Cronaca di una giornata di mezza estate

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Dopo  un  fine  settimana  decisamente  torrido, questa  mattina  un  insolito  cielo  grigio  ha  accompagnato  la  cronica  mancanza  d’aria. Poi, dopo  pranzo, è  arrivata  la  pioggia: sottile, silenziosa, impacciata. Ho  capito  subito  che  sarebbe  durata  poco  e  che  avrebbe  portato  con  sé  un  aumento  dell’afa. E  così  è  stato.

Capita  allora  che  vi  sia  ben  poco  da  raccontare. Anzi, quasi  nulla. Il  problema  dell’estate  troppo  torrida, infatti,  è  la  terribile  noia  in  cui  mi  fa  precipitare: persiane  perennemente  chiuse, luci  accese  a  ogni  ora  del  giorno, pensieri  che  faticano  a  organizzarsi, notti  insonni, mal  di  testa, stanchezza  che  aumenta  giorno  dopo  giorno.

Nel  tardo  pomeriggio  è  di  nuovo  comparsa  un  po’  di  pioggia: asfittica, debolissima, inutile. Povere  gocce  confuse  e  incerte, pallide  copie  delle  vere  piogge, quelle  che  arriveranno  quando  l’avvicinarsi  dell’autunno  spezzerà  la  monotona  uniformità  della  stagione  calda. Allora  il  cielo  intonerà  un  canto  e  il  vento  sarà  ritorno  alla  vita.

Dolci pensieri

Sta  arrivando  l’antipatico  Caronte  e   ci  attendono  giorni  assai  roventi. Col  caldo  infernale  di  fine  luglio,  si  è  assaliti  dalla  stanchezza  e  dal  desiderio  di  evadere: i  pensieri  fuggono  ribelli  verso  spiagge  assolate  o  montagne  e  prati  in  fiore, e  tutto  si  vorrebbe  fare  tranne  che  impegnarsi  in  attività  faticose  e  ripetitive.

Io, per  non  fissarmi  troppo  sui  malesseri  di  cui  sono  vittima  a  causa  del  clima, sto  pensando  di  preparare  un  bel  tiramisù. Credo  che  mi  metterò  all’opera  sabato. Intanto, per  consolare  un  po’  gli  accaldati  lettori  che, nonostante  l’afa, decidono  di  passare  su  questo  blog, ecco  una  squisitezza: un  cupcake  con  cocco, lime  e  mango. Gusti  estivi, non  c’è  che  dire. 😀cocco

(La  foto  è  tratta  da  qui: https://www.facebook.com/camillarossitorte/photos_stream)

Il primo pomeriggio

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Del  primo  pomeriggio  mi  affascinano  l’attenuarsi  dei  rumori  e  l’atmosfera  di  sospensione  che  lo  pervade. Ma  non  è  stato  sempre  così. Quando, durante  l’adolescenza, trascorrevo  buona  parte  dell’estate  in  appennino, il  primo  pomeriggio  era  per  me  un  intermezzo  lentissimo  e  a  volte  monotono. A  quell’epoca, la  mia  percezione  del  tempo,  durante  i  soggiorni  in  montagna,  era  molto  particolare:  mi  sembrava, infatti,  che  le  ore  trascorressero  con  una  lentezza  esasperante. Nella  febbre  di  vita  tipica  dei  quindici  anni, non  avevo  né  il  desiderio  né  il  bisogno  di  riposare: anche  nel  primo  pomeriggio  volevo  uscire, starmene  in  giardino, inventare  passatempi, liberare  la  fantasia, muovermi, giocare  a  tennis, organizzare  piccole  fughe  mentre  i  miei  genitori  dormivano.

