  che  ci  potesse  lasciare  indifferenti. Inoltre, a  colpire  erano  anche  le  foto  di  singole  parti  dei  corpi, come  nel  caso  dei  calzini – eh  sì, quei  cataloghi  vendevano  pure  i  calzini – per  cui  si  vedeva  solo  la  gamba  del  povero  modello  dal  ginocchio  in  giù,  col  calzino  marrone  o  verde  addosso  e  il  piedino  arcuato  in  posa. Era  soprattutto  il  piede  in  primo  piano  a  farci  ridere  assai.

In  quei  cataloghi  c’erano  poi  anche  oggetti  stranissimi, come, ad  esempio, il  phon  a  cui  si  attaccava  un  inquietante  tubo  di  plastica  a  sua  volta  connesso  a  una  cuffia: la  cuffia  stava  sulla  testa  della  povera  modella, tutta  bella  e  intenta  a  mostrare  la  presunta  praticità  dell’asciugatura  dei  capelli  attraverso  quel  tubo  di  plastica.  Per  non  parlare  poi  di  certi  bizzarri  grembiuli, che  io  non  avrei  indossato  neppure  sotto  tortura, e  di  un  piccolissimo  telaio  del  quale  si  diceva  fosse  adatto  addirittura  per   fare  cappotti  da  adulti, quando  invece  sembrava  al  massimo  adatto  a  fare  un  risicato  vestitino  alla  Barbie. Insomma,  quando  avevamo  un  attacco di  cretinite  acuta, quei  cataloghi  ci  fornivano  abbondanza  di  materia  su  cui  sfogarci.

All’epoca, io  avevo  anche  l’insana  mania  della  velocità. Fin  da  quando  avevo  imparato  ad  andare  in  bicicletta, infatti, avevo  manifestato  un  temperamento  un  po’  strano: a  differenza  delle  mie  amichette,  che  guidavano  la  bicicletta  con  garbo  e  a  velocità  moderata, io  mi  scatenavo  come  una  furia  pedalando  da  vera  ossessa  e  sudando  senza  remore. Amavo  giocare  con  le  bambole, confezionare  loro  vestitini, mettere  in  fila  i  miei  orsacchiotti  di  peluche  e  fare  tante  altre  cose  in  genere  considerate  tipiche  di  noi  femmine; ma  quando  salivo  su  qualsiasi  tipo  di  veicolo  mi  trasformavo  di  colpo  in  un  maschio  mezzo  teppista: volevo  correre, correre, correre  velocemente, senza  sosta, e  provare  anche  a  fare  manovre  strane.

Ricordo  che, una  volta, mentre  ero  impegnata  in  cortile  a  correre  come  una  furia  con  la  mia  bicicletta  intorno  a  tutto  il  condominio, mi  venne  la  brillante  idea  di  fare  le  curve  inclinando  il  mezzo. Insomma, mi  ero  stancata  di  fare  le  curve  senza  provare  l’ebbrezza  di  qualche  pericolo,  e  inclinare  la  bicicletta  il  più  possibile, rischiando  così  di  cadere  al  suolo,  mi  sembrò  il  culmine  della  felicità. E  siccome  non  caddi,  continuai  a  lungo  questo  esercizio spaventando  a  morte  la  signora  C.  che, scesa  in  cortile, diventò  paonazza  quando  mi  vide  così  forsennata. Ricordo  ancora  le  sue  urla: “Mamma  mia! Che  curve  fai! Fermati, fermati!”.

Tutto  questo  spiega, almeno  in  parte, cosa  accadde  quando, a  diciotto  anni, diedi  l’esame  di  guida. Per  l’esame  di  teoria  non  ebbi  alcun  problema, ma  quello  di  guida  pratica  fu – come  dire – un  po’  particolare. A  giocarmi  il  brutto  scherzo  fu  anche  un  pochino  d’ansia; poca, in verità, però  ammetto  di  essere  stata  leggermente  emozionata. E  visto  che  all’emozione  si  sommò  l’impossibilità  di  governare  il  mio  insano  istinto, successe  il  fattaccio. Salita  sulla  vettura  con  l’esaminatrice  nel  sedile  posteriore  e  il  mio  istruttore  accanto, cominciai  a  guidare  alla  media  dei  70  chilometri  orari. Il  problema  è  che  non  me  ne  accorsi  e, a  un  certo  punto, mi  si  spense  il  motore. Risultato: fui  bocciata.

Quando  l’esaminatrice  se  ne  andò, il  mio  istruttore  di  guida, costernato, mi  disse: “Guarda  che  non  sei  sulla  pista  di  Fiorano”. E  io: “Lo  so, qui  siamo  al  villaggio  Giardino. Ma  ero  emozionata”. E  lui  di  rimando: “Sì, ma  ti  rendi  conto  che  viaggiavi  alla  media  dei  70? Io  ho  più  volte  tentato  di  frenare  senza  farmi  vedere  da  quella”. E  io: “Ah! Ecco  perché  mi  sembrava  che  la  macchina  faticasse  un  po’! E  acceleravo”.  😀

 

  1. Ahahah! Il dialogo con il tuo istruttore di guida è da antologia. 😀
    Bel post frivolo, ci voleva.
    Ma la seconda volta all’esame di guida cosa hai combinato?

