Di luglio e ricordi

estate3

La  giornata  è  stata  magnifica, un  bellissimo  volto  di  luglio  come  non  si  vedeva  da  anni:  pura  luminosità  accompagnata  da  una  temperatura  mite. L’estate  senza  arroganza. In  giornate  come  questa, ci  si  sente  contenti  e  si  avverte  il  desiderio di  correre  incontro  alla  vita  ritornando  ragazzini. Così  rivedo  un’estate  particolare  di  parecchi  anni  fa, quando abitavo  ancora  al  quartiere  Buon  Pastore  e  frequentavo  il  ginnasio.

Avevo  un  amico  con  cui, terminato  l’anno  scolastico,  trascorrevo  ogni  giornata  di  luglio, senza  eccezioni. Lui  abitava  lontano  dal  mio  quartiere,  eppure   ogni  santo  giorno  arrivava  a  casa  mia,  in  bicicletta,  alle  dieci  della  mattina: uscivamo  e  camminavamo  parecchio  fino  all’ora  di  pranzo, quando  ciascuno  tornava  a  casa  per  mangiare. Queste  pause  dovute  a  ragioni  di  forza  maggiore  erano  da  noi  vissute  come  intervalli  un  po’  fastidiosi,  anche  se necessari: per  noi  quindicenni  pieni  di  vita,  che   non  avvertivamo  il  desiderio  di  una  siesta  pomeridiana  ma  volevamo  soltanto  uscire, uscire  e  poi  ancora  uscire, il  tempo  dedicato  ai  pasti  era  necessariamente  breve, lo  stretto  indispensabile  per  non  morire  di  fame. Non  a  caso,  puntuale  come  un  orologio  svizzero, alle  quindici  del  pomeriggio  e   in  piena  canicola  il  mio  amico  Andrea  ricompariva  e  tornavamo  a  uscire: andavamo   in  centro  o  nei  parchi  o  comunque  in  qualsiasi  posto  in  cui  fosse  possibile  parlare. E  parlavamo, parlavamo, parlavamo  all’infinito. Adesso  mi  sembra  strano  e  persino  assurdo  aver  parlato così  tanto, visto  che  sono  diventata  taciturna  e  considero  le  parole  spesso  inutili   e  vuote. Eppure l’ho  fatto, sì, ho  chiacchierato  molto  dando  sfogo  a  tutto  quello  che  sentivo.

All’ora  di  cena, il  buon  Andrea  se  ne  tornava  a  casa  per  riempirsi  lo  stomaco, ma, alle  ventuno  precise, ricompariva  e  andavamo  in  un  piccolo  parco  vicino  a  casa  mia. A  volte, si  univa  a  noi  un  altro  compagno  di  scuola  che  viveva  proprio  nei  pressi  di  quel  piccolo  parco; poi  si  abituò  a  raggiungerci  un  altro  compagno  ancora, che  abitava  in  centro  ma, dopo  cena, partiva  per  venire  nel  mio  quartiere, anche  lui  in  bicicletta. E  si  chiacchierava  fino  alle  ventidue  e  trenta, perché  a  me  non  era  consentito  rientrare  a  casa  più  tardi, e  del  resto  i  miei  genitori  mi  facevano  uscire  dopo  cena  solo  perché  restavo  nei  pressi  di  casa.

Mi  diverte  ora, a  distanza  di  tanti  anni, ricordare  quel  luglio  pieno  di  chiacchiere, di  passeggiate, di  risate  e  di  spensieratezza, vera  o  finta  che  fosse.  Non  rimpiango  nulla, non  vorrei  tornare  indietro, preferisco  mille  volte  la  serena  consapevolezza  della  maturità. Però  in  una  giornata  di  luglio  così  mite  e  dolce  è  bello  riandare  con  la  memoria  a  quei  momenti, a  un’età  in  cui  si  riusciva  a  sognare  nonostante  tutto.

  1. Mi piace leggere questi racconti di episodi passati perché spesso ci si identifica e si ritrova una parte di se stessi. Mi vengono in mente le serate estive con gli amici a giocare a pallone…meraviglia! Ci divertivamo un sacco e ovviamente sparavamo cavolate a raffica. :mrgreen:

  2. Mi fai tornare in mente tante cose e provare tanta nostalgia. Io avevo un gruppetto di amici con cui trascorrevo le sere estive in un piccolo bar sotto casa mia…mille risate, mille chiacchiere…a volte vorrei ritrovarmi lì alla stessa età, ma solo per un po’. Buona settimana!

  3. Belli come sempre questi sprazzi di memoria che ci racconti e che perlomeno io vorrei rivivere per ritrovare un po’ di quella serenità e di quella leggerezza che ho perso. Sarebbe come una vacanza bella, rilassante, con la certezza però di tornare a casa.

    • Sì, con la certezza di tornare a questa età li rivivrei volentieri anch’io, magari per un giorno soltanto. Ma quando scrivo queste cose avverto una sensazione particolare: è come se stessi narrando di un’altra persona. Fatico a riconoscermi, devo quasi sforzarmi per autoconvicermi che sto parlando di me stessa. A volte è quasi imbarazzante.

      Buon proseguimento di settimana a voi. 🙂

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