Ora  è  tutto  diverso. Il  primo  pomeriggio  è  diventato  una  breve  pausa  da  assaporare  fino  in  fondo, da  vivere senza alcuna  frenesia, da  rispettare  e  da  amare. D’estate, quando  l’afa  della  pianura  è  insopportabile  e  getta  un  velo  di  squallore  sopra  ogni  cosa, il  silenzio  che  accompagna  il  primo  pomeriggio  è  rigenerante  e  malinconico  allo  stesso  tempo. È  un  silenzio  causato  soprattutto  dalla  stanchezza,  è  una  resa  di  fronte  al  cielo  bianco  e  all’asfalto  rovente.

D’autunno, invece, quando  il  sole, accogliente  e  fraterno,  sfiora  con  delicatezza  le  finestre  e  illumina  le  stanze  con  discrezione, il  primo  pomeriggio  è  una  poesia  di  pensieri  e  di  sensazioni, un  abbraccio  colmo  d’affetto, un  sostegno  nei  momenti  difficili, uno  sguardo  dolce  e  comprensivo.

Evasione

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In  queste  giornate  afose, la  città  diventa  uno  squallido  caos  di  grigio  e  di  odori  molesti, uno  spazio  ostile  e  monotono, una  prigione  malsana  da  cui  evadere. E  allora  si  sogna: montagne, prati, fiori, laghi, spazi  immersi  nel  silenzio  e  percorsi  da  un  vento  leggero, complice  di  lunghi  riposi  pomeridiani, di  riflessioni  calme, di  conversazioni  intelligenti, di  amore  per  il  presente. E  tutto  senza  turbamenti.

C’è  un’infinita  dignità, un’aristocratica  bellezza  senza  tempo  nelle  montagne  accarezzate  dal  sole  di  luglio.

Eccomi

labrador

L’afa, che  ha  riacceso  la  mia  fortissima  antipatia  per  il  mese  di  luglio, e   tanta  stanchezza   sono  i  motivi  che  mi  hanno  indotta  a  evitare  di  scrivere  sul  blog  per  alcuni  giorni. Ma  adesso  riprendo  a  postare  regolarmente. Intanto,  buona  giornata  a  tutti  con  una  notizia  bella  e  commovente: un  cane  in  aiuto  dei  malati  di  Alzheimer.  🙂

Incrinature

cupo

In  queste  giornate  luminose  e  miti, alcune  persone  tornano  con  il  pensiero  ad  altre  estati,  pervase  da  sogni, passioni  ed  emozioni  irripetibili. Questi  ricordi  spesso  sono  utili  per  recuperare   energie, colori  e  sapori  che  inevitabilmente  scompaiono  nella  frenesia  dell’età  adulta, quando  l’estate  diventa  una  stagione  come  le  altre  e, a  tratti,  persino  opprimente.

A  volte, però, il  viaggio  della  mente  in  un  passato  che  non  potrà  più  tornare  cela  anche  altro: una  mancanza, un’incrinatura, un’insoddisfazione, una  zona  d’ombra. Si  cerca  faticosamente  di  recuperare, almeno  col  pensiero, la  vitalità  gioiosa  dell’adolescenza  o  perché  qualcosa  non  è  andato  come  doveva, o  perché  quella  stagione  è  durata  troppo  poco,  o  perché  certi  sogni  sono  irrimediabilmente  svaniti  sotto  il   peso  dell’accadere  quotidiano. Questo  non  significa  necessariamente  infelicità: serenità  e  malinconia, allegria  e  stanchezza, entusiasmo  e  pacatezza  possono  infatti  convivere, creando  un  mosaico  d’intense  emozioni.

Oggi  è  il  giorno  del  mio  compleanno. Stranamente  il  cielo  sta  diventando  un  po’  grigio  e  il  caldo  è  sopportabile. Per  lungo  tempo   ho  sperato  che, prima  o  poi,  arrivasse  un  tre  luglio  diverso, senza  troppo  sole, senza  afa, senza  la  solita  perfetta  luminosità. Un  tre  luglio  con  qualche  incrinatura, insomma, con  qualche  suggestiva  sfasatura, proprio  come  certe  esistenze. E  finalmente  sono  stata  accontentata.