  2. Ahahahaha c’era il trucco allora! Pensa, io invece ho paura dell’alta velocità, mi spaventa un sacco, anche se ci sono alcune macchine che non te la fanno pesare per niente. Questione di motore, mi sa. Ad esempio la Yaris di mio padre mi terrorizza quando va anche a 70, mentre se la mia Ford va a 100 non mi sembra nemmeno che sfiori i 50 di quanto è rilassata (ovviamente non la guidavo io quella volta che andava a 100… pauuuura!).

    I cataloghi… chi non ci ha mai giocato? A me, non so come, arrivavano quelli Conbipel, ma io invece di riderci su giocavo a fare la commerciante che proponeva quei modelli ai clienti.

  3. Oh …. @Romina volante, dunque non guidi più ?!? 😯
    Beh … poco male : lascio il mio ( valoroso ) ronzino, prendo la mia Torpedo blu e passo a prenderti stasera … se sei libera ! 😀

  4. Platone@
    La seconda volta ho fatto la brava bambina e ho mantenuto una velocità contenuta: fra i 45 e i 50 (praticamente quasi sempre 50). Chiaramente è pur sempre superiore alle medie velocità che ho visto agli esami di guida, dove molti si attestano sui 35. Ma io non avrei mai potuto guidare ai 35. 😀

    Valentina@
    Tu sei più saggia di me e giustamente contenuta in quanto a velocità. Comunque è vero che molto dipende dal tipo di macchina che si guida.
    In ogni caso, sorpresa finale: non guido più da anni perché soffro di amaxofobia. Chi l’avrebbe mai detto!

  5. E fu così … che un @Cavaliere Errante,
    lasciato all’ erba lieto il suo cavallo,
    venne dalla sua @Dama, e al Grande Ballo
    in auto la portò seduta stante !

    C’ era la luna … e le facèan corona
    nel ciel che su vestiva blu cobalto
    le stelle le più belle, e in quello spalto
    tutta d’ argento a lor parèa la zona ….

    La macchina filava più del vento,
    presto la terra fu tutta percorsa,
    ridèa @Romina quando vide l’ Orsa
    segnàr la strada su nel firmamento .

    Che musica sublime li avvolgeva,
    in quel cangiante mar senza confine,
    e quale sentimento li indorava
    mentre il lor volo non avèa mai fine !

    Poi iniziò il Ballo … e stretto fu l’ abbraccio
    che unì i due cuor facendone uno solo …
    Fu solo sogno … quel gagliardo volo ?
    No … è l’ anima che canta senza impaccio !

    🙂

  6. Clelly@
    Che tu fossi scellerata in bicicletta me l’ero immaginata da sola, pensa un po’. 😉

    Cavaliere@
    Che fantasia! Sei ammirevole, davvero. 🙂 Mi hai fatto tornare in mente le serate e le notti che trascorrevo da ragazzina nella casa di montagna. Quando tutti erano andati a dormire, io e mia cugina restavamo da sole in giardino, sotto il cielo letteralmente trapuntato di stelle, a parlare di tante cose. Nessuno poteva ascoltarci, perciò era bello.
    Grazie, Bruno, per aver suscitato in me questi ricordi.

  7. Quando hai iniziato a parlare dei fotomodelli su postalmarket definendoli “bei ragazzi con corpi statuari”…..per un attimo….ho avuto il sospetto che…il post fosse un po’ scabrosetto. ;D
    Sai com’è, se pronunci la parola “postalmarket” a noi maschietti che abbiamo vissuto la pubertà nel periodo pre-internet….

    Ma in auto -anche se non la guidi- ci sali lo stesso, giusto?
    Anch’io con l’avanzare degli anni inizio a percepire un po’ di paura sulla strada, soprattutto in moto. Diciamo che con gli anni cala l’illusione e la spensieratezza, anche perchè se ne sentono in continuazione… anche di persone sempre più vicine a noi, come se il cerchio si stringesse a ricordarci che nessuno è esentato da queste possibilità.
    Tuttavia il fatto di far guidare un altro non riduce affatto le probabilità. Con questa logica tengo alla larga le fobie.

    Questa estate ho fatto una piccolissima caduta in moto e ,quando succede, è sempre molto “dura” ritornare in sella come prima: per un po’ si sta molto più tesi e cauti, poi purtroppo o per fortuna il cervello torna come prima.

    • Marco@ Quando hai iniziato a parlare dei fotomodelli su postalmarket definendoli “bei ragazzi con corpi statuari”…..per un attimo….ho avuto il sospetto che…il post fosse un po’ scabrosetto. ;D

      Ahahah! No, non scrivo mai nulla di veramente scabroso. Per certe cose, avete ampia facoltà di scelta fra siti e blog appositi. 😀

      Marco@ Ma in auto -anche se non la guidi- ci sali lo stesso, giusto?

      La mia paura di guidare l’auto non è legata al timore di incidenti, ma è proprio un fatto psicologico che non posso governare: non riesco a concentrarmi alla guida, la mia mente vaga lontano e non c’è verso di farla soffermare sulla strada. Poi avere a che fare con il traffico mi rende nervosa.
      Capita ad alcuni, non sono l’unica. Ad esempio, tende a succedere a volte alle persone che svolgono prevalentemente attività intellettuali.

      Perciò, quando ne ho stretta necessità, uso volentieri il taxi: mi trovo benissimo e resto tranquilla. Agli incidenti non penso.

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