La fine del giorno

tramonto

Durante  la  tarda  primavera, a  volte, quando  le  giornate  sono  miti, prima  del  tramonto  del  sole   dalle  finestre  aperte  entra  un  vento  piacevole  e  improvviso, come  fosse  l’arrivo  di  un  amico  desideroso  di  conversare  o  di  fare  compagnia.  È  il  momento  del  delicato  passaggio  dalla  fine  del  lunghissimo  pomeriggio  alla  sera: certe  voci  cominciano  a  svanire, la  strada  appare  più  silenziosa  e   si  avverte  allora  con  particolare  intensità  la  lenta, estenuante  agonia  del  giorno, la  fine  di  ciò  che  è  stato, lo  smorzarsi  delle  emozioni  più  violente.  Sono  rapidi  frammenti  di  eterno  sottratti  al  continuo  fluire; sono  preziosi  attimi  di  verità.

 

(La  foto  è  tratta  da: http://primaverainborgogna.blogspot.it/2011/05/10-righe-da-pagina-151.html)

A fine maggio

primavera14

A  fine  maggio, il  pensiero  dell’estate  diventa  inevitabile, quasi  istintivo. Ed  è   per  me   un  pensiero  attraversato  dalla  sfolgorante  bellezza  del  cielo  terso  e  del  sole  ininterrotto  sui  prati, in  collina  e  in  montagna,  in  un  tempo  molto  lontano. Il  tempo  di  un’altra  me  stessa, forse  persino  di  un’altra  persona, perché  l’esistenza  è  incessante  fluire, trasformazione  senza  posa.

L’estate  della  memoria  e  del  sogno  a  occhi  aperti  è  l’estate  della   leggerezza, delle  risate  costanti, del  disimpegno, dell’arrendersi  alla  vita  come  semplice  adesione  al  trascorrere  lento  dei  minuti, senza  pretendere  nient’altro  che  il  presente, senza  sapere  nulla, ignorando  ogni  complicazione. L’estate  che  non  c’è, l’estate  che  non  può  essere.

Ricordo  giorni  in  cui  i  campi  sembravano  senza   fine, e  l’orizzonte  aveva  l’invisibile  consistenza  di  una  speranza  fondata  sull’irrazionale. La  speranza  di  altri  campi, altri  cieli  sereni, altri  fiori. Più  che  una  realtà, l’estate  era  allora  una  fantasia, immaginaria  costruzione  di  una  mente  alla  ricerca  di  cose, persone  e  significati.

Adesso  sento   il  rumore  dei  tuoni: sta  per  arrivare  un  temporale, un  temporale  di  tarda  primavera. Si  avverte  un  senso  d’intimità, il  desiderio  di  chiudersi  in  una  stanza, di  tacere, di  ascoltare  l’arrivo  della  pioggia.  In  attesa  dell’estate  che  verrà.

Di un tempo remoto

primavera17

Capita  di  volersi  fermare, anche  per  poco. Volersi  fermare  quando, in  un  pomeriggio  di  primavera  col  cielo  vagamente  imbronciato, le  voci  si  smorzano, le  strade  sembrano  riposarsi  e  sovviene  qualche  ricordo, qualche  frammento  scolorito  di  un  tempo  remoto. Capita  di  volersi  fermare, di  voler  tacere, di  voler  afferrare  quel  frammento  per  comprendersi  meglio, per  non  dimenticare, per  rispettare  ogni  parte  di  sé. E  per  poter  ricominciare.

È il tempo

campo-de-flores-en-primavera

Oggi  è  una  vera  giornata  di  maggio, chiara,  luminosa, allegra  ma, nel  contempo, attraversata  da  un  lieve  senso  di  pace.  Pace  senza  profondità, priva  di  solennità, spensierata, infantile  e  un  po’  superficiale: è  la  pace  di  primavera.  S’indovinano   infiniti    campi  oltre  l’orizzonte, campi  percorsi  da  un  vento  leggero, quasi  un  canto  sommesso  eppure  colmo  di  vita, quasi  una  danza  senza  posa  di  fiori  e  fili  d’erba. È  il  tempo  delle  illusioni, del  non  voler  pensare, dell’aderire  al  presente  per  assaporarne  ogni  screziatura.  È  il  tempo  dell’attesa  e  della  tenerezza, è  il  tempo  in  cui  il  nulla  sembra  qualcosa.

Freddo di primavera

malinconia

Serata  umida, di  lampioni  accesi  e  vago  profumo  autunnale. Il  freddo  smorzato  e  stanco, le  ombre  timorose  e  incerte – maggio  col  volto  triste  e  confuso. La  primavera   in  affanno;  poi  la  notte,  opprimente  intervallo  in  attesa  del  giorno, della  luce, della  speranza.

(Nell’immagine, il  dipinto  Malinconia, di  Federico  Zandomeneghi)

Il sole di maggio

maggio

Il  sole  splende  senza  insicurezze, sole  di  maggio  pieno  di  vita, allegria  di  tarda  primavera, serenità  priva  di  ombre. Si  vorrebbe  essere  altrove: in  mezzo  a  un  campo  colmo  di  fiori, sotto  alberi  finalmente  esultanti  o  lungo  un  sentiero  a  perdersi  per  ore,  immaginando  altri  spazi  e  ciò  che  non  verrà.  Attraversare  colline  e  colline, attendere  il  tramonto, riconoscere  passi  conosciuti, sentire  parole  mai  udite  prima. Questo  dovrebbe  essere  maggio  almeno  una  volta.

 

C’era un tempo

primavera11

C’era  un  tempo  in  cui, a  maggio, il  sole  era  splendore  di  vita  che  accecava  lo  sguardo  e  la  mente, disegnando  immagini,  sogni,  illusioni  e  rapidi  frammenti  d’infinito. Era  il  tempo  della  leggerezza  nonostante  tutto, del  non  voler  capire, del  non  voler  vedere. Era  la  primavera  che  entrava  nel  cuore, che  dipingeva  ogni  cosa  di  rosa  e  d’azzurro, che  azzardava  con  le  sue  troppe  promesse.

Adesso,  maggio  è  un   sentiero  che  attraversa  il  presente  e  il  passato, complicata  via  di  serenità  e  fredde  consapevolezze, di  prolungati  silenzi  e  di  porte  definitivamente  chiuse.

Pioggia di maggio

pioggia4

Piove. Piove  lentamente, danza  di  gocce  sottili, canto  sommesso  di  primavera  stremata  da  malinconia  persistente. Poi  la  pioggia  si  ferma;  ma  restano  il  cielo  incolore, l’assenza  di  voci  e   l’incedere  triste  del  tempo  che  scorre  per  forza, che  deve  passare, che  deve  irretire –  sia  pure  stanco  e  disfatto.